LA MUMMIA di Lee Cronin, 2026

(Immagine tratta da cartella stampa)

La nuova incarnazione di The Mummy segna una rottura netta con l’immaginario avventuroso del franchise, scegliendo una direzione radicalmente più horror, molto più cupa e disturbante, in linea con la sensibilità contemporanea del genere. Diretto da Lee Cronin, il film abbandona ogni ironia per immergersi in uno scomodante racconto familiare, incentrato su una figlia scomparsa che ritorna anni dopo profondamente mutata, trasformando il trauma domestico in un incubo soprannaturale.

Questa scelta è il vero cuore dell’operazione, che ci consegna una pellicola inquietante ed emotivamente potente, piena di tanto gore, ansia ed eccessi. Certamente chi si aspetta una reinterpretazione del mito finora conosciuto potrebbe rimanere deluso. Il prodotto, infatti, rinuncia consapevolmente a qualsiasi dimensione epica, assomigliando più ad una variazione del cinema precedente del regista che ad una reinvenzione del mito. Lavora su pochi personaggi ed uno spazio limitato, trasformando l’orrore in una presenza costante, più insinuante che esplosiva, costruendo la tensione per accumulo senza scorciatoie.

La performance della giovane interprete, che sostiene il cuore emotivo del racconto, è però rivelatoria. È infatti sull’asse genitori-figlia, tra amore e orrore, che il film costruisce il principale ed il più efficace elemento di angoscia, evitando la dispersione narrativa tipica di molti reboot degli ultimi anni.

La regia di Cronin, dal canto suo, è insistita, fisica, a tratti compiaciuta nel mostrare il degrado corporeo e la violenza, certamente non adatta ai deboli di stomaco. Ed è proprio questa scelta estetica, a mio avviso, quella che si rivelerà più divisiva.

Nel complesso La Mummia di Lee Cronin appare come un reboot che rifiuta ogni nostalgia e compromesso, scegliendo una linea autoriale precisa ma rischiosa. Non è un film che cerca di piacere a tutti, né di rilanciare un universo condiviso, quanto piuttosto un horror compatto, disturbante e a tratti spiazzante, che utilizza un’icona del cinema popolare per raccontare qualcosa di più intimo e doloroso. Ed è proprio questa ambizione a renderlo interessante, pur nella sua distanza dalle aspettative più mainstream.

data di pubblicazione:16/04/2026


Scopri con un click il nostro voto:

0 commenti

Invia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.



Altri post di Nadia Alese:


Ricerca per Autore:



Share This