con Agnese Fallongo e Tiziano Caputo
(Teatro Biondo – Palermo, 25- 29 marzo 2026)
Letizia la siciliana, Lina detta Letizia della casa “di tolleranza” e suor Letizia di Latina sono le tre protagoniste di altrettante storie italiane tra le due guerre. È la storia privata di tre donne del popolo che si interseca con la grande Storia, tra sorrisi e lacrime, ricordi e rimpianti.
Le donne non vanno in guerra. Ossia normalmente non vanno incontro “alla guerra”, come suggerisce il titolo della pièce. Rimangono in attesa, in una condizione sospesa, dove tempo e spazio sembrano diventare fittizi, irreali. Come le voci “di metallo” degli annunci radiofonici durante il conflitto. Come la posta impossibile da recapitare nei “non-luoghi” del fronte, e che implacabile torna al mittente. E quasi si riducono a ritratti, queste donne, copie di sé stesse, fissate in ruoli predefiniti: la suora, la sposa e la puttana. A ciascuna di esse idealmente è assegnata, sulla scena, una cornice di forma diversa. Una verticale per la figura intera, quella della sposa vestita di bianco che compare come uno spettro nella notte. Un’altra, orizzontale, come predisposta per accogliere un corpo che “scivola”, in posa lasciva, provocante. L’ultima, posta in alto, piccola e quadrata e coperta da una grata, quasi esiliata dal mondo. Tre cornici e tre vuoti da riempire, palcoscenici in miniatura dove ciascuna racconta, qui ed ora, ciò che fu scritto dal Fato, ciò che avvenne allora. Eppure, filo conduttore – oltre la guerra divoratrice di vite umane e di sogni in embrione – è l’immagine reale della donna, nella sua essenza profonda. Lei, capace di andare incontro alla vita oltre ogni barriera linguistica o confine geografico, dalle terre del Sud ai monti del Friuli. Si triplica, la donna (interpretata da una straordinaria Agnese Fallongo), mantenendo intatto il nome, e univoca l’identità propria. Canta, grida e sussurra, “saltella” da una lingua all’altra, dal siciliano al padovano passando per il romanesco “burino”. Modula accenti diversi nel giro di poche battute, in uno scambio armonioso e complice con il proprio “compagno”, protagonista maschile altrettanto eclettico, multiforme. Felice è lui, l’innamorato fedele, come Letizia sarà sempre e comunque lei, “con gli angoli delle labbra in su”, in ciascuno dei suoi ruoli e nelle diverse epoche vissute. A insegnare cos’è l’amore nel suo ostinato ritorno, che come in un girotondo, gioco innocente dell’infanzia perduta, esce e rientra e si fa beffe della morte. E della guerra.
data di pubblicazione:28/03/2026
Il nostro voto: 






Puntualmente riesci a cogliere l’anima dello spettacolo per la tua sensibilità e competenza. Grazie
Scrittura raffinata, critica illuminante . Grazie Daniela