LA GRAZIA di Paolo Sorrentino, 2026

Foto privata

Un Presidente della Repubblica, a fine mandato, è costretto a fare i conti con una parabola professionale e umana solo apparentemente lineare. La grazia, secondo il diritto penale, è un provvedimento di clemenza individuale. Per esercitare il potere di grazia, però, Mariano De Santis ha bisogno di capire chi ha davvero bisogno di essere “liberato”.

Mariano De Santis (Toni Servillo) è un Presidente della Repubblica giunto all’inizio del semestre bianco, che segna la fine del mandato. La sua attività è caratterizzata da un incrollabile equilibrio politico e dall’autorevolezza che gli deriva dal lavoro di magistrato, autore del manuale di diritto penale sul quale si sono formate generazioni di giuristi.

Sul tavolo restano gli ultimi atti in attesa della firma del Presidente: il disegno di legge in materia di eutanasia e due richieste di grazia, una per un uomo che ha ucciso sua moglie malata di Alzheimer e l’altra per una donna che ha ucciso il marito violento.

La figlia Dorotea (Anna Ferzetti) vorrebbe scuotere il padre dal democristiano torpore che, dietro lo schermo di un’attenta ponderazione degli interessi in gioco, finisce per tradursi in vigliacco immobilismo.

L’amica di sempre Coco Valori (Milvia Marigliano) si preoccupa di desacralizzare il “cemento armato” del giurista autorevole e rispettato, dietro il quale resta un uomo, percorso da fragilità e contraddizioni.

Le stanze austere del Palazzo del Quirinale, attraversate da corridoi in cui la forma diviene sostanza, divengono lo specchio in cui il Presidente è obbligato a scrutarsi e a scoprirsi. Il passato di uomo e di marito finisce per prendere il sopravvento, individuando il baricentro di una resa dei conti umana e professionale, sintetizzata da un dubbio martellante: “di chi sono i nostri giorni?”. La grazia, provvedimento di clemenza individuale, assume una portata metaforica, capace di condurre il protagonista fuori dal limbo in cui era rimasto costretto per troppo tempo.

Paolo Sorrentino torna sul grande schermo con La grazia, film d’apertura all’82ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia, in cui sono riconoscibili i tratti caratteristici del suo cinema più apprezzato e che per l’occasione si affida a un Toni Servillo protagonista onnipresente sulla scena.

Il film inizia con il testo dell’art. 87 della Costituzione italiana, il quale definisce i poteri del Presidente della Repubblica. Non manca qualche ingenuità nel registro giuridico del racconto, che, forse, indebolisce a tratti la credibilità della scrittura: dall’uso generico del termine eutanasia, improvvidamente accostato al concetto di agonia, fino al ripetuto binomio che terrebbe insieme il diritto penale e la verità.

La grazia, ad ogni modo, offre una riflessione profonda ed efficace sulla condizione umana, osservata dalla prospettiva di un uomo come gli altri che, però, diversamente dagli altri, ha la possibilità (e la responsabilità) di “liberare”, con una sola firma, non solo se stesso.

Un film da vedere (rigorosamente in sala), per interrogarsi, sorridere, commuoversi.

data di pubblicazione: 11/1/2026


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1 commento

  1. Dopo il due ultimi film, decisamente deludenti, con la Grazia Sorrentino riscatta finalmente se stesso. Lui che è un cineasta di grande valore e professionalità. Finalmente liberatosi da quelle ingombranti incrostazioni felliniane, qui il film prende un altro spessore. Le sue bizzarrie sono bene accette e non travalicano mai il limite della sopportazione. Si capisce che il messaggio trasversale riguarda proprio il concetto di diritto e di libertà. Forse è il caso di dare un poco più ascolto alla ragione e molto di più al sentimento…

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