(Teatro Biondo – Palermo, 24 febbraio/1marzo 2026)
Adattamento del dramma shakespeariano ad opera del regista argentino con Graziano Piazza nei panni del protagonista, Prospero, e Guia Jelo, nel ruolo di Ariel. Nuova coproduzione del Teatro stabile di Catania, Marche Teatro, Tieffe Teatro, Teatro Piemonte Europa.
Prospero, ex Duca di Milano è vittima di un complotto ad opera del proprio fratello Antonio – “sua stessa carne e suo stesso sangue” ma il cui nome, solo a pronunciarlo, gli “infetta le labbra”. Questi gli ha usurpato il titolo costringendolo a fuggire con la figlia Miranda ancora bambina, su una barca, in mare aperto. L’isola, luogo d’approdo e di esilio insieme, diventa nuovo dominio e nuova “fonte” di potere – e talora di arbitrio e sopruso – attraverso la magia. Microcosmo che riproduce in miniatura, e in maniera speculare, intrighi sotto forma di macchinazioni “riparatrici” e “incantesimi provvidenziali”, l’isola stessa è teatro in sé; diventa teatro di vendetta e di perdono. E nodo cruciale di riconciliazioni. Dopo la tempesta.
Ciò che si trae da questa messa in scena può ricondursi sostanzialmente a due elementi, antagonisti e simultanei: prigionia e liberazione. Il primo rimanda a un senso di claustrazione e quasi di soffocamento ben rappresentato dal labirinto di pietra che occupa la scena tutta intera. Là dove le sagome dei nemici sfilano come sonnambuli in processione o si intorpidiscono come in preda a narcolessia. In simbiosi con una recitazione monocorde che non concede spazio – né respiro – all’enfasi attesa né all’impeto sanguigno che il dramma stesso per sua natura reclama.
Prigioniero è ugualmente – sebbene in contrasto con la sua natura eterea – lo spirito di Ariel, antico schiavo ancora soggetto ad un “padrone” che tarda ad affrancarlo, soggiogandolo ai propri scopi e voleri. Eppure il senso di libertà promana, al tempo stesso, da questo personaggio, investendo tutto quanto il suo campo espressivo. Così Ariel è libero di manifestarsi ora in veste giuliva e bizzosa ora ammaliante nelle movenze e nei suoni, evolvendo verso una sorta di trasfigurazione autenticamente patetica. “Fatto di sola aria”, ma partecipe della sofferenza altrui e mosso a sincera compassione, più umano degli umani, questo Ariel quasi burlesco, più che il Prospero ieratico, rappresenta il pathos, la tenerezza di ritrovare se’ stessi e il senso ultimo del perdono.
data di pubblicazione.25/02/2026
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