IL MAESTRO E MARGHERITA di Miranda Angeli e Alfio Montenegro

18 Dic 2025 | Accredito Teatro

(Foto Chiara Cappiello)

(Teatro Trastevere – Roma, 16/21 dicembre 2025)

C’è un’audacia quasi mistica nel decidere di portare Il Maestro e Margherita sulle assi di un palcoscenico off. Il capolavoro di Michail Bulgacov non è solo un romanzo, è un labirinto teologico, una satira feroce e una storia d’amore che sfida le leggi della fisica e del tempo. Al Teatro Trastevere questa sfida viene raccolta con una messinscena essenziale che punta tutto sull’evocazione, trasformando la limitatezza dello spazio in una claustrofobica marcia trionfale verso la libertà.

La riscrittura teatrale non porta sul palco una trasposizione letterale bensì una visione drammaturgica che intreccia la vita dell’autore e la narrazione del romanzo in una struttura a matrioska, mettendo insieme la storia del romanziere, tormentato dalla censura sovietica, la sua relazione con Elèna e la narrazione fantastica di Woland, alias il diavolo, che semina caos e ironia tra i cittadini di Mosca.

Ciò che rende questa produzione non banale è la scelta di rifuggire il didascalico. Niente effetti speciali per descrivere la magia nera di Woland, ma un uso sapiente delle luci e del corpo degli attori, con un cast che si muove tra la commedia dell’arte ed il teatro di ricerca. Andrea Lami, Giulia Sanna e Francesco Polizzi si affidano ad un lavoro corale, incarnando personaggi multipli, tra grottesco, ironico e tragico, impedendo al ritmo di appiattirsi. Il Woland in scena non è un mostro, ma un dandy filosofo, uno specchio necessario per rivelare la mediocrità degli uomini. Margherita si spoglia della fragilità romantica per diventare una figura tragica e potente, una donna che accetta l’inferno pur di riscattare la verità del suo uomo.

Una delle scelte più originali è l’uso di una colonna sonora eclettica che spazia da Strauss al glam rock, a sottolineare il contrasto tra ordine e ribellione insito nel racconto. Mentre i costumi completano il quadro con soluzioni che attingono sia all’immaginario sovietico che a suggestioni contemporanee, enfatizzando l’aspetto surreale e visionario della vicenda.

L’atmosfera intima del teatro aiuta il miracolo. Non siamo spettatori distanti ma invitati del gran ballo di Satana, complici di una danza che celebra la follia come unica via di fuga da una realtà piatta. In definitiva, un’occasione rara per vedere un classico monumentale fatto a pezzi con rispetto e ricomposto con intelligenza per il pubblico contemporaneo.

data di pubblicazione:18/12/2025


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