Adattamento e regia di Giuseppe Bucci – con Matteo Santorum ed Enrico Sortino
(Teatro Belli – Roma, 4/7 dicembre 2025)
Da parecchie ore Yves è tenuto sotto torchio da un commissario di polizia. Il ragazzo si è auto accusato dell’omicidio del giovane Claude. Con l’interrogatorio si sta in tutti i modi cercando di capire le dinamiche del delitto e soprattutto il perché di questo terribile gesto. All’inizio Yves si rifiuta di collaborare mentre poi, pian piano, svela le vere motivazioni e i tratti della sua vita tra emarginazione e pregiudizi…
Una serata molto particolare al Teatro Belli dove Giuseppe Bucci ha presentato una rivisitazione, riveduta e corretta, di una pièce teatrale scritta del canadese René-Daniel Dubois. Estrapolando la storia dal suo contesto iniziale, ambientata negli anni Sessanta, il regista riporta i fatti ai giorni nostri. Ha così volutamente rimarcato come le problematiche di genere di una volta mutatis mutandis sono rimaste, con le dovute eccezioni, anche nella società di oggi. Al centro della scena troviamo Yves, giovane escort gay, che fa fatica a riconoscere il vero amore, forse perché non ne ha mai ricevuto uno. Come direbbe De André lui l’amore non lo fa per noia né per professione, ma solo per passione. Come spesso accade, alla fine si sopprime ciò che veramente si ama, e così Yves uccide Claude, suo amante, nel momento supremo del piacere. Il serrato interrogatorio dell’ispettore di polizia nei confronti del giovane si trasforma in un gioco pericoloso per entrambi. Il ragazzo prenderà coscienza di sé e dell’universo ai cui appartiene per scelta ma che paradossalmente rifiuta di farlo proprio. Il poliziotto, con le carte in regola per sbandierare la sua eterosessualità, si troverà ad accettare un coinvolgimento emotivo decisamente compromettente. Questo basti a dimostrare come le famose convergenze parallele, sessualmente parlando, di fatto esistono e sono praticabili quotidianamente. Più che tracce di palese omofobia, la storia rivela quanto l’ipocrisia generalizzata possa creare disagio e sofferenza. Alla fine sembra che ognuno dei due abbia sufficienti elementi per prendere coscienza di ciò che in fondo dà un inconfessato piacere. Bucci, non alla sua prima esperienza nel raccontare qualcosa di sdrucciolevole, in questo suo ultimo lavoro di regia mostra grande abilità nel presentare una tematica attuale. Ancor oggi la questione risulta oggetto di profonde battaglie sociali o meglio di genere. Sulla scena specchi sghimbesci, forse per evitare che ognuno dei due protagonisti veda la propria faccia e la sottostante realtà per quello che veramente è. Buona la recitazione di Matteo Santorum e di Enrico Sortino, sicuramente piena di pathos e di grande effetto. Purtroppo il monologo finale di Yves è risultato in platea meno incisivo del dovuto per l’acustica carente. Una produzione Giuseppe Bucci per Teatro Segreto.
data di pubblicazione:06/12/2025
Il nostro voto: 






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