HEDDA di Nia DaCosta, 2025

(Immagine privata)

(20ª FESTA del CINEMA di ROMA 2025)

Tutto si svolge in una sola lunga notte, durante una festa. Siamo nel dopoguerra in Inghilterra. Hedda Gabler e suo marito Jorgen Tesman ricevono i loro amici nella loro lussuosa villa. Lei è una donna ambiziosa ma inquieta e il matrimonio con Jorgen, accademico in attesa di ottenere un incarico che potrebbe cambiargli la vita, la costringe ad un ruolo che non le appartiene. Intelligente e colta, Hedda organizza la serata non solo per dare al timido marito l’opportunità che tanto attende, ma anche per salvare il loro lussuoso tenore di vita.

Ma quella dimora borghese così elegante, come il suo matrimonio, sono una gabbia per Hedda. L’arrivo durante la festa di Eileen Lövborg, scrittrice ed ex amante segreta della donna, rappresenterà un pericolo per la carriera di Jorgen. Eileen infatti si presenterà agli ospiti con in mano il suo ultimo manoscritto in cui ha messo “tutta la verità che non aveva mai potuto dire”. Reduce da un precedente libro di grande successo, questo ultimo lavoro della scrittrice viene accolto con curiosità da tutti i presenti. A precedere l’arrivo di Eileen sarà Thea, collaboratrice non accreditata di entrambi i lavori e attuale compagna della scrittrice. In un mondo tutto al maschile, queste tre donne combatteranno ognuna per far prevalere le proprie ragioni.

Versione cinematografica di un’opera del 1890 di Henrik Ibsen, Hedda mantiene la struttura teatrale da camera in cui aleggia un costante senso di claustrofobia sottolineato da una colonna sonora appropriata. Nia DaCosta trasferisce l’ambientazione dalla società borghese norvegese di fine ottocento in un contesto inglese anni ’50, in cui mantiene una uguale repressione dei desideri femminili operando tuttavia dei sostanziali cambiamenti, in particolare sul personaggio di Eileen che nel testo teatrale è un uomo, dando al film una identità queer. La sua Hedda è crudele ed insoddisfatta perché non riesce ad esprimere sé stessa in un ambiente che la considera solo Hedda Tesman. Gli uomini vengono raffigurati mediocri e potenti, ma anche manipolatori come il personaggio del giudice Brack, simbolo emblematico del potere maschile.

DaCosta, che fa parte della nuova generazione di registe afroamericane, fa del testo di Ibsen una metafora sulla repressione di un mondo maschile che non vede le donne e le imprigiona in ruoli, privandole della libertà di esprimersi. Il cast è notevole: Tessa Thompson-Hedda magnetica ed ambigua porta in scena un personaggio distruttivo che non riesce socialmente a far valere la propria libertà, intellettuale e sessuale. A Nina Hoss-Eileen viene affidato il compito non facile di trasformare in femminile il personaggio originario, spostando il focus narrativo. I costumi sono curati e “rappresentativi” delle personalità femminili.

Hedda è un film coraggioso, in cui non mancano anche tematiche razziali, ma che tuttavia ha diviso la critica dopo la prima a Toronto. Non possiamo giudicare se questa rilettura di un testo classico sia troppo ambiziosa, ma possiamo apprezzarla.

data di pubblicazione:16/10/2025








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