ENTANGLED, ogni cosa è collegata di e con Gabriella Greison

ENTANGLED, ogni cosa è collegata di e con Gabriella Greison

regia di Emilio Russo, una produzione Teatro Menotti di Milano

(Teatro India – Roma, 4/7 Aprile 2024)

Wolfgang Pauli, vincitore nel 1945 del premio Nobel per aver teorizzato il principio di esclusione, era famoso tra i fisici di quel tempo anche per un altro motivo. Molti ritenevano che, grazie alle sue manifestazioni psichiche, riuscisse a bloccare la strumentazione ogni volta che entrava in un laboratorio. L’effetto Pauli impressionò il mondo scientifico e molti credettero realmente a queste sue capacità tanto che venne soprannominato “flagello di Dio”.

 

Gabriella Greison, che nella vita reale è una fisica, ama raccontare di grandi figure che a loro modo segnarono la storia della meccanica quantistica. Nello spiegare le teorie più astruse che accompagnarono il lavoro di Pauli e di altri grandi fisici, la Greison utilizza un linguaggio semplice e accessibile a tutti. Ecco che con il suo monologo riesce a spiegare e a dialogare, rendendo comprensibile l’incomprensibile. Ci accompagna nell’intimo di un grande studioso, evidenziando i suoi punti di forza e nello stesso tempo i suoi punti di debolezza. Tutto ciò scaturisce dal suo rapporto analitico con Jung e dall’influenza che ebbe su di lui il concetto di sincronicità. Questa astrazione, alla base degli studi junghiani, dimostrava che due eventi non sono mai legati tra di loro per pura casualità. Gli stessi infatti si influenzano a vicenda dando vita a delle vere e proprie coincidenze significative. Concetti questi di non facile intuizione, ma che ci vengono proposti con una lettura particolare. Si riesce a coinvolgere l’interesse del pubblico per un tempo sufficiente a dire tutto quello che è necessario dire. Sulla scena un microfono, una scrivania, un lettino di quelli in uso presso gli psicoanalisti. Dei video, curati da Martin Romeo, accompagnano lo spettatore stesso verso un viaggio onirico dove possa ritrovare se stesso e il senso della propria vita. E proprio in questo contrappunto tra il conscio e l’inconscio, che Pauli trova ispirazione per le sue ricerche sulla fisica quantistica e non solo. Nasce così in lui l’esigenza di una riscoperta interiore, alla ricerca di un amore che possa essere la base di partenza di ogni realtà. Vi è così la certezza che ogni cosa e collegata ad un’altra, in un divenire infinito e senza tempo. Il titolo di questo spettacolo potrà lasciare perplessi, ma Gabriella Greison ancora una volta ci aiuta a comprendere, con la sua abilità divulgativa e la sua simpatia.

data di pubblicazione:05/04/2024


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AMERICAN FICTION di Cord Jefferson, 2024 – PRIME VIDEO

AMERICAN FICTION di Cord Jefferson, 2024 – PRIME VIDEO

Uno scrittore afroamericano (Jeffrey Wright) è in crisi, nonostante il suo talento, sia come docente sia come autore. Per pura provocazione, fingendosi un gangster in fuga, scrive un romanzo che rappresenta la realtà dei neri d’America sotto i tratti più ovvii, banali e caricaturali. Il libro avrà però un inaspettato enorme successo … ed allora l’autore …

 

Con ben cinque nomination significative fra cui Miglior Film e Miglior Attore Protagonista, l’opera prima dell’affermato sceneggiatore Cord Jefferson è stata l’outsider nella corsa per i recenti premi Oscar. È così emersa dall’assoluto anonimato. Si tratta di un film che, credete, vale veramente la pena di essere ricercato, scoperto e visto su Prime Video.

Una satira impegnata, buffa ed amara che vira talora quasi al grottesco e che sa giocare allegramente con i cliché sui neri e soprattutto sugli stereotipi delle élite culturali liberali bianche, sulle loro ossessioni per il politically correct ed infine anche sulla banalità del successo.

L’esordiente regista è abile nella direzione e nella messa in scena anche con alcune trovate originali. Soprattutto, è bravo nella costruzione di una trama narrativa in un giusto equilibrio di toni e credibilità fra la vicenda principale in cui privilegia uno humour graffiante e quella parallela e familiare invece più intima e seria. L’alternanza dei ritmi è giusta. Vero punto forte è la sceneggiatura brillante e precisa, sempre assistita da dialoghi reali e cesellati con precisione. Il film è poi sostenuto da un gruppo di attori tutti in pienissima forma, dall’ottimo protagonista e coprotagonisti fino ai perfetti ruoli di supporto.

Un piccolo bel film d’esordio che ha qualche inevitabile difetto ma che convince, diverte e fa anche riflettere in modo intelligente sul tema dell’identità dei neri d’America. In altre “annate Oscar” con concorrenti di minor calibro di quelli di quest’anno, American Fiction avrebbe potuto anche meritare di essere la “sorpresa vincente” e, in ogni caso, di uscire sui grandi schermi.

data di pubblicazione:05/04/2024


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CHILOMETRO_42 di Giovanni Bonacci

CHILOMETRO_42 di Giovanni Bonacci

diretto e interpretato da Angela Ciaburri, musiche dal vivo di Munendo

(Teatro Cometa OFF – Roma, 27/29 marzo 2024)

Angela Ciaburri duetta sul palco con il musicista romano Munendo. Insieme disegnano le tappe del percorso di preparazione che ha portato Kathrine Switzer a diventare la prima atleta donna al mondo a correre una maratona. Una storia che ha per protagonista la sfida (vinta) a sé stessi e al pregiudizio del senso comune.

 

Un barattolo di zuppa al pomodoro Campbell è così facile da aprire che anche una donna riuscirebbe a farlo. Su questa incontrovertibile provocazione si intreccia il racconto biografico di Kathrine Switzer, la prima donna a correre una maratona quando la disciplina era riservata ai soli uomini (il corpo delle donne era considerato troppo fragile per affrontare la sfida). È il 1967, la maratona è quella di Boston e nella società i ruoli di donna e uomo sono ancora pregiudizialmente definiti. Kathrine, classe 1947, elude i controlli degli organizzatori e si iscrive alla corsa guadagnando il numero di pettorale 261. Un giudice di gara la strattona, ma lei rimane al suo posto riuscendo comunque a raggiungere il traguardo. Quella corsa è una guerra che deve assolutamente vincere. Per sé e per tutte le donne che verranno dopo di lei.

Tuttavia questo è solo il felice epilogo di Chilometro_42. Tutto il resto della scrittura drammaturgica, complesso e ritmato lavoro di Giovanni Bonacci nato in collaborazione con progetto SUPERFICIE di Matteo Santilli e sviluppato in sinergia con l’interprete Angela Ciaburri e il cantautore Armando Valletta in arte Munendo, ripercorre le tappe della vita della maratoneta statunitense. Kathrine è una ragazzina che vive la fatica della crescita, del cambiamento. Sente di essere diversa dalle altre ragazze. Non si accontenta di far parte delle cheerleader. Vuole qualcosa di più, ma per ottenerlo deve anche soffrire, accettare la sconfitta e le cadute. Sopportare la violenza di un paese che ti vuole vincitrice ma che poi ti lascia sola nei momenti di fragilità. Indovinata la digressione su Simone Biles, la grande ginnasta più volte campionessa mondiale, rimasta vittima degli abusi sessuali del medico della nazionale. Kathrine non è la sola a combattere per la propria affermazione.

La performance di Angela Ciaburri è coinvolgente, viene voglia di tifare per lei come dagli spalti di un campo di allenamento. La fatica che fa sul palco sembra estenuante, eppure arriva vincitrice al traguardo dell’applauso. La ricca impalcatura sonora di Munendo enfatizza e contestualizza la sua prova. Si fonde con il monologo, tanto da diventare un’estensione dei pensieri della ragazza. Stimola la fantasia dello spettatore creando nella sua mente immagini che sopperiscono alla mancanza di scenografia. Appaiono i muri di persone attorno al tracciato della maratona. Appare la cameretta dove Kathrine prova le coreografie da cheerleader. Appaiono i campi degli allenamenti, con i prati erbosi e le tribune.

Per paradosso lo scopo non è il podio. Il successo non si misura in tempi record e chilometri percorsi. Si vince ascoltando sé stessi, nella scoperta e nel superamento dei propri limiti. Nella sfida alle proprie paure e alle gabbie imposte dalla società. Perché la vera vittoria coincide con il raggiungimento della libertà.

data di pubblicazione:05/04/2024


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DIRITTO PENALE AL CINEMA – Università “Roma Tre”

DIRITTO PENALE AL CINEMA – Università “Roma Tre”

Io Capitano di Matteo Garrone è un film che consente di riflettere sull’Odissea, anche di tipo giuridico, cui vanno incontro i migranti che si mettono in viaggio per raggiungere le coste del nostro Paese.

Il 26 marzo 2024 si è tenuta la seconda lezione dell’attività formativa “Diritto penale al cinema”, di cui è titolare la Prof.ssa Antonella Massaro presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università “Roma Tre”.

L’incontro ha proposto una riflessione sul tema “Immigrazione e diritti umani”, a partire dal film Io Capitano di Matteo Garrone.

Io capitano racconta la storia di due cugini senegalesi, Seydou (Seydou Sarr) e Moussa (Moustapha Fall), che decidono di intraprendere il viaggio verso l’Europa non per scappare da una guerra o una carestia, ma per realizzare il loro sogno di fare musica e di “firmare gli autografi ai bianchi”. L’entusiasmo della partenza, però, si trasforma ben presto in orrore: il viaggio a piedi attraverso il deserto, le torture nelle prigioni libiche, la traversata lungo quel Mar Mediterraneo che, a seconda dei casi, può divenire dispensatore di vita o di morte. Il racconto è scandito dal “neorealismo magico” di Matteo Garrone, in un film che, pur replicando i tratti del road movie e del viaggio di formazione, si caratterizza per una visione originale, forse un po’ ammiccante nella prima parte, ma senato da una escalation narrativa potente e coinvolgente.

Nella discussione è intervenuto, in collegamento da Caserta, Mamadou Kouassi, uno dei protagonisti delle storie vere cui Matteo Garrone ha attinto per il suo film. Ha raccontato del suo viaggio, delle torture, dei compagni che non hanno retto il peso di quelle sofferenze, dell’approdo sulla coste italiane dopo il provvidenziale intervento della Guardia Costiera. Mamadou Kouassi, che ora lavora come mediatore culturale, ha però richiamato l’attenzione anche sulle difficoltà cui si va incontro anche dopo aver raggiunto le coste europee: la condizione di irregolarità cui i migranti sono spesso costretti, del resto, incide in maniera negativa tanto sulle condizioni di vita degli stessi quanto sulla gestione della sicurezza del Paese che li ospita. Il film di Garrone, ha precisato Mamadou, ha avuto l’inestimabile merito di veicolare una presa di consapevolezza a livello mondiale. Anche la corsa agli Oscar, sebbene Io Capitano non sia riuscito ad aggiudicarsi la statuetta per il miglior film internazionale, ha contribuito a rendere “visibile” un dramma che, troppo spesso, resta avvolto nel silenzio.

Il Dottor Carlo Caprioglio, titolare, presso l’Università “Roma Tre”, della Clinica legale che si occupa di immigrazione e cittadinanza, ha illustrato le ragioni su cui si fondano alcuni procedimenti penali, attualmente in corso in Italia, per fatti pressoché integralmente sovrapponibili a quelli raccontati dal film. La Clinica legale, infatti, sta seguendo proprio il caso di alcuni migranti imputati per favoreggiamento dell’immigrazione irregolare  (art. 12 d.lgs. n. 286 del 1998) per aver guidato l’imbarcazione che li ha condotti in Italia.

Si tratta a questo punto di capire se e come il diritto riuscirà ad assicurare una soluzione “di giustizia”.

data di pubblicazione: 27/03/2024

LE PREZIOSE RIDICOLE liberamente tratto da Molière

LE PREZIOSE RIDICOLE liberamente tratto da Molière

con Benedicta Boccoli, Lorenza Mario, Stefano Artissunch, regia, adattamento e ideazione scenografica di Stefano Artissunch, costumi di Mario Nateri, maschere e pupi di Giuseppe Cordivari, musiche di Andrea Bianchi, organizzazione generale e distribuzione di Daniela Celani, produzione Fondazione Atlantide Teatro Stabile di Verona/Daniela Celani per Synergie Arte Teatro

(Teatro Sala Umberto – Roma, 26/30 marzo 2024)

Molière è solo un pretesto per calcare liberamente nell’avanspettacolo o music hall (più elegante) che dir si voglia attraverso canzoni d’epoca, balli e recitazione di una scalcagnata compagnia di giro assemblata con materia prima da Roccacannuccia e Capracotta. Innesco fresco pretestuoso, ensemble brillante e sfavillanti scenografie.

Il titolo può ingannare perché lo spettacolo spazia su un repertorio ammiccante agli ultimi anni della seconda guerra mondiale. La trama è appena una bozza e un innesco con la cornice (le interpreti) che sono meglio del quadro (il testo, lo sviluppo). Nelle parti di stagionate interpreti del varietà Boccoli e Mario se la cavano magnificamente auto-ironizzando sulla propria condizione, cercando (inutilmente) di non farsi vessare dal manager che è anche il creatore del testo e della regia. Si prende un po’ da tutto, incluso Petrolini con una rievocazione d’epoca che non può che piacere alla borghesia in sala. La pretesa di un messaggio è fuori dal contesto. Così la gravidanza di una delle due, incinta per colpa di un nazista non gentiluomo, è palesemente presa da La Storia di Elsa Morante. La censura che cancella le parole straniere sa di deja vu, lieve l’accenno alla censura in cui incappò Molière. E dunque quello che più colpisce è il rutilante assemblaggio, il fascino di intramontabili motivetti, la grazie delle protagoniste per una proposta calzata mani e piedi sul loro charme. Le defunte luci del varietà, quando lo spettacolo veniva gettonato unitamente a un film, nel mondo del teatro sembrano destinate a non spegnersi mai. Polvere di Stelle al cinema ammiccava a questo mondo.

data di pubblicazione:27/03/2024


Il nostro voto:

UN MONDO A PARTE di Riccardo Milani, 2024

UN MONDO A PARTE di Riccardo Milani, 2024

Michele Cortese è stanco e particolarmente stressato dall’insegnamento presso una scuola elementare di Roma. Dopo aver fatto domanda, accetta con entusiasmo il trasferimento in un piccolo paese all’interno del Parco Nazionale d’Abruzzo. La realtà che trova è completamente diversa da quella tanto sognata e l’unica classe raccoglie appena pochi bambini. Quando, per motivi puramente speculativi si deciderà di chiudere definitivamente l’Istituto, insieme alla vice-preside dovrà inventarsi qualsiasi stratagemma pur di tenerlo in vita…

 

Il regista e sceneggiatore Riccardo Milani è oramai avvezzo a regalare al pubblico delle commedie divertenti. Senza ricorso a un eccessivo buonismo, i suoi film fanno stare bene e soprattutto rilassano. Anche in questo lavoro, in presenza di una sceneggiatura ridotta all’essenziale, senza grandi pretese si riesce comunque a dare un messaggio sociale, neanche tanto trasversale. Il protagonista, interpretato da Antonio Albanese, dopo tanti anni di faticoso insegnamento in una periferia romana, aspira a ritirarsi in un posto a contatto con la natura. Il suo desiderio si avvera, ma in situazioni ben lontane da quelle fantasticate. Il paesino è arroccato sulle montagne d’Abruzzo dove circolano indisturbati branchi di lupi e dove d’inverno si rimane isolati per le abbondanti nevicate. A scuola verrà accolto da una vice-preside aggressiva, ma che conosce bene la realtà del paese, e da una classe unica composta da sette bambini. Allo spaesato maestro daranno un caloroso benvenuto dimostrandosi presto tutti forse troppo maturi per la loro età. Situazioni grottesche che fanno sorridere lo spettatore e lo coinvolgono emotivamente nelle vicende proprie dei protagonisti. Il tutto condito da un dialetto abruzzese che, se a volte risulta veramente ostico, tuttavia è quel condimento che rende l’intera storia leggera e gradevole nello stesso tempo. L’intraprendente vice-preside è impersonata dall’attrice comica Virginia Raffaele che ancora una volta mostra grande talento da imitatrice, tanto da mimetizzarsi perfettamente tra la gente del luogo. Il regista qui dà prova di aver intuito che solo la presenza di attori non professionisti locali avrebbe comunque reso le vicende credibili e di facile fruizione. Se ne consiglia la visione per distrarsi un poco dai recenti film, molti dei quali veramente interessanti, che però incupiscono troppo e rattristano.

data di pubblicazione:27/03/2024


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QUIZ TIME – Libreria Eli Viale Somalia 50

QUIZ TIME – Libreria Eli Viale Somalia 50

Roma, 28 marzo 2024 ore 18,00

Un doppio appuntamento nella libreria più multimediale di Roma. Alle 18,00 gli scrittori Giulia Alberico e Daniele Poto proporranno Quiz Time ovvero il mondo della letteratura (ma anche del cinema, della poesia, del teatro) filtrato da 30 domande quiz che riveleranno la conoscenza della materia. Senza alcun particolare intento nozionistico ma con spirito ludico, gareggeranno due squadre allestite sul momento per sorteggio. In palio libri per ogni risposta esatta con benefit riservati sia alla squadra vincitrice che a quella perdente. È un appuntamento settimanale che si rinnova. Il giudice d’occasione sarò il libraio romano Francesco Palombi. I visitatori potranno disporre di un buono libro da dieci euro da consumare presso Eli. Nell’occasione potranno accedere all’enorme archivio di libri di secondo mano venduti a peso: 10 euro al chilo a dimostrazione che la cultura se ha peso ha scarso costo. A seguire tutti i partecipanti si riconvertiranno in una presentazione intima e discreta di uno scrittore emergente, Vito Di Battista, che presenterà il suo libro Il buon uso della distanza (Gallucci editore), segnalato dalla critica. Ecco il giudizio di Simonetta Sciandivasci: “Di Battista è consapevole di come la memoria sia invenzione e la vita sia come il teatro, che muore mentre lo si fa”..

data di pubblicazione:25/03/2024

L’ORIGINE DEL MONDO – Ritratto di un interno

L’ORIGINE DEL MONDO – Ritratto di un interno

scritto e diretto da Lucia Calamaro

(TEATRO ARGENTINA – Roma, 22/28 marzo 2024)

Arriva all’Argentina di Roma L’Origine del mondo- ritratto di un interno, scritto e diretto da Lucia Calamaro in una nuova veste e con un nuovo cast che comprende la giornalista Concita De Gregorio e le attrici Lucia Mascino e Alice Redini. Uno spettacolo straordinariamente attuale, che ha visto la luce nel 2011 e che ha vinto nel 2012 tre premi Ubu. Tre atti per raccontare il presente della depressione: donna melanconica al frigorifero, certe domeniche in pigiama e il silenzio dell’analista. Tre donne, nonna, mamma, figlia, tre voci, tre generazioni (foto Claudia Pajewski).

Quante persone trascorrono la loro vita cercando di trovare un equilibrio interiore, lottando contro una costante solitudine cronica, che sembra non abbandonarle mai, senza godersi i singoli momenti di gioia perché troppo estranei dalla realtà? È questa la riflessione proposta nella trilogia di Lucia Calamaro, drammaturga e regista affermata nel panorama contemporaneo. Un dramma esistenziale, di un nucleo familiare al femminile, composto da madre (Concita De Gregorio) figlia (Alice Redini) e nonna (Lucia Mascino).

Un testo profetico, anche, perché dieci anni prima del Covid già parlava di reclusione, dolore del mondo, stati depressivi, disturbi alimentari, impotenza ma anche di possibile redenzione, nel quale prendono forma i legami familiari in cui si nasce e in cui ci si imbatte, tanto fondamentali quanto intricati.

Concita la protagonista cerca qualcuno e non qualcosa nel microcosmo del proprio intimo, vuole ritrovare se stessa. Ma per farlo ha bisogno degli altri, ha bisogno di qualcuno che ami ascoltarla con attenzione e con cura perché la vita è relazione. E la qualità della relazione deve essere fertile, di interscambio, altrimenti si rischia di ammalarsi di mancato ascolto. Come avviene alle tre protagoniste. Lucia, la nonna, sceglie di rimuovere le sue esigenze più vive riuscendo a sopravvivere nel mare di noia che ne deriva, brontolando nel tentativo di risvegliare la figlia dal letargo depressivo; Concita (la figlia di Lucia) non riuscendoci si isola, si chiude all’ipocrisia delle relazioni; sua figlia Alice è in bilico tra l’attaccamento alla madre e il tentativo di riuscire a comunicare con lei decifrando il suo linguaggio del corpo, vista l’impossibilità della comunicazione verbale, riscontrata ed esasperata nella relazione di puro silenzio esistente tra Concita e l’analista.

Un dramma di fronte ai fattori portanti della quotidianità, i dialoghi con il frigo che si apre e si chiude, con la lavatrice semivuota che gira e genera schiuma, ingombranti elettrodomestici con cui confrontarsi su debolezze, fragilità e solitudine. Legami fragili ma presenti che supportano la necessità e la volontà dolorosa ma essenziale di volere essere vivo e presente.

data di pubblicazione:25/03/2024


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GIOVANNI TESTORI FRA TEATRO E CRITICA D’ARTE

GIOVANNI TESTORI FRA TEATRO E CRITICA D’ARTE

Quando il lavoro del critico trapassa nell’invenzione del vero scrittore

(Biblioteca Hertziana – Roma, 19 marzo 2024)

Si è svolto a Roma, presso la sala conferenze della biblioteca Hertziana – storico edificio in via Gregoriana dove ha sede l’istituto tedesco della società Max-Planck dedicato alla ricerca sulla storia dell’arte – un interessante seminario di ricerca dedicato allo scrittore Giovanni Testori. Nato a Novate, nella periferia nord di Milano, il critico d’arte e drammaturgo è stato uno scrittore prolifico, una figura complessa e articolata, modello per la cultura italiana del Novecento e di quella milanese in particolare. Scopo del seminario è stato quello di avvicinare un pubblico di studiosi e appassionati alla figura dell’artista lombardo, in particolare dopo l’anno appena trascorso in cui si sono celebrati i 100 anni dalla nascita con mostre, eventi, spettacoli e convegni.

L’evento, organizzato e presentato da Paolo Talone in collaborazione con Lara Demori, ha aperto una prospettiva di analisi sull’autore novatese, ponendo al centro le connessioni tra la scrittura drammaturgica e quella di critico d’arte. La relazione è stata affidata a un ospite di eccezione, Davide Dall’Ombra. Docente di Storia della critica d’arte presso l’Università Cattolica di Milano, Davide Dall’Ombra è direttore di Casa Testori – l’associazione che si occupa di gestire l’eredità intellettuale dello scrittore – e responsabile della biblioteca e dell’archivio di Giovanni Testori. Il seminario è iniziato con la lettura di un testo tratto da uno dei saggi tratti dal Gran teatro montano, il volume del 1965 che raccoglie le riflessioni dell’autore su Gaudenzio Ferrari, pittore e sculture al Sacro Monte di Varallo. Il brano, una descrizione della cappella 38 del Sacro Monte (detta “cappella della crocifissione”), letto dall’attrice Chiara Cavalieri (membro stabile tra le altre cose della compagnia Fort Apache Teatro con la quale conduce laboratori in istituti penitenziari) dà un’idea dell’abilità di scrittura testoriana che sa mettere in dialogo scultura e pittura attraverso l’uso di un linguaggio teatrale.

Testori nasce come critico e pittore negli anni ’40, durante i quali collabora con la rivista del GUF di Forlì Pattuglia diretta da Walter Ronchi. Negli anni ’50 conosce Roberto Longhi, che diventa suo maestro d’elezione. Gli interessi si allargano alla pittura lombarda del Seicento e parallelamente inizia a coltivare la passione per la scrittura e il teatro. Escono I segreti di Milano, una raccolta di scritti di vario genere dal romanzo al teatro, che narrano la periferia milanese. Nel 1968 pubblica su Paragone letteratura il saggio teorico sul teatro, Il ventre del teatro, in cui mette in evidenza la centralità della parola e dell’attore, per lui personaggio monologante. Questo scritto apre la grande stagione teatrale degli anni ’70, segnata dalla collaborazione con la regista Andrée Ruth Shammah e l’attore Franco Parenti, per il quale scrive La trilogia degli scarozzanti. Un periodo felice che vede la nascita del Salone Pier Lombardo (poi teatro Franco Parenti) e la sperimentazione in teatro di una lingua nuova, inventata, segno di rinnovamento per la scena milanese e italiana in generale. Dopo la morte della madre Lina Paracchi nel 1977, Testori prenderà una strada diversa, ma tornerà a collaborare con il Pier Lombardo nel 1984, in occasione del bicentenario della nascita di Alessandro Manzoni. Scrive per la compagnia di Parenti I promessi sposi alla prova, l’azione teatrale divisa in due giornate in cui un Maestro dialoga con gli attori chiamati a mettere in scena il celebre romanzo. Tornando al seminario, da quest’opera è tratta un’altra lettura che vede protagonista il personaggio della Monaca di Monza, sempre presentata attraverso la voce e l’interpretazione della Cavalieri.

L’incontro ha poi coinvolto nella seconda parte il numeroso pubblico di studiosi di arte, lavoratori dello spettacolo, impiegati dell’istituto e semplici appassionati, intervenuto con domande e considerazioni sull’autore. Anche a Roma è stato celebrato Giovanni Testori.

Link utili:

La registrazione video del seminario si può seguire su Research Seminar with Davide dall’Ombra on Vimeo

Giovanni Testori – Home

Casa Testori

Home | Bibliotheca Hertziana – Max Planck Institute for Art History (biblhertz.it)

data di pubblicazione:24/03/2024

LA VITA CONTROMANO di Anna Murante, con Daniele Poto – ed. Youucanprint 2024

LA VITA CONTROMANO di Anna Murante, con Daniele Poto – ed. Youucanprint 2024

In Italia nel 2023 sono usciti 81.000 libri e questo certo non sarà più letto. Ma ha il merito di uscire dalla mischia e dal mercato. Perché più che un libro è la storia di una vita, un diario che chiede di essere condiviso. Una storia di donna travagliata e che trova riscatto nella sublimazione della testimonianza. La vita contromano. Con una gravidanza atipica che all’inizio viene rifiutata. Ma quando una madre prende in braccio il suo bambino tutto può cambiare. E la vita improvvisamente sembra raddrizzarsi attraverso la storia vera di una donna che, lottando contro i pregiudizi, s’insedia a Roma e, partendo dalla gavetta, si conquista un solido presente, documentando un piccolo spaccato della storia d’Italia: dal terrorismo a Berlusconi fino all’attuale temperie. La serenità si rompe quando suo figlio va incontro a un tragico destino. Quel ragazzo fortemente amato era la ragione di una vita. Metabolizzando il lutto con il racconto di questa parabola Anna Murante ci consegna uno spaccato intimo di questo percorso sofferto e irrisolto, irrorato dalla speranza di una redenzione, forse anche religiosa. Daniele Poto ha solo cercato di restituire al meglio la sua gioia e il suo dolore lasciando alla storia la genuinità e la spontaneità primordiali di una donna pugliese che cerca di farsi largo a Roma lottando contro i pregiudizi che le affibbiano subito l’etichetta di ragazza madre. Libro di facile leggibilità, di fragranze godibili che può ambire al suo legittimo spazio in una biblioteca. Anna Murante ci ha riassunto il suo passato anche per illuminare il prossimo futuro e ritrovare nel coro dei lettori amici e parenti solidali con la sua parabola.

data di pubblicazione:21/03/2024