La Gioia di Nicolangelo Gelormini si conquista a mani basse un posto nel cinema d’autore contemporaneo, non tanto per la ricerca formale o per artifici stilistici, quanto per la capacità di trasformare un fatto di cronaca vera in una dissezione poetica e morale dell’animo umano. Presentato in concorso alle Giornate degli Autori a Venezia lo scorso anno, il film si distingue innanzitutto per la sua volontà di sottrarsi allo spettacolo morboso del crimine per addentrarsi, con sguardo lento ed attento, nelle pieghe più intime dei suoi personaggi.
La trama, ispirata al tragico delitto di Gloria Rosboch, l’insegnante piemontese assassinata nel 2016, diventa il motore per una riflessione ampia sul desiderio, sulla fragilità e sulla violenza insita nei rapporti umani. Gelormini, partendo da una sceneggiatura già vincitrice del premio Salinas, poi diventata opera teatrale, costruisce una narrazione che oscilla tra dramma psicologico e tragedia moderna, affidando al personaggio di Gioia (Valeria Golino), il compito di incarnare tutte le tensioni contrastanti del film: solitudine e bisogno d’amore, dedizione e ingenuità, pulsione vitale e abisso. Valeria Golino offre una performance di grande intensità, ma anche Saul Nanni, nel ruolo del suo “antagonista” Alessio non è da meno, compiendo a tutti gli effetti il grande salto da giovane promessa a protagonista di primo livello. Jasmine Trinca, dal canto suo, nel ruolo di Carla, madre di Alessio, ci offre una prova non facile, in equilibrio tra ambiguità e umanità.
La regia di Gelormini sceglie di mostrare piuttosto che spiegare, indugiando sui gesti quotidiani, sui dettagli degli ambienti, sugli sguardi che si fissano e si evitano. La colonna sonora dialoga con tutta la narrazione, in particolare, l’uso di Reality, di Richard Sanderson, produce uno scarto violento tra immaginario e realtà. La canzone che più, per definizione, rimanda all’amore adolescenziale puro, diventa qui la colonna sonora del fraintendimento. Quando la canzone risuona, ciò che emerge non è la dolcezza, ma la distanza irreparabile tra desiderio e mondo reale, scelta crudele e lucidissima, con cui la pellicola si mostra in tutta la sua durezza morale.
La Gioia è un’opera che resta dentro, che destabilizza, spingendo lo spettatore ad interrogarsi sulla natura oscura del desiderio e sulle contraddizioni dell’amore, che può essere tanto salvezza quanto rovina.
data di pubblicazione:11/02/2026
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Film interessante, anche se, forse, cede alla tentazione di qualche stereotipo di troppo. Il turbamento amoroso di Gioia viene spesso ridicolizzato, mentre la personalità di Alessio si arricchisce di sfumature, che, a tratti, pretendono di assolvere il vuoto della sua anima. È un aspetto che mi ha colpito, specie mettendo a confronto i personaggi con i protagonisti della storia vera da cui il film è tratto. Un racconto, ad ogni modo, che non lascia indifferenti.