con Silvio Orlando, Blu Yoshimi, Francesca Botti, Francesco Brandi
(Teatro Biondo – Palermo, 18/23 novembre 2025)
I ciarlatani sono attori, commedianti; attori mancati in quanto interpreti fasulli di se stessi. Anna Velasco è una figlia d’arte che fatica a decollare tanto nel teatro quanto nella vita. Diego Fontana realizza serie “di successo”, destinate a un pubblico senza pretese. L’uno e l’altra, ispirandosi alla figura di Eusebio Velasco, padre di Anna e personaggio di spessore, cercheranno una via per dare un senso alla propria esistenza.
“Tutti mentono”, così esordisce la protagonista, Anna, nel monologo d’apertura, un racconto che funge da preludio a tutta la pièce. L’evento rivelatore, frammento di un passato lontano e oggetto della narrazione di lei, è un’eclissi solare. Congiuntura eccezionale che necessita di occhiali appositi. Protesi quasi farsesca, questi sono un filtro apparente attraverso cui la verità è svelata. Così, sin dall’inizio, comico e drammatico si mischiano.
Parallelamente, Diego il regista, sopravvissuto ad un incidente aereo, ci parla da una stanza d’ospedale. E con il suo occhio bendato mostra i segni del fulmine che gli ha “aperto lo sguardo” sul vero senso dell’arte e della vita.
Il talento multiforme di Silvio Orlando si presta ad incarnare personaggi differenti per età ed identità. Così, sulla scena, lui è padre e insieme bambino. Un padre morto e risuscitato all’occorrenza e un bambino prodigio di straordinaria saggezza. E bacchetta tanto l’attrice impostora che nel sogno si aggiudica un improbabile premio (la “statuina” del David di Donatello è riprodotta in versione gigantografia e mostra le terga!) quanto la “strega cattiva” che recita la propria parte in un teatrino per bambini. E che di “cattivo” ha solamente il modo di interpretare il personaggio.
E se il paradosso tipico del sogno e l’assurdo di certe situazioni si contendono il riso del pubblico in più d’una occasione, la poesia di alcune scene tocca corde intime, che nessuno, forse, osa scoprire. Un dialogo autentico tra due “persone” non solo personaggi, un semplice “come stai” (ma “come stai” davvero!), un abbraccio sincero. E se è vero – come afferma l’autore stesso in un intermezzo metateatrale – che ciascuno di noi è la “copia” di qualcun altro, il palcoscenico rivela allo spettatore che è possibile trovare un padre (“per finta”) in un barista d’eccezione, un amico in uno sconosciuto, un alter ego per transfert, o un’anima sorella.
data di pubblicazione:19/11/2025
Il nostro voto: 






0 commenti