con Federica Fracassi, drammaturgia di Chiara Lagani, regia di Luigi Noah De Angelis
(Teatro Vascello – Roma, 18/19 ottobre 2025)
Fanny&Alexander e Federica Fracassi tornano ad esplorare l’universo letterario di Agota Kristof dopo il successo della Trilogia della città di K. (2023). In prima nazionale per Romaeuropa Festival e in replica prossimamente al Piccolo di Milano, è andato in scena lo spettacolo tratto dal racconto autobiografico della scrittrice ungherese, L’analfabeta.
È una drammaturgia di suoni, voce e atmosfere fedeli al linguaggio secco e tagliente di Agota Kristof quella costruita da Chiara Lagani e Luigi De Angelis per L’Analfabeta, nuovo allestimento andato in scena al Teatro Vascello di Roma per l’interpretazione impeccabile di Federica Fracassi. In fuga dall’Ungheria occupata dal regime sovietico del dopoguerra, la scrittrice raggiunge clandestinamente la Svizzera, dove trova lavoro come operaia in una fabbrica di orologi (la stessa sorte toccherà a Sandor, protagonista del suo romanzo Ieri). Qui affronta la fatica di imparare una nuova lingua, il francese, trovando sfogo ai suoi tormenti nella scrittura.
Lo stile di Kristof, essenziale e asciutto, è costruito da frasi brevi, punti frequenti e lunghi silenzi. L’urgenza di raccontare mette in atto una sequenza veloce e concisa di azioni, volte a fissare il ricordo di quello che è stato. Il male del mondo è descritto con una crudeltà fredda e disarmante, ma talvolta l’ingegnosa risposta dei personaggi, animata dall’istinto di sopravvivenza, suscita una risata amara. Le figure nate dalla sua immaginazione riflettono costantemente le esperienze vissute dalla scrittrice in prima persona.
Per chi, come il recensore che scrive, ha assistito al suggestivo e imponente adattamento della Trilogia – giudicato miglior spettacolo dall’ANCT e vincitore di cinque premi Ubu – è chiara la continuità stilistica e drammaturgica adottata in questa rinnovata collaborazione.
Lo spazio scenico continua ad assumere un ruolo cruciale nella narrazione. Un lungo pannello attraversa la scena per tutta la sua estensione, creando una netta separazione tra lo spazio di recitazione e il pubblico. Su quel confine l’immaginazione viva della protagonista proietta i ricordi e i volti di coloro che sono stati lasciati indietro nella fuga dal paese natale. Gli schermi tornano quindi ad avere un ruolo cruciale come strumenti per dare forma visiva ai dettagli che solo la scrittura riesce a rivelare. Diversamente dalla Trilogia, dove cadevano a pioggia inondando lo spazio aereo della Sala Melato, qui l’utilizzo si riduce a uno schermo, funzionale a rendere l’area di recitazione rigidamente delimitata. Genera la percezione di vedere l’autrice come rinchiusa in una detenzione coatta o, la contrario, in un luogo di solitudine protetto e slegato dal mondo.
La narrazione si snoda attraverso brani tratti dai romanzi della Kristof, restituendo la crudezza e l’asprezza della sua vicenda personale e letteraria. È arricchita poi da una polifonia linguistica: francese, tedesco e ungherese oltre l’italiano. La Fracassi recita rompendo volontariamente la precisione della dizione, imitando lo sforzo di chi apprende una lingua diversa da quella natìa. Lotta, parola dopo parola, nel tentativo arduo e faticoso di imparare di nuovo a parlare, leggere e, infine, a scrivere. Come chi ricomincia da zero; come un’analfabeta.
data di pubblicazione:26/10/2025
Il nostro voto: 







È teatro che pensa, sente e vibra. Una recensione che ne restituisce con rara sensibilità tutta la densità emotiva e intellettuale.
Complimenti. Sei riuscito a rappresentare l’aspetto metalinguistico del testo, senza nulla togliere alla dimensione simbolica – e sofferta – della “nuova nascita” in terra straniera. Sempre puntuali e suggestive le tue recensioni. Grazie.