DOWNTON ABBEY: IL GRAN FINALE di Simon Curtis, 2025

immagine privata

Ancora problemi in casa Crowley. Il cognato di Sir Robert, conte di Grantham, si è giocato le proprietà immobiliari della sorella Cora, negli States, travolti dalla crisi del ’29. Inoltre, l’ottima lady Mary ha divorziato dal suo secondo marito, cosa ritenuta assai disdicevole presso la nobiltà inglese del tempo. Questo ed altro in quello che si ritiene l’atto finale(?) di una saga che ha appassionato milioni di spettatori per molti anni in televisione prima e al cinema, poi, costituendo un vero fenomeno su scala globale.

Dopo dodici anni, 52 episodi nel corso di sei stagioni TV, cinque speciali e due film, Dowton Abbey, sembra proprio essere giunto al capolinea con l’ultimo film da qualche giorno nelle sale italiane. È possibile che qualcuno storca il naso ritenendo inutile e superfluo questo ennesimo episodio. Si potrebbe, infatti, pensare che, in fondo, le creature nate dalla penna di Julian Fellowes, avevano già offerto il meglio e il peggio del loro repertorio. Del pari, una critica più benevola, ma non per questo “buonista” ha trovato, Downton Abbey: Gran Finale, un atto dovuto e un dignitoso commiato del microcosmo inglese di Grantham. Certo, la scomparsa della contessa Madre (interpretata dalla straordinaria Maggie Smith) alla fine del secondo film, e l’investitura della nipote, Lady Mary (l’affascinante Michelle Dockery), quale nuova guida di Downton, poteva già rappresentare una degna conclusione. Invece no! Autori, sceneggiatori e produttori si sono inventati un ulteriore capitolo sull’aristocrazia inglese a cavallo delle due guerre mondiali. Lo hanno fatto senza risparmiare mezzi, attori, scenografie e quant’altro (incluse le corse ippiche di Ascot), riuscendo a imbastire una trama credibile, portando o riportando in scena vecchi e nuovi personaggi e nei flash back, persino i protagonisti defunti. Tra le new entry segnaliamo l’ingenuo fratello di Cora (un grande Paul Giamatti ) che giunge nella dimora con l’ambiguo ma fascinoso investitore, Gus Sambrock (Alessandro Nivola), capace di irretire una Lady Mary, seppure con la complicità di abbondanti libagioni. Ma la vera novità, il colpo di scena, è l’arrivo nella dimora del famoso Noel Coward (Arty Froushan), personaggio storico che furoreggiava nei teatri londinesi. Nella sua combriccola invitata a palazzo, per distrarre l’affranta Mary, ci saranno con l’attore ex domestici e maggiordomi di casa Crowley. Nella saga non vengono mai trascurati i devoti membri della servitù, in primis , lo storico maggiordomo Carson (Jim Carter) pronto alla pensione e sempre più conservatore dello stesso conte. Come pure trovano ruoli ben delineati gli altri e le altre componenti degli staff di supporto alla tenuta. Come sempre ci si diverte, ci si potrebbe commuovere, si potrebbe ironizzare sulla troppa devozione dei domestici ai loro sia pur illuminati padroni. Ma tant’è!  Downton Abbey non è un trattato di sociologia né una tesi marxiana sulle condizioni di vita di nobili e sudditi nell’Inghilterra degli anni Trenta del secolo scorso, ma solo un riuscito affresco, una godibile saga familiare che non sfocia mai in banale soft opera, ma mantiene un apprezzabile decoroso livello anche in questo – probabilmente – ultimo atto.

data di pubblicazione: 16/9/2025


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2 Commenti

  1. Sono d’accordo con il commento di Paranoid. Spero proprio che questo capitolo sia l’ultimo!
    Hanno spremuto fino all’ultima goccia un frutto che aveva già dato il meglio con la serie tv. In questo terzo film è mancato alla sceneggiatura il mordente: lo spirito ironico e intelligente di Maggie Smith. E non è bastato citarla per farla riesumare.
    Credo proprio che Lady Violet si sarebbe tanto annoiata (e avrebbe detto ai suoi parenti di dimagrire).

  2. Questo (spero ultimo) capitolo della saga è un doveroso omaggio alla memoria della grande Maggie Smith. Il decorso inesorabile del tempo sembra aver travolto tutti. Tranne il cane, ognuno dei personaggi è diverso: le donne hanno i volti segnati da qualche ruga in più e gli uomini appesantiti all’inverosimile. Non rimane che un bel ricordo di tutto quello che è stato Downton Abbey. Sono rimasto soddisfatto ma ora è tempo di cambiare pagina e ci hanno pensato bene con The Gilded Age. Ovviamente per gli appassionati del genere…

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