CANNES 79: Vincitori e Vinti

(Foto privata di particolare locandina ufficiale)

La Grande Buffe est terminée! Ben 125 pellicole (scelte fra le 2541 proposte da 141 paesi) sono state presentate, proiettate e riproiettate nel complesso di questo 79° Festival e delle sue tante sezioni. Collaterali sì ma tutte altrettanto prestigiose per l’attrattività futura dei film.

Due settimane di gioiosa, eterogenea ed isterica follia collettiva che ha messo in passerella tutta Cannes. Star internazionali, red carpet, starlette, chi fotografa, chi cerca di essere fotografato e con loro e fra di loro chi vive nella città, i cinefili, i ben 40.000 accreditati stampa e quelli che lavorano perché l’imponente organizzazione funzioni. Tutti lungo la Croisette, une grande Kermesse, in cui spettacolo e quotidianità si fondono e si imitano. Il grande circo chiude! Una macchina industriale perfetta che funziona e continua proficuamente a unire Arte e Mercato. Un evento culturale ed industriale in cui, in parallelo al glamour della montée des marches, delle première e delle varie mise, batte concretamente un po’ in disparte e meno appariscente il vero polmone pulsante di tutto l’Universo Cinematografico: Il Marché du Film. Il grande Mercato Internazionale. Qui girano i soldi veri e si tirano le fila del gioco. Si vendono, si comprano, si distribuiscono i film, si finanziano e si producono quelli da fare e si decide dove, quando e come farli poi viaggiare nel mondo. Ecco perché Cannes resta ancora insuperabilmente il Festival più ambito e prestigioso della Settima Arte a livello mondiale.

Come anticipato in sede di presentazione, quest’anno la manifestazione è stata fortemente segnata dall’assenza del Cinema Statunitense. Hollywood ha snobbato Cannes in parte per una serie di avvenimenti che hanno ritardato alcuni progetti, in parte per un cambio di strategie commerciali delle Major che sembrano puntare più sui Blockbuster d’Autore da lanciare subito in sala evitando gli esiti incerti o le critiche dei Festival. L’assenza americana, fatti salvi i due “piccoli” film indipendenti di Ira Sachs e James Gray, ha però consentito di mettere in maggior evidenza altre cinematografie e meglio apprezzare, scoprire o lanciare a livello internazionale autori emergenti o nuovi talenti di altri paesi. Il livello di questo 79° Festival non è stato entusiasmante ma in ogni caso più che buono. Non sono emersi quei film che mandano in contemporaneo visibilio Critica e Pubblico, fanno gridare a furor di popolo al Capolavoro o animano un dibattito fra opposte fazioni. Un livello medio alto che ha reso più difficile che mai intuire in che senso potrà votare la Giuria. Mai come quest’anno non si fanno pronostici e regna l’incertezza. Critica e Pubblico convengono solo su una ampia rosa di papabili al Palmarès. Ma le Giurie sono imprevedibili! I pronostici sono sempre scritti sull’acqua…

E del tutto imprevedibile è stato il verdetto della composita Giuria presieduta dal regista di No Other Choice il sudcoreano Park Chan-wook. Evidente segno di discordanze di valutazioni, risolte con una serie di decisioni discutibili e tanti, troppi ex aequo riduttivi e non sempre corretti. Decisioni che hanno mostrato una particolare sensibilità a valori e temi politico-sociali di accettazione e solidarietà. Motivazioni giuste ma scelte che però si lasciano dietro una scia di insoddisfazioni, polemiche e parecchi delusi.

La Palma d’Oro è quindi andata a Fjord del regista rumeno Cristian Mungiu già premiato nel 2007 con il suo film d’esordio e che entra così nel ristrettissimo gruppo di registi che hanno vinto due volte a Cannes. Un film di discreta forza espressiva sullo scontro di culture fra una coppia di immigrati fortemente religiosi ed i loro 5 figli che affrontano le difficoltà di accettazione ed inclusione nella apparentemente aperta, tollerante, empatica e laica società norvegese.

Il resto del Palmarès è:

Grand Prix della Giuria a: Minotaur (che avrebbe invece ben meritato la Palma d’oro) del regista russo in esilio Andrey Zvyagintsev. Riprendendo l’essenziale di un film di Chabrol del 1969 (La femme infidèle) rappresenta attraverso la storia di una coppia in crisi e la forma di un Thriller la realtà attuale della Russia di Putin. Una società corrotta, priva di regole, piena di contraddizioni ed abusi di potere a tutti i livelli che genera mostri cui tutto viene sacrificato a danno dei più deboli;

Premio Migliore Regia: ex aequo al polacco Pawel Pawlikowski per l’apprezzatissimo Fatherland e ai due spagnoli Javier Calvo e Javier Ambrossi per La bola negra. Il primo avrebbe a giudizio unanime meritato molto, molto di più. Un film formalmente ineccepibile ispirato ad un evento reale. Il ritorno in patria dall’esilio di Thomas Mann nel 1945 in una Germania distrutta, spunto per una riflessione lucida e coinvolgente sull’identità europea e sulle responsabilità morali degli intellettuali. Il secondo centrato sulle vicende di tre omosessuali nella Spagna franchista e in quella attuale fra repressione, desiderio e memoria;

Premio Migliore Attrice: ex aequo alla francese Virginie Efira ed alla giapponese Tao Okamoto bravissime nel loro duetto costante nel vibrante e struggente Soudain di Ryusuke Hamaguchi. Altro film molto apprezzato che avrebbe senza dubbio meritato direttamente come film un premio maggiore;

Premio Migliore Attore: ex aequo agli sconosciuti Emmanuel Macchia e Valentin Campagne coprotagonisti di Coward un film su due soldati fra loro innamorati nel mezzo della prima guerra mondiale in Belgio;

Premio Migliore Sceneggiatura a: Notre Salut del giovane francese Emanuel Marre. Un delicato affresco della banalità delle scelte ipocrite ed opportunistiche nella Francia collaborazionista e nel Governo di Vichy.

 Premio della Giuria: inspiegabilmente a The dreamed adventure della tedesca Valeska Grisebach sulle vicende di una archeologa bulgara in una sperduta cittadina ai confini fra Bulgaria e Turchia fra malavita locale e storie postcomuniste in terre sperdute e di frontiera;

Palme d’oro alla Carriera a: Barbra Streisand ed a Peter Jackson il regista della saga de Il Signore degli Anelli e poi, a generale sorpresa anche a John Travolta.

Fra i non premiati, ma degni di attenzione, segnaliamo:

El ser querido di Sorogoyen con un bravissimo Javier Bardem; Moulin di Làszlò Nemes; Histoires parallèles di Asghar Farhadi; L’inconnue di Arthur Harari ed infine e soprattutto per chi lo ama ed adora Amarga Navidad di Almodovar.

E il Cinema Italiano? Purtroppo siamo rimasti a guardare forse per nostre incapacità relazionali o per i limiti dei nostri prodotti. Girano però insistenti tante vocine che anticipano che il prossimo anno alcuni nostri autori molto apprezzati in Francia saranno “selezionati” con anche buone chance di premi… Speriamo!

Ancora una volta una grande abbuffata di film, forse troppi. Ma Cannes si conferma uno spazio internazionale culturale e simbolico in cui il Cinema coglie l’aria dei tempi e si apre al dialogo con le nuove cinematografie. Al di là dei casi individuali, la presenza di diversi prodotti di qualità, le conferme di autori già conosciuti e l’emergere di nuovi talenti e nuove cinematografie confermano che il Cinema è ancora vitale… Vive le Cinéma!

data di pubblicazione:24/05/2026

1 commento

  1. Grazie dell’articolo che ho trovato molto interessante perché, oltre alla lista dei premiati (che si trova anche sulla stampa), aggiunge un’acuta sintesi di ogni film. Ho molto apprezzato anche le brevi note che hanno restituito l’atmosfera che può vivere chi ha la fortuna di assistere al Festival. “Merci” ad Accreditati e a chi ha scritto l’articolo!!!

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