Holly è una donna di 28 anni “convinta di essere la versione sbagliata di sé stessa”. Il suo nome, o meglio come lei si fa chiamare, potrebbe rappresentare simbolicamente chi vorrebbe essere. Holly è fragile perché si sente perennemente stretta in uno stato di solitudine. Vive la sua vita parallelamente a quella reale per non fare i conti con un dolore interiore, forse per una perdita avvenuta quando era bambina o forse semplicemente perché non riesce ad accettare sé stessa.
Un giorno Holly incontra una bambina di sei anni fuori dal locale dove lavora: è sola, magra, ma non sembra persa. La giovane donna si specchia in lei e rivede sé stessa a quell’età. Non si accorge, in questa sua convinzione, che la bambina dice di chiamarsi come lei: per Holly quella coincidenza è un segno. Decide di fare un viaggio in sua compagnia come per ripercorrere la sua vita a cominciare da quei sei anni, alla ricerca di quella versione mancante di sé. Solo qualche giorno dopo scoprirà che la bambina in realtà si chiama Arabella.
Il film di Carolina Cavalli gioca sul concetto di identità alternative e i ruoli di Holly e Arabella sono sovrapponibili. Anche nascondersi dietro un nome non proprio è parte del tema, una sorta di simbolo di chi si vorrebbe essere. Benedetta Porcaroli-Holly ha meritatamente vinto la Coppa Volpi a Venezia per questo ruolo in cui incarna perfettamente una donna che vuole “riscrivere” la propria vita. I paesaggi sono a ragione senza spazio e senza tempo così come surreale è il viaggio delle due protagoniste.
Il rapimento di Arabella affronta lo stato di insoddisfazione che nasce dall’inadeguatezza, in un mondo che ci vuole perfetti e competitivi, in cui essere “normali” non è normale. Non c’è un trauma vero e proprio, come non c’è un rapimento in senso stretto, ma uno stato di disagio continuo. Una generazione “spaesata” in cui anche gli altri personaggi vengono percepiti dallo spettatore come alla ricerca di un appiglio. E tra loro Holly fa il disperato tentativo di riscrivere la propria vita per cancellare quel malessere che non va via.
Decisamente una pellicola originale, curata, che fa riflettere.
data di pubblicazione:10/12/2025
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