BABY REINDEER – SERIE NETFLIX

BABY REINDEER – SERIE NETFLIX

Aspirante comico scozzese, Donny, si è trasferito a Londra per cercare di avere successo come comico di stand-up. Per mantenersi lavora in un pub, dove conosce una donna, il cui nome di finzione nella serie è Martha. Donny inizialmente è gentile, poi lei comincia a tornare ogni giorno alla stessa ora nel locale, per parlare con lui.

Baby Reindeer racconta la storia vera di Richard Gadd, comico che ha pensato, scritto e anche interpretato la serie, nelle vesti di Donny, il protagonista. In sette episodi c’è tutta la storia di Gadd. È un vero e proprio fenomeno di pubblico e di critica questa miniserie ispirata per l’appunto ad una vicenda che gli è realmente accaduta. Persino Stephen King si è sbilanciato in una recensione sul Times, paragonandolo per certi versi al suo Misery.

Si resta subito colpiti dal personaggio di Donny, in apparenza talmente ‘aperto’ da frequentare ragazze transessuali, ma anche dal fatto che non risulta minimamente impensierito dall’aspetto fisico di Martha come dalla sua evidente mitomania. Il terrore crescente alla vista della serie è quello di trovarsi al cospetto non di una normale storia d’amore, ma di fronte ad un’identità perduta perché deformata, totalmente modificata, con cui dover imparare a coesistere.

Ciò che ne viene fuori ipnotizza, infastidisce per certi versi e intenerisce per altri, perché alla fine un domani tutti potremmo trovarci in un bar e scoppiare a piangere davanti a qualcuno, provocandone la benevolenza. Cosa realmente ha portato al successo (22 milioni di visualizzazioni mondiali su Netflix) questa serie resta comunque un mistero visto anche la non eccessiva pubblicizzazione, probabilmente l’identificazione nei confronti di un protagonista verso il quale proviamo fin dall’inizio sentimenti contrastanti: critica, condanna, affetto, collera, sofferenza. In tutto ciò, aggiungiamo la breve durata delle puntate, mezz’ora circa, per farne un formato totalmente godibile.

Il quarto episodio è lo spartiacque, quello dove viene rivelato con estrema durezza quello che ha dovuto patire Donny in un momento della sua vita fatto di grande fragilità. Da quel momento in avanti qualcosa si è rotto, mettendo sempre a rischio un delicatissimo bilanciamento tra ciò che si vuole veramente e ciò che porta alla devastazione, dando vita a un copione drammatico e grottesco allo stesso tempo, che assorbe il pubblico in un turbine dal quale è quasi impossibile separarsi.

data di pubblicazione:7/05/2024

 

MARSHMALLOWS scritto e diretto da Angela Ciaburri

MARSHMALLOWS scritto e diretto da Angela Ciaburri

con Simone Corbisiero, Luca Filippi, Bianca Mastromonaco e Adele Piras

(Spazio Diamante – Roma, 2 maggio 2024)

In corso allo Spazio Diamante fino al 12 maggio il Festival inDivenire per la direzione artistica di Giampiero Cicciò. Il vincitore tra i progetti in gara vedrà la possibilità di produrre per intero lo spettacolo. Tra i lavori in programmazione è andato in scena Marshmallows di Angela Ciaburri, prodotto da Progetto Superficie.

  

Prende spunto da un piccolo incidente realmente accaduto alla scrittrice e regista Angela Ciaburri questo studio di trenta minuti andato in scena al Festival inDivenire allo Spazio Diamante. Una spina di pesce le rimase incastrata in gola e un’amica, per darle aiuto, le consigliò di ingoiare un marshmallow. La caramella soffice, dalle striature bianche e rosa, diventa sulla scena una soluzione metaforica a una situazione ben più spinosa.

Frank, Daisy, Adele e Jack vivono nello stesso appartamento. Daisy è la padrona di casa e percepisce l’affitto dai suoi coinquilini, ma vorrebbe vivere guadagnando come artista. Jack è un percussionista che si avventura di notte a caccia di uomini. Adele, allarmista e ipocondriaca, fa la scrittrice ed è fidanzata con Frank, l’unico ad aver accantonato il sogno di diventare un rapper per trovarsi un lavoro con il quale può realmente mantenersi. È impiegato infatti in una fabbrica di marshmallows come addetto al controllo qualità.

Appartengono tutti alla generazione Y, quella dei cosiddetti millennials nati tra la fine degli anni ottanta e prima del duemila. La storia – non priva di colpi di scena già nella prima mezz’ora – si snoda attraverso l’interazione di questi quattro individui, nella cui vicenda risuonano i difetti e le promesse non mantenute della società che li ha cresciuti. Vivono una dispercezione, come la chiamano loro, rispetto alla realtà. Una sorta di complesso che li rende schizofrenici, obbligandoli a ingoiare in continuazione bocconi amari. Da una parte proiettati al futuro con tutto il loro bagaglio formativo che gli è stato concesso di ottenere; dall’altra in guerra con sé stessi e con gli altri, impossibilitati a realizzare i propri sogni in una società che non ha saputo mantenere le promesse fatte.

Nel gioco al massacro creato da Angela Ciaburri, che da vera esperta del palcoscenico non lascia solo nessun personaggio, ognuno punta il dito contro l’altro. Anzi una torcia meglio che il dito, come nella coreografia di ombre e luci nella quale i quattro sono immersi dalla regista. Si muovono in uno spazio con pochi oggetti, ma funzionale, delimitato a terra da un quadrato luminoso, perimetro della stanza comune nell’appartamento condiviso.

Ma dentro o fuori dal quadrato magico, qual è la realtà?

data di pubblicazione:6/05/2024


Il nostro voto:

NAPOLI OTTOCENTO – Scuderie del Quirinale fino al 16.06.2024

NAPOLI OTTOCENTO – Scuderie del Quirinale fino al 16.06.2024

Mentre una folla disordinata di turisti chiassosi riempie le strade e i locali intorno alla Fontana di Trevi e dintorni, poco più su, alle Scuderie del Quirinale, una mostra magnifica, colta ma non accademica, espone opere tra le più importanti dell’Ottocento napoletano. Quadri, sculture, stampe, acquerelli, oggetti testimoniano il momento di straordinaria vivacità artistica e culturale della città che Goethe nel suo Viaggio in Italia definì “il luogo più meraviglioso del mondo”. Per oltre un secolo infatti Napoli, meta del Grand Tour, accolse artisti italiani e stranieri. Attratti dal fascino degli scavi appena iniziati di Pompei ed Ercolano, dalle ricorrenti eruzioni del Vesuvio, dalla natura lussureggiante delle isole, dallo splendore e dal degrado della pittoresca vita locale, trasfusero nelle loro opere sensazioni ed emozioni e restituirono le atmosfere di una città unica.

Nello splendido contesto delle Scuderie la mostra ci conduce in un viaggio incredibile tra le visioni che Napoli è riuscita a suscitare in quel lungo periodo e che hanno pervaso l’arte e l’immaginazione come poche altre.

Tanto per citare alcuni autori, nelle sale sono esposte opere di William Turner, John Singer Sargent, Anton van Pitloo, Giuseppe De Nittis, Ercole e Giacinto Gigante, i fratelli Palizzi, Vincenzo Gemito, fino a Burri e a Fontana. E una sala è tutta dedicata a Edgar Degas. Il pittore infatti aveva radici napoletane e aveva passato la giovinezza in un palazzo di famiglia e in una villa sulla collina di Capodimonte, imparando perfino il dialetto.

Parte dell’esposizione è dedicata anche al ruolo importante che la città ebbe nel campo scientifico e culturale, come sede di una delle più antiche università italiane, della prima Scuola di Lingue Orientali d’Europa e del primo Museo di Mineralogia.

Al termine del percorso espositivo, dalle finestre del museo si può come sempre ammirare la vista “da urlo” su Roma e le sue bellezze.

La mostra è aperta tutti i giorni dalle 10 alle 20 fino al 16 giugno. Ben organizzata e con adeguati e validi supporti informativi è davvero un evento da non perdere!

data di pubblicazione:6/05/2024

DAVID DI DONATELLO – 2024

DAVID DI DONATELLO – 2024

La 69a edizione dei David di Donatello restituisce una fotografia completa di una stagione cinematografia indubbiamente fortunata per il cinema italiano, che torna a proporre storie “da grande schermo” e che scomette, come nella nostra migliore tradizione, su film capaci di veicolare un messaggio culturale, sociale e, lato sensu, politico.

Io capitano di Matteo Garrone, dopo la delusione degli Oscar, trionfa in patria, vincendo nelle categorie del miglior film e della miglior regia.

Anche grandi attese per C’è ancora domani, che aveva raggiunto il record delle diciannove candidature per un film d’esordio, non sono andate deluse. Paola Cortellesi si aggiudica il premio come miglior regista esordiente e come miglior attrice protagonista, mentre Emanuela Fanelli è la migliore tra le attrici non protagoniste. C’è ancora domani, poi, si porta a casa il David per la migliore sceneggiatura non originale, firmata da Furio Andreotti, Giulia Calenda e Paola Cortellesi. “Scontato”, poi, il David dello spettatore a C’è ancora domani, che, con i suoi cinque milioni e mezzo di spettatori, si consacra il “fenomeno” degli ultimi anni.

Palazzina Laf incorona le migliori interpretazioni maschili: Michele Riondino è il miglior attore protagonista, Elio Germano il miglior attore non protagonista. Diodato, poi, si aggiudica il premio per la migliore canzone originale, con La mia terra.

La miglior sceneggiatura adattata è quella di Rapito di Marco Bellocchio.

Il miglior film internazionale è Anatomia di una caduta di Justine Triet.

Degni di nota anche i David alla carriera a Milena Vukotic e Giorgio Moroder, nonché il David speciale a Vincenzo Mollica.

Qui di seguito la lista completa delle candidature per ciascuna categoria e dei rispettivi vincitori.

Miglior film

Io capitano, regia di Matteo Garrone

C’è ancora domani, regia di Paola Cortellesi

Il sol dell’avvenire, regia di Nanni Moretti

La chimera, regia di Alice Rohrwacher

Rapito, regia di Marco Bellocchio

 

Miglior regia

Matteo Garrone – Io capitano

Nanni Moretti – Il sol dell’avvenire

Andrea Di Stefano – L’ultima notte di Amore

Alice Rohrwacher – La chimera

Marco Bellocchio – Rapito

 

Miglior regista esordiente

Paola Cortellesi – C’è ancora domani

Giacomo Abbruzzese – Disco Boy

Micaela Ramazzotti – Felicità

Michele Riondino – Palazzina Laf

Giuseppe Fiorello – Stranizza d’amuri

 

Migliore sceneggiatura originale

Furio Andreotti, Giulia Calenda e Paola Cortellesi – C’è ancora domani

Francesca Marciano, Nanni Moretti, Federica Pontremoli e Valia Santella – Il sol dell’avvenire

Matteo Garrone, Massimo Gaudioso, Massimo Ceccherini e Andrea Tagliaferri – Io capitano

Alice Rohrwacher, Marco Pettenello e Carmela Covino – La chimera

Maurizio Braucci e Michele Riondino – Palazzina Laf

 

Migliore sceneggiatura adattata

Marco Bellocchio, Susanna Nicchiarelli, Edoardo Albinati e Daniela Ceselli – Rapito

Pietro Marcello, Maurizio Braucci e Maud Ameline – Le vele scarlatte

Giorgio Diritti e Fredo Valla – Lubo

Emma Dante, Elena Stancanelli e Giorgio Vasta – Misericordia

Sydney Sibilia e Armando Festa – Mixed by Erry

 

Miglior produttore

Archimede, Rai Cinema, Pathé e Tarantula – Io capitano

Mario Gianani e Lorenzo Gangarossa per Wildside, Vision Distribution in collaborazione con Sky e Netflix – C’è ancora domani

Nicola Giuliano, Francesca Cima, Carlotta Calori, Viola Prestieri per Indigo Film, Pierpaolo Verga, Edoardo De Angelis per O’ Groove, Paolo Del Brocco per Rai Cinema, Attilio De Razza per Tramp Limited, Mariagiovanna De Angelis per Vgroove, Antonio Miyakawa per Wise Pictures – Comandante

Giulia Achilli, Marco Alessi, Lionel Massol, Pauline Seigland e André Logie – Disco Boy

Carlo Cresto-Dina con Rai Cinema – La chimera

 

Miglior attrice protagonista

Paola Cortellesi – C’è ancora domani

Linda Caridi – L’ultima notte di Amore

Isabella Ragonese – Come pecore in mezzo ai lupi

Micaela Ramazzotti – Felicità

Barbara Ronchi – Rapito

 

Miglior attore protagonista

Michele Riondino – Palazzina Laf

Antonio Albanese – Cento domeniche

Valerio Mastandrea – C’è ancora domani

Pierfrancesco Favino – Comandante

Josh O’Connor – La chimera

 

Migliore attrice non protagonista

Emanuela Fanelli – C’è ancora domani

Barbora Bobulova – Il sol dell’avvenire

Alba Rohrwacher – La chimera

Isabella Rossellini – La chimera

Romana Maggiora Vergano – C’è ancora domani

 

Miglior attore non protagonista

Elio Germano – Palazzina Laf

Giorgio Colangeli – C’è ancora domani

Adriano Giannini – Adagio

Vinicio Marchioni – C’è ancora domani

Silvio Orlando – Il sol dell’avvenire

 

Migliore autore della fotografia

Paolo Carnera – Io capitano

Davide Leone – C’è ancora domani

Ferran Paredes Rubio – Comandante

Hélène Louvart – La chimera

Francesco Di Giacomo – Rapito

 

Miglior compositore

Subsonica – Adagio

Lele Marchitelli – C’è ancora domani

Franco Piersanti – Il sol dell’avvenire

Andrea Farri – Io capitano

Santi Pulvirenti – L’ultima notte di Amore

 

Migliore canzone originale

La mia terra (musica, testo e interpretazione di Diodato) – Palazzina Laf

Adagio (musica, testo e interpretazione dei Subsonica) – Adagio

La vita com’è (musica, testo e interpretazione di Brunori Sas) – Il più bel secolo della mia vita

Baby (musica di Andrea Farri, testo e interpretazione di Seydou Sarr) – Io capitano

‘O Dj (Don’t Give Up) (musica, testo e interpretazione di Liberato) – Mixed by Erry

 

Miglior scenografo

Andrea Castorina e Valeria Vecellio – Rapito

Paola Comencini e Fiorella Cicolini – C’è ancora domani

Carmine Guarino e Iole Autero – Comandante

Dimitri Capuani e Roberta Troncarelli – Io capitano

Emita Frigato e Rachele Meliadò – La chimera

 

Miglior costumista

Sergio Ballo e Daria Calvelli – Rapito

Alberto Moretti – C’è ancora domani

Massimo Cantini Parrini – Comandante

Stefano Ciammitti – Io capitano

Loredana Buscemi – La chimera

 

Miglior truccatore

Enrico Iacoponi – Rapito

Antonello Resch, Lorenzo Tamburini, Michele Salgaro Vaccaro e Francesca Galafassi – Adagio

Ermanno Spera – C’è ancora domani

Paola Gattabrusi e Lorenzo Tamburini – Comandante

Dalia Colli e Roberta Martorina – Io capitano

 

Miglior acconciatore

Alberta Giuliani – Rapito

Teresa Di Serio – C’è ancora domani

Massimo Gattabrusi – Comandante

Stefano Ciammitti e Dalia Colli – Io capitano

Daniela Tartari – La chimera

 

Miglior montatore

Marco Spoletini – Io capitano

Valentina Mariani – C’è ancora domani

Giogiò Franchini – L’ultima notte di Amore

Nelly Quettier – La chimera

Francesca Calvelli e Stefano Mariotti – Rapito

 

Miglior suono

Maricetta Lombardo, Daniela Bassani, Mirko Perri e Gianni Pallotto – Io capitano

Filippo Porcari, Alessandro Feletti, Luca Anzellotti e Paolo Segat – C’è ancora domani

Valentino Gianni, Alessandro Feletti, Mirko Perri e Giancarlo Rutigliano – Comandante

Alessandro Zanon, Marta Billingsley, Fabrizio Quadroli e Paolo Segat – Il sol dell’avvenire

Xavier Lavorel, Marta Billingsley e Maxence Ciekawy – La chimera

 

Migliori effetti speciali visivi

Laurent Creusot e Massimo Cipollina – Io capitano

Stefano Leoni e Flaminia Maltese – Adagio

Kevin Tod Haug e Stacey Dodge – Comandante

Fabio Tomassetti e Daniele Tomassetti – Denti da squalo

Rodolfo Migliari e Lena Di Gennaro – Rapito

 

Miglior documentario

Laggiù qualcuno mi ama, regia di Mario Martone

Enzo Jannacci – Vengo anch’io, regia di Giorgio Verdelli

Io, noi e Gaber, regia di Riccardo Milani

Mur, regia di Kasia Smutniak

Roma, santa e dannata, regia di Roberto D’Agostino, Marco Giusti e Daniele Ciprì

 

Miglior cortometraggio

The Meatseller, regia di Margherita Giusti

Asterión, regia di Francesco Montagner

Foto di gruppo, regia di Tommaso Frangini

In quanto a noi, regia di Simone Massi

We Should All Be Futurists, regia di Angela Norelli

 

Miglior film internazionale

Anatomia di una caduta, regia di Justine Triet

As bestas, regia di Rodrigo Sorogoyen

Foglie al vento, regia di Aki Kaurismäki

Killers of the Flower Moon, regia di Martin Scorsese

Oppenheimer, regia di Christopher Nolan

 

David Giovani

C’è ancora domani, regia di Paola Cortellesi

Comandante, regia di Edoardo De Angelis

Io capitano, regia di Matteo Garrone

L’ultima volta che siamo stati bambini, regia di Claudio Bisio

Stranizza d’amuri, regia di Giuseppe Fiorello

 

David speciale

Milena Vukotic – alla carriera

Giorgio Moroder – alla carriera

Vincenzo Mollica – David speciale

David dello spettatore

C’è ancora domani, regia di Paola Cortellesi

 

data di pubblicazione: 4/5/2024

FINO ALLA FINE DI TUTTO di Federico Malvaldi

FINO ALLA FINE DI TUTTO di Federico Malvaldi

regia di Renato Civello, con Eleonora Bernazza e Gabriele Enrico

(Spazio Diamante – Roma, 30 aprile 2024)

Primo studio di trenta minuti in gara al Festival inDivenire, Fino alla fine di tutto – prodotto da Remuda teatro di Federico Malvaldi e Veronica Rivolta – tratta la tematica ambientale insieme a quella giovanile. Due liceali, soli nelle rispettive battaglie, hackerano il sistema informatico che tiene chiusi i cancelli di un allevamento intensivo di bestiame.

Eleonora Bernazza e Gabriele Enrico sono Sofia e Elia, due ragazzi all’ultimo anno di liceo, protagonisti di Fino alla fine di tutto. Inserito nella programmazione della quinta edizione di inDivenire, il festival teatrale ideato da Alessandro Longobardi e diretto da Giampiero Cicciò, il nuovo lavoro drammaturgico di Federico Malvaldi, presentato come da regolamento in una messinscena di soli trenta minuti, è in gara con altre 18 compagnie che sperano di vedere il loro spettacolo prodotto per intero.

Mezz’ora è sufficiente per intravedere le potenzialità di questo lavoro, strettamente legato alla contemporaneità e ai problemi che affliggono le generazioni più giovani. La generazione Z in particolare, a cui appartengono le persone nate agli inizi degli anni duemila come Elia e Sofia, nonché i rispettivi (giovanissimi) interpreti, allievi promettenti alla Silvio D’Amico. Sono loro a doversi caricare sulle spalle la responsabilità di risolvere i problemi dovuti alla crisi sociale e ambientale che stiamo vivendo.

Da una cittadina di provincia Sofia si spinge nella lotta e nella protesta traboccante di rabbia, trascinando anche Elia inizialmente chiuso nel suo mondo fatto di videogiochi e distanza sociale. Superata la diffidenza e messa alla prova l’amicizia, insieme decidono di liberare il bestiame destinato al macello manomettendo il sistema informatico dell’azienda che tiene chiusi in gabbia gli animali.

Non sono solo i cancelli dell’allevamento ad aprirsi. Cadono anche le barriere di diffidenza e i due imparano a conoscersi e ad accettarsi nelle loro rispettive fragilità. Altri aspetti che caratterizzano questa generazione vengono così a galla. Piccoli particolari svelano le ragioni personali dell’individuo e queste si mescolano a quelle di un’intera generazione sulla quale grava il peso della ricerca di un futuro migliore. La regia di Renato Civello si adatta allo stile sciogliendo la narrazione attraverso il montaggio di piccole ma frequenti situazioni che aiutano a cogliere la trasformazione dei personaggi. Il testo diventa didascalico quando si palesa la missione, ma c’è tempo e spazio per approfondire una scrittura e dei personaggi interessanti come Elia e Sofia la cui forza è rimanere insieme, fino alla fine di tutto.

data di pubblicazione:4/05/2024


Il nostro voto:

LA NOTTE DELLE IDEE

LA NOTTE DELLE IDEE

Un’opportunità per soddisfare in un unico Evento gli appassionati di arte, di cinema e di temi di attualità quali il cambiamento climatico e le sfide ad esso connesse. Dove? A Palazzo Farnese.

Il 7 maggio tornerà infatti la nuova edizione de La Notte delle Idee. Una serata dalle 18.30 alle 24, articolata su dibattiti, tavole rotonde, installazioni artistiche e proiezioni di film. Location l’intero Palazzo dai sotterranei al piano nobile, la Galleria dei Carracci, il Salone d’Ercole, la Grande Biblioteca, la terrazza su Roma, il cortile e gli splendidi giardini. Un’occasione unica per scoprire luoghi della prestigiosa sede dell’Ambasciata di Francia a Roma non sempre aperti ai visitatori.

Il Tema “Sfide climatiche. È ora di cambiare” è stato scelto con lo scopo di affrontare i tanti problemi legati ad un argomento attualissimo: la transizione ecologica e le sue possibili soluzioni. Esperti, studiosi, manager, giornalisti, attivisti ed artisti italiani e francesi condivideranno riflessioni, azioni e progetti. Fino a che punto le nuove tecnologie sono sostenibili? Quale ruolo possono assumere le nuove generazioni? Soluzioni globali o soltanto locali? Quali le ricadute economiche? Quali innovazioni e decisioni adottare? Quale il contributo dell’Arte in generale e del Cinema in particolare per sensibilizzare e mobilitare? Interrogativi su cui avviare un dialogo originale senza vincoli o inibizioni per far luce sugli ineluttabili cambiamenti che si dovranno affrontare. Gli eventi visivi, le installazioni artistiche, gli effetti di realtà virtuale ed un film di Louis Garrel avranno come tema comune la crisi ecologica.

L’ingresso è libero previa iscrizione presso l’Ambasciata o il Centro Culturale Francese.

data di pubblicazione:3/05/2024

CONFIDENZA di Daniele Lucchetti, 2024

CONFIDENZA di Daniele Lucchetti, 2024

Pietro Vella è un professore di lettere in un liceo alla periferia di Roma. È molto amato dai suoi allievi, meno da alcuni colleghi. Nell’insegnare applica quella che lui definisce “la didattica degli affetti”, una metodologia che negli anni attirerà l’attenzione del Ministero permettendo a Pietro di diventare un apprezzato autore di testi volti a migliorare l’efficacia dei metodi di insegnamento.

Pietro è particolarmente attratto dall’intelligenza acuta di una sua allieva, Teresa Quadraro. Ma quando la classe consegue la maturità, della ragazza Pietro ne perde le tracce. A distanza di un anno scopre da alcuni suoi ex compagni di classe che Teresa non ha continuato gli studi e lavora come cameriera in una trattoria. Pietro allora decide di andare a trovarla per convincerla ad iscriversi alla Facoltà di Matematica, materia in cui eccelleva al liceo. Ma appare evidente che sotto quell’interesse ci sia altro da parte dell’ex professore. Tra i due inizia, con alti e bassi, una relazione che dura qualche anno, periodo durante il quale Teresa riesce a laurearsi. A suggellare questo legame, che si spezzerà di lì a poco con il trasferimento di Teresa in America, sarà una reciproca confidenza che i due amanti si faranno. Un segreto inconfessabile che, sulla scia della passione i due si scambiano per legarsi per sempre, oltre l’amore, oltre il rapporto quotidiano di coppia. Allo spettatore non è dato sapere cosa i due si confidano. Ciò che sicuramente sappiamo è che il segreto di Pietro è più grave di quello di Teresa: se lei decidesse di rivelarlo, lo rovinerebbe per sempre.

Lucchetti riesce, con questo film, a farci navigare nella psiche del protagonista in una sorta di ossessione che lo accompagnerà tutta la vita, rappresentata da quel segreto condiviso. Pietro si sposerà con Nadia, avrà una figlia e diventerà una personalità nel suo campo. Ma Teresa in tutte le fasi della sua vita continuerà a materializzarsi come un fantasma o una persona reale e con lei il macigno di quel segreto.

Basato sull’omonimo romanzo di Domenico Starnone e sceneggiato dallo stesso Lucchetti in coppia con Francesco Piccolo, Confidenza rappresenta un viaggio nell’animo di Pietro, nel suo reale sentire, nelle sue paure più intime, nella sua insicurezza, in completa contrapposizione con il suo status pubblico di uomo di successo. Ricco di sfumature, il film presta il fianco a tante interpretazioni, facendo camminare il protagonista sempre su un filo, con la perenne paura di cadere giù per essere andato “oltre”. Un uomo diviso tra l’apprezzamento degli altri e la sua cattiva coscienza che lo fa sentire sempre inadeguato, frustrato. Cast eccellente, su cui primeggia Elio Germano in uno dei suoi tanti ruoli di grande spessore.

data di pubblicazione:3/05/2024


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THE FALL GUY di David Leitch, 2024

THE FALL GUY di David Leitch, 2024

È ispirato, alla lontana, dall’omonima serie TV degli anni ’80, in Italia, Professione Pericolo. Si narra di un abile stuntman, Colt, cascatore, controfigura di un attore becero ma famoso, coinvolto in una serie di avventure, incredibilmente rischiose, nel tentativo di riconquistare la donna dei suoi sogni.

Come descrivere un ruolo professionale, fondamentale nei film di azione, renderlo personaggio simpatico e affascinante e al tempo stesso, parlare di se stessi? Lo sa bene David Leitch, uno che quel lavoro lo ha fatto per anni ed oggi, in qualità di regista, ne celebra il mito. Per la verità, è un po’ che il nostro si cimenta alla regia con risultati altalenanti (Atomic Blonde, Deadpool 2, Fast&Furious, discreti, John Wick, Bullet Train, buoni). Con The Fall Guy realizza certamente il suo miglior film. Una pellicola, occorre dirlo, che può dividere spettatori e pubblico in quanto ha il pregio/difetto di accarezzare più generi che si confondono, direi volutamente, fra loro. È un action movie? Si! E dei più scanzonati e movimentati. È un film sul cinema? Certamente si! È un Thriller? In buona parte. Ma è anche una commedia sentimentale? Certo! Ecco allora che il coacervo che ne viene fuori potrebbe far pensare o a un esagerato guazzabuglio o a uno spettacolo globale, a seconda dell’approccio personale. Onestamente ho trovato The Fall Guy estremamente dinamico, ironico, divertente, adrenalinico. Ricco di spunti scoppiettanti in tutti i sensi (c’è il record di otto scappottamenti di un auto, al cinema mai visto prima!), di gags brillanti, di scene mozzafiato, di continue citazioni da cinefili, di attori in gran forma. In buona sostanza, un mix di situazioni un riuscito pastiche, che finisce per coinvolgere lo spettatore., pur con qualche inevitabile pausa. La trama è semplice, ma ben articolata. Il protagonista Colt Seavers, uno straordinario Ryan Gosling, è uno stuntman che dopo un incidente imprevisto, non lavorerà per diciotto mesi. Si allontanerà dalla dolce fidanzata Jody (Emily Blunt, finalmente in un ruolo brillante), divenuta nel mentre regista a pieno titolo di un rozzo film di fantascienza che si gira a Sidney. Mi fermo qui perché succede di tutto e di più al ritorno di Colt, controfigura del bolso protagonista del film in lavorazione. Ci saranno complotti, rocamboleschi inseguimenti (nelle strade di Sydney e nel mare di fronte alla Opera House), voli surreali, botte da orbi (picchiano duro anche le girls) e scene che neanche James Bond o Mission Impossible…! La narrazione, spettacolare come non mai, è però sempre intrisa di ironia alleggerita da siparietti rosa e da una celata critica allo star system hollywoodiano.

Altro merito, non da poco, l’assenza inconsueta di volgarità, cosi come la presenza di una robusta e variegata colonna sonora. Dunque, non di capolavoro trattasi, ma certamente di un onesto spettacolo per tutti, in linea col concetto di un divertimento costato solo 130 milioni di dollari, come solo il buon cinema sa offrire. Un film che anche nel post- finale rende omaggio agli stuntmen, figure spesso misconosciute ma essenziali, per la buona riuscita dei film d’azione. Proprio come quel David Leitch degli inizi, oggi affermato regista.

data di pubblicazione:2/05/2024


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FESTIVAL INDIVENIRE. QUINTA EDIZIONE, direzione artistica di Giampiero Cicciò

FESTIVAL INDIVENIRE. QUINTA EDIZIONE, direzione artistica di Giampiero Cicciò

(Spazio Diamante – Roma, 29 aprile 2024)

Lo Spazio Diamante, a due passi dal cuore pulsante del quartiere romano del Pigneto, fresco di restauro in parte grazie ai fondi del PNRR che hanno permesso di insonorizzare per ora due delle tre sale di cui è fornito il teatro, ospita la quinta edizione di inDivenire. Dal 2017 il festival, “nato per dare vita e forma a un’intuizione” su idea di Alessandro Longobardi e per la direzione artistica di Giampiero Cicciò, è un’opportunità offerta alle compagnie che vogliono mettersi in gioco e non hanno a disposizione o fanno fatica a trovare i mezzi necessari per realizzare i progetti che hanno nel cassetto. Una vetrina per mostrare le novità, ma anche un’occasione preziosa per misurare l’andamento dei nuovi linguaggi della scena.

Da un centinaio di lavori visionati ne sono stati scelti 19 che saranno presentati in scena in forma di studio da martedì 30 aprile a sabato 11 maggio. Con orgoglio Giampiero Cicciò fa notare una forte presenza femminile di nove registe e otto autrici, in contrasto con il panorama dei cartelloni italiani. A inaugurare la kermesse è stato Filippo Timi che la sera di lunedì 29 ha presentato il suo Studio per una danza dei sette veli, ispirato a Salomè di Oscar Wilde. Diverse le tematiche che saranno trattate, tra cui spiccano i problemi generazionali legati alla solitudine, le difficili questioni sociali e ambientali, la voglia di vedere un mondo trasformato e migliore. inDivenire è un festival giovane, fatto da e per i giovani con tutto il loro travolgente entusiasmo e forza creativa.

Ogni compagnia avrà a disposizione trenta minuti per dare vita alla propria idea e convincere il pubblico e la giuria di esperti che, presieduta da Giampiero Cicciò, è composta da Annalisa Canfora, Marianna De Pinto, Gianni Guardigli, Rossella Marchi, Giuseppe Marini, Luciano Melchionna e Andrea Pocosgnich. Al termine di ogni rappresentazione le compagnie potranno dialogare e approfondire le motivazioni dei loro lavori con il pubblico negli incontri moderati da Giampiero Cicciò e Andrea Pocosgnich. La serata di premiazione, presieduta da Pia Lanciotti, è prevista per il 12 maggio. Le compagnie premiate avranno la possibilità di sviluppare la loro messinscena di trenta minuti in un vero spettacolo che verrà inserito nella prossima stagione teatrale dello Spazio Diamante.

È possibile consultare il programma del Festival inDivenire qui Home | Festival inDivenire

data di pubblicazione:1/05/2024

C’ERA UNA VOLTA IN BHUTAN di Pawo Choyuing Dorji,2024

C’ERA UNA VOLTA IN BHUTAN di Pawo Choyuing Dorji,2024

Regno del Bhutan 2006. Un anziano Lama di un piccolo villaggio alle pendici dell’Himalaya apprende dei cambiamenti derivanti dalla decisione del Re di far votare per la prima volta il suo popolo. Chiede allora al suo giovane discepolo di portargli un fucile prima della Festa della Luna Piena, data fissata per la simulazione delle votazioni. Contemporaneamente, un trafficante di armi americano entrato di nascosto nel Paese è con il suo interprete alla ricerca di un vecchio fucile dall’inestimabile valore. Lo stesso fucile…

L’opera seconda del regista bhutanese è stata presentata con discreto apprezzamento all’ultima Festa del Cinema di Roma. Lontano emulo di Tarantino il nostro autore ci rappresenta alcune storie parallele che si intrecciano e poi si collegano tutte fra di loro nel sorprendente finale. Con humour e grazia, sullo sfondo un paese pacifico, idilliaco e rurale come è il Bhutan, l’autore gioca con tutti gli effetti paradossali e comici dei cambiamenti sociali, culturali e politici decisi top-down dal Governo del piccolo Regno.

All’epoca, ultimo fra gli stati, ad aver avuto accesso alla televisione e ad internet, il Bhutan si sta preparando anche divenire la più giovane democrazia e ad imparare quindi come e perché si deve votare. Con cuore ed ironia, con scetticismo ed ottimismo e con una sottile suspense il regista disegna tutta una serie di personaggi. Ci narra le loro singole storie con acuta semplicità, realismo ed eleganza senza mai perdere il doppio fil rouge che tutte le unisce: la ricerca del fucile e gli effetti surreali e comici degli imprevisti cambiamenti legati alle elezioni.

La regia governa la narrazione con giusto ritmo in una gradevole alternanza fra le varie vicende narrative e con i toni leggeri della commedia. Il risultato è di certo un piccolo film, però un film gradevole, interessante e ricco di suggestioni che fa sorridere e che rasserena con i suoi paesaggi ed i suoi interpreti. Nel contempo ci fa anche riflettere sul valore delle tradizioni culturali secolari allorché poste davanti ai processi innestati dal cambiamento, dalla modernizzazione e dall’occidentalizzazione.

data di pubblicazione:29/04/2024


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