DIE MY LOVE di Lynne Ramsay, 2025

26 Nov 2025 | Accredito Cinema, Novità

(Immagine tratta da cartella stampa)

Lynne Ramsay torna in scena con un film potente e destabilizzante, adattamento dell’intenso romanzo di Ariana Harwicz, che esplora la maternità come esperienza non solo affettuosa, ma anche dolorosa, disorientante e persino violenta.

Al centro c’è Grace (Jennifer Lawrence), che, insieme al compagno Jackson (Robert Pattinson), si trasferisce in una vecchia casa di campagna ereditata. L’isolamento rurale, inizialmente visto come rigeneratore, diventa presto per lei una prigione psicologica. Con la nascita del figlio poi la sua mente sembra cedere. La depressione post partum non viene raccontata come semplice malinconia, ma come l’abisso di un’identità che frana, in una visione soggettiva e fratturata della realtà. Jennifer Lawrence offre una performance drammatica e fisica, incarnando Grace con una vulnerabilità feroce, trasformandosi in una sorta di alchimia selvaggia.

Dal punto di vista visivo il film è una specie di sogno febbrile, la regia alterna momenti di calma sospesa a sequenze quasi allucinatorie, in cui la linea tra delirio e realtà è molto flebile. Ancora più destabilizzante è il formato scelto, 1,33:1, d’aspetto “quadro quadrato”, che richiama l’intimità dell’interno domestico e al contempo la claustrofobia psicologica. Il montaggio è ellittico, non lineare, mani che tremano, oggetti che cadono, respiri affannosi, che il più delle volte disturbano, rendendo il disagio palpabile, drammaticamente concreto. La camera trema, segue, si sposta in modo istintivo. Nei momenti di crisi di Grace il quadro si fa ondeggiante, come se anche lo spazio respirasse con lei, oscillasse e si deformasse.

Simbolicamente, il climax della pellicola sembra ribaltare completamente l’idea della casa come rifugio, l’atto finale, violento e catartico, può essere letto come una purificazione attraverso la distruzione, una liberazione esistenziale più che fisica.

Die my love non è un film facile, per certi versi è anzi difficile da guardare, perché porta ad immergersi in un’atmosfera di ossessione e abbattimento che a tratti può arrivare perfino ad infastidire. Ma chi è disposto ad immergervisi potrebbe trovarci uno dei ritratti più viscerali di maternità del cinema moderno, che non offre risposte semplici, né catarsi, ma certamente spinge a riflettere.

data di pubblicazione:26/11/2025


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