LA SINGOLARITÀ collettivo Algo Ceiba

foto di Francesco Colosimo

drammaturgia di Riccardo Tabilio, regia di Dario Aita e Elena Gigliotti

(Fortezza Est – Roma, 22/24 gennaio 2026)

Nasce sotto l’egida dell’Officina Pier Paolo Pasolini il collettivo Algo Ceiba. Ne fanno parte Nadia Fin, Gabriele Ratano, Francesco Savino e Gianluca Fischetto. Il loro lavoro, La singolarità, nato nell’ambito del programma Labor Work, è stato realizzato con il sostegno di DiSCo Lazio e Regione Lazio. La scelta di uno stile documentaristico mette al centro un tema piuttosto diffuso: la disposofobia, altrimenti conosciuta come disturbo da accumulo. Al progetto, diretto da Elena Gigliotti e Dario Aita, hanno collaborato Riccardo Tabilio (drammaturgia), Luca Piomponi (coreografia), Tommaso Grieco (musiche) e Chiara Saiella (luci).

C’è stato un momento, nella storia dell’universo, in cui tutta la materia era concentrata in una singolarità. È il punto zero, l’inizio. Da lì, l’esplosione che conosciamo come Big Bang, ha fatto disperdere atomi e molecole, creando la realtà così come la conosciamo. Che sia stato per pura casualità o perché delle precise leggi abbiano regolato l’espansione, oggi ci ritroviamo dove siamo, così come siamo, e l’unica cosa da fare è prenderne atto. È con questo espediente narrativo quasi calviniano di contrazione e dilatazione spazio-temporale che prende vita La singolarità.

Scritto da Riccardo Tabilio per il collettivo Algo Ceiba – il cui punto zero è avvenuto artisticamente all’Officina delle Arti Pier Paolo Pasolini – l’esperimento drammaturgico si interroga sulle cause psichiche che scatenano il disturbo di accumulo nelle persone. Il lavoro, presentato in prima assoluta nella sala teatrale di Fortezza Est, ha la forma quindi di un’indagine. Storie provenienti da contesti e città differenti, in epoche recenti come in quelle più lontane, vengono presentate e analizzate dai tre attori protagonisti: Nadia Fin, Gabriele Ratano e Francesco Savino. Per dire che la disposofobia non solo è più diffusa di quanto si immagini, ma è un disturbo trasversale, tipico della nostra società capitalista. E può cogliere tutti in forma più o meno lieve.

È il pubblico infatti a ritrovarsi inconsapevolmente coprotagonista della performance. Il vuoto fa paura a tutti, soprattutto quello che lasciano le persone care che sono venute a mancare. Lo spazio, misurabile nei metri quadrati calpestabili in un appartamento, si riempie così di oggetti, di ricordi. Ma anche di cose inutili che l’inerzia e l’incapacità di elaborare il lutto ci impediscono di buttare. La roba si accumula perché non c’è accettazione della morte. E infatti l’unico oggetto a non poter entrare nel caos è proprio una bara, come a voler sottolineare questo rifiuto.

Complesso il problema, non di facile soluzione. Come lo è il lavoro drammaturgico, articolato in molti linguaggi. Dall’utilizzo di materiale documentario, proiettato per testimoniare la difficile gestazione dello spettacolo, alla danza dei corpi, oggetti sepolti tra gli altri oggetti. E ancora, le musiche originali e, in particolare, le luci il cui utilizzo stroboscopico gioca un ruolo centrale. Moltiplica la percezione degli oggetti sulla scena, creando effetti visivi di prospettive variabili e tagli inaspettati. Un meccanismo che amplifica il caos, riproducendo ciò che si genera nella mente di un accumulatore.

Lo spettacolo, nonostante possa ancora crescere nell’armonizzazione dei singoli episodi in un flusso narrativo più fluido e organico, possiede il grande pregio di stimolare nello spettatore degli interrogativi. Un risultato affatto scontato e di raro valore per la drammaturgia contemporanea.

data di pubblicazione:31/01/2026


Il nostro voto:

1 commento

  1. La tua scrittura rende bene e al contempo sintetizza la duplice idea: tendenza all’accumulo di “materia” e dispersione del senso del sé. In un mondo che ci vede sempre più disorientati nei confronti della morte e della perdita. Interessante articolo.

Invia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

Ricerca per Autore:



Share This