con la partecipazione di Giuliano Del Sorbo
(Teatro della Città di Roma/Teatro Greco – Roma, 27 gennaio/1 febbraio 2026)
La collaborazione artistica tra Alessio Boni e Marcello Prayer ha incontrato spesso la poesia. Tra gli autori trattati ci sono Omero (Il Gioco degli Dei tratto dall’Iliade è il loro ultimo, grande lavoro), Dante, Pasolini, Cervantes, Pavese. Dal 2012 portano in scena il Canto degli esclusi, un concertato a due con i versi di Alda Merini. I brani poetici declamati sono 46, come il numero di elettroshock a cui venne sottoposta la poetessa. Un viaggio nel suo mondo arricchito dalla sua voce registrata e dalla performance pittorica di Giuliano Del Sorbo.
Un foglio bianco ispira un pittore e un poeta allo stesso modo. Per l’attore la pagina pulita è un palco vuoto. Sono spazi di ispirazione, dove viene concesso alla vita di trovare forma in un gesto creativo, in piena libertà. Che poi diventa collettivo perché condiviso. La libertà e l’ispirazione per i suoi componimenti Alda Merini le trovava nel disordine del suo appartamento milanese. Oppure in mezzo alla gente, magari seduta ai tavolini di un bar. Dovunque, purché si avvertisse la vita pulsare.
Alessio Boni e Marcello Prayer sfruttano le possibilità di un teatro privo di scene per dare voce alla poetessa dei Navigli attraverso la lettura di brani scelti dalla sua sconfinata produzione. Ma anche per dare giustizia alla sua storia, al messaggio che ha lasciato, alle battaglie che ha combattuto sempre dalla parte degli esclusi, come recita il titolo. All’artista che è stata e che non tutti hanno saputo comprendere. È la voce stessa di Alda Merini a essere protagonista, non solo perché la si sente registrata. È contenuta nella parola-carne delle sue liriche, nella brillantezza dei suoi aforismi, nei brani narrativi costruiti anch’essi con la musicalità del verso poetico.
La selezione prende avvio dal momento della nascita, evento nel quale, secondo la Merini, «assumiamo la morte come estrema colorazione della vita». Per arrivare al testamento, «Io non fui originata/ma balzai prepotente/alle trame del buio/per allacciarmi a ogni confusione». Il ritratto della poetessa si staglia tangibile, onesto, prepotente. La scelta cade su immagini di carne che la voce e il corpo degli attori definiscono con semplicità e naturalezza. Nell’elenco trovano spazio le cose a lei più care: la musica, le osterie. Ma anche le più dolorose a cui venne costretta: la follia, il manicomio, la lontananza dalle figlie.
Boni e Prayer si rincorrono e si completano nella lettura, formando una sorta di eco. La declamazione a volte è sussurrata, altre volte esplode di gioia e stupore. Molto spesso è detta in intimità, come un consiglio o una confidenza. Ripetono la stessa parola o lo stesso verso con intonazioni differenti, come per fissarli nella memoria (si imparano così le poesie). Per meglio capirli. Perché la declamazione aiuta la comprensione, mentre la ripetizione accresce il sapere e la conoscenza.
Anche la pittura di Giuliano Del Sorbo, inserita nello schema drammaturgico, è un gesto teatrale, perché mette la figura umana al centro della composizione. Dalle pennellate blu cobalto prende forma la figura di una donna vista di profilo mentre sbuffa fumo di sigaretta dalla bocca. È un altro modo per ritrarre Alda Merini, oltre a quello delle parole, che sa coglierla ancora nella nudità della carne. La stessa offerta che regalava ai suoi lettori: “i miei poveri versi sono brandelli di carne”.
L’unico atto di risposta del pubblico è il silenzio, l’ascolto.
data di pubblicazione:05/02/2026
Il nostro voto: 






Una recensione luminosa, colta e profondamente sentita, che riesce a restituire tutta la forza poetica e umana di questo progetto. Una testimonianza preziosa di come l’arte, quando è autentica, sappia ancora farsi vita pulsante.