MADRID, 2007. Curro è l’unico di una banda di criminali a dover scontare una pena detentiva di otto anni per una rapina, durante la quale è stata uccisa, senza apparente motivo, una giovane donna e ridotto in fin di vita l’anziano proprietario della gioielleria svaligiata. José, uomo pacato e silenzioso, inizia a frequentare il bar di periferia gestito da Ana, la donna di Curro, e da suo fratello Marcelo: entrambi lo accolgono come uno di famiglia nonostante la palese differenza sociale tra loro e José, ed Ana sembra non rimanere indifferente ai suoi modi gentili. Tra i due inizia una tenera frequentazione.

 

La vendetta di un uomo tranquillo è opera del trentasettenne esordiente Raùl Arévalo, molto conosciuto in Spagna come attore. Il film ha riscontrato un notevole interesse presso la critica cinematografica internazionale ed è stato proclamato miglior pellicola spagnola dell’anno vincendo ben quattro premi Goya (Miglior Film, Miglior Regista Esordiente, Miglior Sceneggiatura Originale, e Miglior Attore non protagonista); Ruth Dìaz (Ana) ha inoltre vinto il premio come miglior attrice all’ultima edizione del Festival di Venezia, dove la pellicola è stata presentata nella Sezione Orizzonti. Preceduto da tutti questi riconoscimenti, il film anche nelle sale sta ottenendo un ottimo riscontro da parte del pubblico forse per la sorprendente tensione adrenalinica che pervade quasi tutta la durata della proiezione. Raùl Arévalo, che ha curato anche la sceneggiatura, è riuscito a costruire un thriller degno dei grandi maestri del brivido, dove la suspance attanaglia sin dal primo momento grazie anche ad un sonoro ben appropriato, preludio di azioni inaspettate e di sconcertanti colpi di scena, in cui si innestano intelligentemente tipici interventi folkloristici spagnoli, elementi dosati al punto giusto che agiscono da contrappunto a scene violente studiate nei minimi dettagli, che conferiscono a questa pellicola un’impronta autoriale.

Il protagonista José (Antonio de la Torre), con il suo sguardo gelido e penetrante, segue alla lettera il principio che la vendetta è un piatto che va servito freddo, anche se il film lascia spazio a vaghi spiragli di perdono che aleggiano negli sguardi degli interpreti e tra le pieghe di una storia ben architettata.

La sceneggiatura riesce realmente a scrutare il travaglio interiore dei personaggi, ciascuno per proprio conto, tutti caratterizzati da un velo di sofferenza latente che non li abbandona mai, neanche per lasciare posto ad una benché minima possibilità di redenzione.

data di pubblicazione:03/04/2017

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