IL FU MATTIA PASCAL da Luigi Pirandello

16 Nov 2025 | Accredito Teatro

Foto da cartella stampa

con Geppy Gleijeses, regia di Marco Tullio Giordana

(Teatro Greco – Roma, 11/23 novembre 2025)

Imperdibile adattamento del romanzo pirandelliano Il fu Mattia Pascal, firmato da due maestri del teatro e del cinema. In scena al Teatro Greco di Roma, lo spettacolo, prodotto da Dear Friends – United Artist, mescola con successo un sottile umorismo a una fedeltà al testo, nello scenario di immagini evocative e al contempo di un fascino inconsistente.

Il fu mattia pascal esce nel 1904, quando Pirandello aveva trentasette anni. Le prime prove teatrali dell’autore risalgono invece al 1910. Grazie alla collaborazione di due maestri dello spettacolo, Marco Tullio Giordana e Geppy Gleijeses, il celebre romanzo viene ora trasportato a teatro. Pur conservando la struttura e la trama dell’opera originale, questo adattamento esalta la naturale teatralità già presente nel testo di partenza. Alcuni dialoghi vengono riportati fedelmente dalla fonte, mentre il filosofeggiare in prima persona del protagonista è sacrificato in favore di una costruzione centrata sul dialogo. Soluzione che rende la narrazione più leggera e a tratti più divertente rispetto al romanzo. Merito conferito all’eccezionale cast, tra cui spicca una divertentissima Marilù Prati nel doppio ruolo della Vedova Pescatore e della signorina Caporale.

La rappresentazione si divide in due atti, ciascuno caratterizzato da una diversa concezione del tempo. Nel primo si assiste a una compressione degli avvenimenti. Don Eligio, figura a cui Mattia Pascal affida le sue memorie, assume il ruolo di narratore degli eventi legati al protagonista fino alla sua prima morte. I personaggi prendono vita sulla scena, analogamente a quanto accade in Sei personaggi in cerca d’autore. Nel secondo atto, invece, gli eventi si sviluppano parallelamente al presente della narrazione, fino alla risoluzione della storia.

Il Mattia Pascal portato sulla scena incarna perfettamente l’umorismo tipico di Pirandello. Il personaggio è attraversato da quel “sentimento del contrario” che lo spinge a osservare sé stesso nella sua nudità, definita dall’autore dell’Umorismo come “arida e inquietante”. In questa condizione, il protagonista si trova immerso in un vuoto che invade il suo essere e l’ambiente circostante. Nello spazio scenico tutto appare infatti frammentato: il tempo e lo spazio si relativizzano. Ben visibile nella scena, la realtà ci appare subito alterata, con quel pavimento a geometrie sconnesse. E inconsistente come le immagini proiettate sulle sottili tele tirate sul fondale a definire ambienti e spazi dove scorre la vita dei ricordi e dei pensieri.

Per non soccombere, il protagonista si fa beffe dell’ipocrisia smascherandola attraverso l’ironia. Le sue armi sono lo sberleffo, il dispetto, la derisione. È un uomo che ha visto tutto, che conosce ogni piega della storia. E si fa regista della propria esistenza, ormai senza sorprese. La realtà intorno è vertiginosa, sconnessa, assurda. Eppure scopre che può essere plasmata e piegata perché alla fine arrivi ad assomigliare di più alla verità, sfidando le inquietudini di una borghesia in disfacimento. Quanto sono grotteschi e miseri gli uomini attorno a lui, piccoli e difformi come la fantasmagoria meccanica di immagini che scorre intorno. Questo è il Mattia Pascal di Gleijeses, che fa sua, portandola sulla scena, la lezione dei grandi capocomici del passato. Primo fra tutti De Filippo, suo maestro di elezione.

data di pubblicazione:16/11/2025


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