L’ANNO NUOVO CHE NON ARRIVA di Bogdan Muresanu, 2025

(Foto tratta da cartella stampa)

Il film parte da un’idea tanto ambiziosa quanto delicata: raccontare un momento storico, la rivoluzione rumena del dicembre 1989, attraverso le vite di sei individui che, apparentemente estranei, vivono in parallelo una giornata che cambia la loro vita. In questo senso, la struttura corale consente al regista Bogdan Muresanu di offrire uno sguardo poliedrico, non una mera cronaca, ma un affresco umano fatto di speranze, paure, desideri di fuga, frustrazioni e sogni. Il film riesce, pertanto, a trasformare la microstoria personale in una riflessione universale su libertà, identità e memoria storica, senza cadere nella retorica, ma restando crudo, intimo e a tratti miserabile.

Dal punto di vista tecnico, la pellicola è curata nei dettagli: la fotografia gioca con luci e ombre, mostrando la Romania pre-rivoluzione come un luogo spesso in penombra, con interni ruvidi, strade fredde e serate angosciose. Mentre, nella parte finale, in un crescendo esplosivo il passato, la Storia, le incertezze e la fiducia si confondono, facendoci avvertire l’urgenza di quel cambiamento.

La sceneggiatura evita facili sentimentalismi, non c’è un solo eroe, ma molte piccole figure, ognuna con le sue contraddizioni e i suoi desideri, che rendono il racconto più realistico, umano e doloroso.

Dal lato attoriale spicca la prova di Adrian Vancica, nel ruolo di Gelu, interprete capace di trasmettere il senso di oppressione, la rabbia sommessa, la fragilità di chi vive sotto un regime, ma vuole credere in un domani diverso. Anche gli altri interpreti, comunque, riescono a delineare personaggi credibili, con desideri concreti e paure reali, non stereotipi, ma esseri umani con ferite, ambizioni, sogni infranti o da costruire. La coralità della performance funziona perché non c’è una gerarchia tra i protagonisti, tutti contano, tutti servono a definire il clima di quel dicembre 1989, e a far sentire allo spettatore che le vite “minori” sono anch’esse parte di un grande cambiamento.

In definitiva L’anno nuovo che non arriva è un’opera prima che ha l’onestà di non idealizzare né glorificare, preferendo mettere al centro l’umanità con tutti i suoi limiti. È un film che invita a non dimenticare, ma con delicatezza, realismo e ambizione cinematografica. Non è perfetto, la densità di voci e di storie a volte rende il racconto faticoso, ma, se si ama il cinema impegnato, che non vuole distogliere lo sguardo dalla storia collettiva, questa è una storia che merita di essere vista.

data di pubblicazione: 3/12/2025


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