CIRCO PARADISO di Agnese Fallongo

21 Nov 2025 | Accredito Teatro

foto di Tommaso Le Pera

con Agnese Fallongo e Tiziano Caputo, regia Adriano Evangelisti e Raffaele Latagliata

(Teatro Manzoni – Roma, 13/30 novembre 2025)

Lo abbiamo visto in anteprima a Forlì inserito nella vetrina Colpi di scena curata da Accademia Perduta. Ha debuttato poi al Teatro Metastasio di Prato, produttore dello spettacolo insieme al Teatro De Gli Incamminati. Ora, la nuova commedia musicale della coppia artistica Agnese Fallongo e Tiziano Caputo è in scena al teatro Manzoni di Roma (fino al 30 novembre). Cesare e Attilina sono due lucciole del circo, due trapezisti. Separati da una sorte avversa, si rivedono per compiere un ultimo indimenticabile numero.

Tornano Agnese Fallongo e Tiziano Caputo con una nuova, commovente storia ambientata questa volta nel mondo del circo. Il prologo lo annuncia: questa è una favola triste. Cesare e Attilina sono due trapezisti su cui grava il peso dell’età ma anche la gioia di tanti successi. Dopo quarant’anni gli viene chiesto di tornare in pista un’ultima volta per compiere la definitiva acrobazia che gli conferirà il premio più ambito: il Trapezio d’Oro.

Il racconto fa largo uso dell’analessi – espediente narrativo caro alla Fallongo drammaturga (Letizia va alla guerra, I Mezzalira) – e si dipana attraverso il contrasto e la fusione delle vite dei protagonisti. Attilina, un nome che dice molto del suo temperamento, è l’incarnazione della volontà e del sogno che ambisce a vette nobili. Proviene da una famiglia proprietaria del Circo Paradiso a cui fa capo il padre, il clown Mariuccio “bello bello”. Nel gergo circense gli artisti girovaghi come loro si chiamano “dritti”, opposti ai “fermi” a cui invece appartiene Cesare. Ancora bambino, si innamora del circo e di Attilina. Per lei decide di lasciare il piccolo paese sardo dove vive con la devota mamma, abbracciando l’arte acrobatica fino a diventare il porteur di Attilina.

È una storia che parla di desiderio, delle difficoltà che si incontrano nella crescita e nelle scelte. Ma anche della bellezza irripetibile dell’innamoramento e dell’inevitabilità dell’addio. Il circo infatti, per sua natura, arriva per andarsene. Come il trapezio che dondola in aria, questo dolce e struggente apologo è la metafora di tante andate e ritorni. Si torna anche da un aldilà, un oltre che separa chi è andato via da chi ancora aspetta.

Tra la partenza e l’arrivo, il racconto si dispiega come un periplo perfetto. L’esercizio narrativo si apre e si chiude con la poesia di un salto mortale eseguito con gusto. Se la Fallongo è un’ottima volante, Caputo è il portatore che sostiene la narrazione con le sue composizioni musicali. Il fascino dei brani amplifica i sentimenti dell’opera, evocando il mondo circense portato sulla scena.

Nei loro costumi aderenti, tipiche tute circensi di inizio Novecento, i protagonisti si muovono in una scena realistica che ricorda il retro dei circhi dove da bambini sarà capitato un po’ a tutti di andare a sbirciare. Sullo sfondo, un incantevole cielo notturno. Le scene sono di Andrea Coppi e i costumi di Nicoletta Ceccolini. La regia, costruita da Adriano Evangelisti in coppia con Raffaele Latagliata, sa sfruttare le qualità artistiche dei due performer, che ancora una volta si confermano artisti di eccezionale valore, fine sensibilità e grande professionalità.

data di pubblicazione:21/11/2025


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