Tu Wei si sente in colpa per aver causato un piccolo infortunio al compagno Shuo nel cortile della scuola. Lo invita a casa a giocare alla PlayStation e lo presenta ai genitori. La famiglia di Wei è molto benestante mentre quella di Shuo è decisamente problematica. Gli è morta la madre quando aveva appena dieci anni e il padre è un violento alcolizzato. Pian piano il ragazzo conquisterà la fiducia e l’affetto nella nuova famiglia, appena conosciuta, mettendo in atto atteggiamenti a dir poco ambigui…
Dal Sundance Film Festival dello scorso anno arriva il primo lungometraggio del regista cinese Jianjie Lin. La Cina che passa sotto gli occhi dello spettatore è proprio quella che si immagina proiettata in un futuro divenuto, oramai, presente. Non più periferie suburbane, dominio assoluto di una classe operaia con ancora il famoso libretto rosso di Mao gelosamente conservato come una reliquia. Qui ora è tutto più rarefatto, con una famiglia super griffata in tutto, che ama ascoltare Bach in sottofondo e che ben si destreggia in una vita che si può definire super borghese. I genitori di Wei (Lin Muran), padre noto biologo e madre ex hostess annoiata, vivono ancora di rimpianti e di mancate aspirazioni per aver cresciuto un figlio poco avvezzo allo studio e senza concrete prospettive per il futuro.
Con l’arrivo di Shuo (Sun Xilun) in casa, l’atmosfera familiare sembra improvvisamente cambiare e il ragazzo pian piano acquisterà attenzioni a lui precluse nella propria famiglia d’origine. Il regista, probabilmente prendendo spunto da altri cineasti, confeziona un film che forse avrebbe potuto ottenere maggiore rilevanza, visto che viene ora presentato quasi in sordina e senza la dovuta considerazione. Un piccolo capolavoro di perfezione, una concentrazione quasi maniacale sui particolari che non solo crea un’atmosfera onirica e immersiva ma anche nasconde verità segrete e problemi familiari irrisolti. Ci si trova, non senza difficoltà, a decodificare messaggi criptici dietro ogni gesto e ogni sguardo che caratterizzano la superficie, apparentemente tranquilla, della vita familiare.
Lo studio dei dettagli e della fotografia diventano pertanto l’elemento chiave, e non solo una questione di estetica, per comprendere le varie dinamiche che si intrecciano e confondono tra di loro. Shuo è un giovane ambizioso e sviluppa strategie per introdursi nella famiglia di Wei che lo accetterà come un secondo figlio. Breve storia di una famiglia ha soprattutto il merito di dimostrare come le politiche demografiche del passato, come la legge del figlio unico, abbiano creato in Cina complesse dinamiche familiari e sociali. Il film è sicuramente un esordio straordinario per il regista Jianjie Lin che ha dimostrato una maestria sorprendente nel montaggio delle scene. Ha volutamente creato un clima di tensione e di attesa, inventando un linguaggio cinematografico unico e affascinante.
data di pubblicazione: 18/08/2025
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