Il Testamento di Ann Lee è uno di quei film che sembrano concepiti più come esperienza sensoriale che come biopic tradizionale. La pellicola racconta la figura della mistica settecentesca Ann Lee attraverso un linguaggio cinematografico audace che mescola storia, musica e trance religiosa, evitando deliberatamente ogni struttura convenzionale.
Il punto di partenza è la vicenda reale della fondatrice del movimento degli Shakers (Amanda Seyfried), leader carismatica che predicò uguaglianza di genere, comunità spirituale e rinuncia alla sessualità. La Fastvold, celebre per la sua ultima opera da sceneggiatrice The Brutalist, e il co-sceneggiatore Brady Corbet, non raccontano però la sua vita in maniera classica, preferendo evocare un’esperienza di fede collettiva e costruendo il film come una sorta di liturgia fatta di canto, danza e stati estatici. Le cerimonie degli Shakers, celebri per i movimenti convulsi ed i canti ripetitivi, diventano il vero motore visivo e sonoro del film, con le coreografie di Celia Rowlson-Hall e una colonna sonora di Daniel Blumberg che rielaborano antichi inni religiosi in forme quasi ipnotiche.
Il risultato è un musical insolito e straordinario che mette al centro non tanto la storia personale della Lee, quanto la nascita di una comunità legata da un forte bisogno di appartenenza ed il fascino ambiguo del carisma spirituale.
In questo contesto la performance della Seyfied, magnetica e radicale, è il fulcro emotivo del film. Che però ha anche una pecca L’eccessiva lunghezza, infatti, unita allo scarso approfondimento della psicologia dei personaggi, in favore degli aspetti visivi, rende soprattutto la seconda parte più contemplativa che narrativa, totalmente priva dell’energia febbrile della prima.
Tuttavia il coraggio artistico dell’opera è raro. La Fastvold ha realizzato un film che non cerca il consenso ma persegue con coerenza la propria visione, creando un risultato singolare nel panorama del cinema storico contemporaneo. Non interessa tanto stabilire se Ann Lee fosse una profeta o una visionaria, quanto far percepire allo spettatore la potenza emotiva di una fede capace di trasformare la sofferenza privata in movimento religioso. Ed è proprio in questa tensione tra spiritualità, corpo e comunità che il film trova la sua dimensione più affascinante e controversa.
data di pubblicazione:11/03/2026
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