LA RIGENERAZIONE regia di Valerio Santoro

14 Dic 2025 | Accredito Teatro

(Fazzi_Piana_Mascia_Parrinello_Prestigiacomo© rosellina garbo 2025)

con Nello Mascia, Roberta Caronia, Matilde Piana, Alice Fazzi, Nicolò Prestigiacomo, Massimo De Matteo, Mauro Parrinello, Roberto Burgio, Roberto Mantovani

(Teatro Biondo – Palermo, 13/21 dicembre 2025)

Adattamento di un testo drammaturgico di Italo Svevo, La rigenerazione vede protagonista un uomo ultrasettantenne in balìa di dubbi e incertezze che sfiorano la crisi d’identità. Malgrado la presenza costante della moglie Anna e di Emma, figlia devota, Giovanni Chierici si ritrova a fare i conti con un nuovo desiderio di vitalità e di ringiovanimento fisico e spirituale.

Il tema sempre attuale della ricerca dell’eterna giovinezza, in contrasto con la sopraggiunta coscienza della senilità, si fa spazio all’interno dello spazio scenico stesso, dove elementi statici – la poltrona, lo specchio – e dinamici – la porta, la finestra aperta sulla strada – si caricano di significati simbolici. Elemento di coesione e unità, il luogo entro cui si svolge l’intera rappresentazione è un ambiente unico (tutto avviene in un’unica stanza, dove si avvicendano i personaggi) in disarmonia con una percezione del tempo non sempre omogenea. È un tempo che si restringe e si dilata, cosicché un lutto “vecchio” di mesi suscita pianto e sconforto come se la perdita fosse appena avvenuta (è il caso di Emma, vedova di Valentino) e la precipitosa prospettiva di un nuovo legame coniugale è, in realtà, frutto di dieci anni di attesa (testimone ne è Biggioni, lo sfortunato spasimante). Ma è soprattutto il protagonista, l’anziano Giovanni Chierici, a mostrarci questa frammentazione del tempo, intermittente e sfilacciato come il ricordo. Vuoti di memoria, spesso motivo di comicità (e adesso? cosa dovevo fare adesso…), pretesto per una ripetizione che assume i tratti della litania (come si chiama lui? quello là…), si alternano a sovrapposizioni di identità e di epoche diverse. Così, il nome della cameriera Rita rievoca, per assonanza, “Margherita”, amore degli anni più verdi e donna dalla sensualità prorompente. Autentica apparizione, immagine onirica sulla scena improvvisamente buia, questa si muove come un’odalisca, paralizzando l’individuo e al tempo stesso risvegliando in lui un certo rimpianto. Ma sarà sufficiente una “operazione”, ultimo ritrovato della “medicina moderna”, a restituire virilità e vigore? A risolvere i dubbi, colmare il vuoto dell’esistenza, disciogliere nevrosi ed inquietudini… Come può l’uomo “rigenerare” sé stesso, anelando a un passato impossibile da trapiantare nel presente, o da innestare ad una realtà esistente e consolidata (il rapporto stabile e duraturo con la moglie Anna)? Il senso del tragico che da ciò deriva – stemperato dalla presenza sagace del protagonista, “padrone” indiscusso della scena – finirà per generare una nuova saggezza, che trasforma l’essere e l’ambiente a lui circostante. La “stanza”, abitacolo borghese trasfigurato in una sorta di Eden o paradiso perduto, alla fine mostra l’uomo posto di fronte alla sua reale condizione. Abdicando al ruolo di “giovine che fu” – e che mai più sarà – per accogliere quello di padre e nonno di un “fanciullo”, e di compagno della donna presa in sposa (con la sua totale assenza di gelosia e la sua propensione per le “bestie”), il nostro “eroe” non può che accettare il proprio destino. E attendere il “sipario”. Senza neppure un “ultimo bacio”.

data di pubblicazione:14/12/2025


Il nostro voto:

0 commenti

Invia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

Ricerca per Autore:



Share This