BRING HER BACK di Danny Philippou e Michael Philippou, 2025

28 Lug 2025 | Accredito Cinema, Novità

(Foto tratta da cartella stampa)

Tiene la tensione dall’inizio alla fine questo horror dei fratelli australiani Philippou, che confermano le loro grandi capacità, grazie anche alla magistrale interpretazione di Sally Hawkins, che riesce a rendere umano l’inumano.

Al centro della storia due fratelli rimasti orfani che si ritrovano coinvolti in un inquietante rituale all’interno della casa isolata della loro nuova madre adottiva, in un’opera che indaga il lutto in modo squisitamente sofisticato ed emotivamente denso. Laura, la matrigna, (Sally Hawkins) è una donna la cui vacua tenerezza nasconde ossessioni sinistre, una madre che, consumata dal dolore, tenta di ricostruire l’affetto perduto, trasformando la casa in un santuario perverso. Andy (Billy Barrat) e Piper (Sora Wong), dal canto loro, non sono passivi spettatori ma pilastri emotivi della narrazione, il primo nelle vesti del protettore, seppure reduce da un’adolescenza traumatizzata, e la seconda con la sua visione parziale del mondo che ci insegna che la paura non dipende esclusivamente dal vedere. I fratelli Philippou sfoggiano una regia di altissimo livello, attentissima ai dettagli, in cui ogni elemento, da quello ricorrente dell’acqua come memento della morte, ai giochi di luce e ombre, di matrice junghiana, creano un’atmosfera claustrofobica, in cui ogni stanza si rivela un labirinto della mente, dove il non elaborato ritorna in forma mostruosa. Il gore abbonda, in scene forti anche per palati abituati, ma sempre perfettamente dosato con lo psico-horror, con la violenza fisica al servizio dell’afflizione emotiva. È un horror che rompe la promessa implicita del genere, quella di una risoluzione per quanto ambigua, lasciandoci nel limbo di un lutto che non sa morire. Rispetto al loro debutto (Talk to me), sempre sullo stesso tema, i Philippou virano da uno stile ipercinetico ad uno più controllato e stratificato, passando dal folklore da possessione a una vera e propria tragedia familiare in forma rituale. Se nel primo il trauma si esplicava in una grammatica adolescenziale, Bring her Back è più vicino ad una tragedia greca senza la speranza. È Antigone senza sepoltura. È Medea senza giustificazione. Per i cultori del genere è un’esperienza intensa da non perdere, contemporaneamente disturbante e profondamente riflessiva.

data di pubblicazione:28/07/2025


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