LE COSE NON DETTE di Gabriele Muccino, 2026

(Foto tratta da cartella stampa)

Il punto di partenza è l’adattamento cinematografico del romanzo Siracusa, della scrittrice Delia Ephron, realizzato con la Ephron stessa, trasposto dalla Sicilia immaginata nel testo originale, a Tangeri, in Marocco, con Roma come polo opposto, di un dramma emotivo suggestivo ed incalzante.

Ne Le Cose non Dette Gabriele Muccino abbandona la forma narrativa corale che aveva caratterizzato le sue ultime opere, più programmaticamente generazionali, per ritrovare invece una struttura più concentrata, che richiama da vicino l’impianto de L’Ultimo Bacio, di cui sembra quasi il controcampo maturo. Se nel primo successo del regista era l’irruzione dell’età adulta a porsi come trauma improvviso, qui l’età adulta, già pienamente installata, viene invece minata dalle lusinghe della gioventù, dalle scelte rimandate, dalle verità taciute e dalle fratture che non vengono più compensate dall’illusione del futuro.

La trama, apparentemente semplice, è un labirinto delle relazioni: Carlo (Stefano Accorsi) ed Elisa (Miriam Leone), una coppia borghese apparentemente solida, decidono assieme ad una coppia di amici di lunga data, Paolo (Claudio Santamaria) e Anna (Carolina Crescentini) con la figlia Vittoria, di prendersi una vacanza. Ma è proprio lontano dalle loro routine che emergeranno i nodi irrisolti, i tradimenti impensati, i silenzi che pesano più delle parole.

Sul piano tecnico la regia di Muccino è più sobria e controllata, meno urlata, rispetto ad alcune sue opere precedenti, seppur sempre molto curata. Mentre il cast è uno dei cardini su cui poggia l’intera pellicola. Stefano Accorsi offre una prova misurata, così come in sottrazione lavora anche Miriam Leone che, con una performance intensa e multilivello, incarna una donna di successo costretta a misurarsi con la sua vulnerabilità. Claudio Santamaria, bravissimo, impersona con naturalezza fragilità e difese interiori, lasciando la parte più emotiva alla Crescentini, in un perfetto e calibrato ensamble. Anche Margherita Pantaleo, nei panni dell’adolescente Vittoria, ci regala una buona interpretazione che riflette e amplifica i non detti degli adulti.

La colonna sonora, affidata a Paolo Buonvino e impreziosita da un brano originale di Mahmood, diventa un’eco emotiva delle tensioni in scena, un sottofondo che segue i protagonisti nei silenzi e nelle scelte difficili.

Non siamo di fronte ad un semplice melodramma, ma ad uno sguardo acuto e personale sulla difficoltà di comunicare ciò che conta davvero, per paura di guardare in faccia la realtà ultima dei propri desideri.

data di pubblicazione:28/01/2026


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