UNA TERAPIA DI GRUPPO di Paolo Costella, 2024

UNA TERAPIA DI GRUPPO di Paolo Costella, 2024

Il Prof. Stern, affermato psicoanalista, convoca nel suo studio romano sei dei suoi pazienti, lo stesso giorno alla stessa ora. Trattasi di un banale equivoco o di una semplice burla nei loro confronti? Ognuno è affetto da un disturbo compulsivo che si manifesta in modi diversi. Ma come conciliare le loro palesi idiosincrasie in una sala d’attesa diventata claustrofobica? Parlando inevitabilmente di sé, la stramba compagnia mette in atto una sorta di terapia di gruppo con effetti a dir poco singolari…

Paolo Costella dirige per il grande schermo un’opera cinematografica senza pretese tratta da un soggetto decisamente non originale. La storia infatti nasce come pièce teatrale di Laurent Baffie dalla quale, a sua volta, lo spagnolo Vicente Villanueva aveva già realizzato il film Toc Toc. Il regista genovese ne ricava ora una commedia tutta all’italiana con un cast leggero e ben assortito. I personaggi impegnati in questo singolare incontro/scontro sono Claudio Bisio, Claudio Santamaria, Margherita Buy, Valentina Lodovini, Leo Gassmann, Ludovica Francesconi e inoltre Lucia Mascino, quest’ultima come segretaria dell’atteso professore. Dopo l’iniziale disappunto, ognuno manifesterà i propri disturbi di natura ossessiva che diventeranno motivo di attenzione e di condivisione da parte degli altri. Una vera e propria terapia di gruppo spontanea dove verranno affrontati i propri traumi e le proprie paure. Alla fine si arriverà alla conclusione che tutto si può affrontare e risolvere, basta parlarne. Un tema che il regista affronta con sottile ironia, in un’epoca nella quale lo stesso concetto di psicoanalisi è messo in crisi dall’opinione generale. Se si va in analisi si è spesso considerati se non proprio pazzi, almeno schizoidi da tenere alla larga. La commedia va avanti tra battute non proprio al massimo dell’originalità, spesso sopra le righe per alleggerire volutamente una situazione paradossale. Partendo da un’idea che poteva essere frizzante si è arrivati a un finale confuso e neanche scontato. Nonostante la buona volontà dell’intero cast, il soggetto stesso perde via via di tono per approdare a un risultato poco convincente. Una commedia agrodolce che ci suggerisce solo una benché minima considerazione dei traumi altrui, nella vaga speranza che siano prima gli altri ad accorgersi dei nostri.

data di pubblicazione:20/11/2024


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LE DELUGE – gli ultimi giorni di Maria Antonietta di Gianluca Jodice, 2024

LE DELUGE – gli ultimi giorni di Maria Antonietta di Gianluca Jodice, 2024

1792, in piena rivoluzione francese Maria Antonietta, ultima regina di Francia, insieme al consorte Luigi XVI e ai due figli, viene arrestata e tenuta segregata nella Torre del Tempio, alla periferia di Parigi. La monarchia è stata definitivamente abolita e la famiglia reale deve subire costantemente i soprusi inflitti dai carcerieri. La sovrana si comporta in maniera esemplare e affronta con dignità il destino che le ha riservato il tribunale rivoluzionario…

Gianluca Jodice è un regista napoletano, classe 1973, già segnalato dalla critica per alcuni lungometraggi che hanno ottenuto importanti riconoscimenti. In Le Déluge, coproduzione italo-francese, ripropone il periodo estremo della vita di Maria Antonietta, ultima esponente dell’ancien régime, quando, rinchiusa insieme alla famiglia, in stato di assoluta segregazione, mantiene intatta la sua dignità di sovrana. Il film si divide in tre capitoli con l’intento di voler rimarcare le tre distinte fasi della sua vita passata dai lussi sfarzosi di Versailles all’isolamento totale nei locali putridi dove è confinata. Tutto in attesa della fase finale quando la sentenza la giudicherà colpevole di alto tradimento nei confronti della causa rivoluzionaria. Nello specifico il regista non mette volutamente in scena il prima e il dopo, il fasto della corte e l’esecuzione per ghigliottina, ma si concentra su quei giorni di attesa proprio per mettere in luce i caratteri dei singoli protagonisti. Luigi XVI (Guillaume Canet) ha un’indole debole e forse troppo remissiva, anaffettivo per natura cerca invece di presentarsi all’altezza della situazione di fronte al destino a cui dovrà andare incontro. Maria Antonietta (Mélanie Laurent) risulta invece essere il personaggio chiave dell’intera storia. La sua fredda determinazione nasconde invece un cuore tenero e affettuoso verso il consorte e i due figli, consapevole che anche loro sono segnati da un tragico epilogo. La rivoluzione e la definitiva caduta della monarchia infatti cambierà radicalmente il carattere di Maria Antonietta che da altezzoso si convertirà in protettivo verso i figli e indulgente verso il marito. Il film è essenziale nelle scene, la fotografia mette in risalto la sporcizia e il degrado delle stanze in cui vengono segregati gli ex sovrani, ma dove ancora paradossalmente si ripropongono le dinamiche regali. Un’opera tutto sommato ben riuscita, da un lato pertinente ai fatti storici ben noti, dall’altro rivelatrice di un’umanità sorprendente e sicuramente coinvolgente.

data di pubblicazione:20/11/2024


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MOVIE ICONS e SERIALMANIA

MOVIE ICONS e SERIALMANIA

(Museo Nazionale del Cinema di Torino)

Ci sono innumerevoli motivi per un salto a Torino, assurta nei giorni scorsi a capitale del tennis mondiale. Ovviamente la bellezza della città, culla del Liberty, il Museo Egizio, le sue raffinate pasticcerie e certamente la Mole Antonelliana, da anni Museo del Cinema, autentico must per appassionati della c.d. settima arte, grandi e piccini.

Attualmente sono in corso nella struttura due interessanti mostre. La prima si può ammirare percorrendo le suggestive rampe verso la volta, Movie Icons con 117 oggetti originali di scena fra costumi, memorabilia, locandine, provenienti da alcuni dei set di Hollywood. Come spiega l’esaustivo catalogo ad hoc, “oltre ai personaggi e alle azioni, un film è anche fatto di oggetti”. E su questi si concentra il percorso da cinefili, ricco di quei riferimenti che connotano le più note produzioni cinematografiche. Cito a caso,il cappello e la frusta di Indiana Jones, la bacchetta magica di Harry Potter, le divise di Star Wars, i costumi dei super eroi Marvel, la piuma di Forrest Gump, direte, feticci, ma alla fine non sono quei dettagli che valorizzano i film e restano nella memoria collettiva? Movie Icons, è dunque un viaggio che attraversa il cinema hollywoodiano degli ultimi quarant’anni. Un’occasione per uno straordinario refreshment dei principali cult movie e dei relativi backstage (e con questo ho fatto il pieno di terminologie anglosassoni!).

Di segno diverso, Serialmania. Immaginari narrativi da Twin Peaks a Squid Game, allestita al piano di accoglienza della Mole, che costituisce il primo progetto espositivo dedicato alle serie televisive, piaccia o no, destinate a successo planetario ai danni, ahimè del buon vecchio cinema in sala. Certamente da non sottovalutare, le serie tv hanno modificato le arti visive, e nelle sue versioni più raffinate, hanno creato forti modelli di riferimento per le nuove generazioni di spettatori. Una volta esistevano, i corti di Hitchcock, Bonanza, Perry Mason, Il Tenente Colombo (Columbo in originale), Ai Confini della Realtà, illustri precursori del genere. Oggi i cd nuovi immaginari narrativi, si presentano, spesso in versione seriale, con prodotti, attenti non solo all’estetica, ma spesso all’approfondimento psicologico dei personaggi. Registi famosi si sono già cimentati in questa nuova “disciplina” con risultati interessanti.

La rassegna in questione si sofferma in particolare su dodici titoli. Da, I Segreti di Twin Peaks (primo piccolo capolavoro del genere di David Lynch) a Breaking Bad ( la serie must per eccellenza) passando per, E.R,Medici in Prima Linea, al nostro, Romanzo Criminale, all’infinito, Il Trono di Spade, all’angosciante distopico, Squid Game, etc. Tra inquadrature e sequenze non mancano le fotografie di Gregory Crewdson, dipinti di Mario Schifano, ed altri riferimenti all’arte tout court. La rassegna non è esaustiva, ma rappresenta comunque un primo significativo tentativo.

In ogni caso se, per caso, le mostre estemporanee non fossero di piena soddisfazione, il Museo ha molte altre sezioni, la cui visione di sicuro giustifica il prezzo del biglietto.

data di pubblicazione:20/11/2024

 

QUELLO CHE RESTA regia di Daniele Trombetti

QUELLO CHE RESTA regia di Daniele Trombetti

drammaturgia di Daniele Trombetti e Daniele Locci con: Daniele Trombetti, Daniele Locci, Francesca Anna Bellucci, Beatrice de Luigi e Federico Capponi

(Teatro Lo Spazio – Roma, 19/24 Novembre 2024)

Il giovane Antonello muore di cancro. Silvano ed Enrico, suoi amici del cuore dai tempi del liceo, si fanno carico di eseguire le ultime volontà: spargere le sue ceneri in un posto in cui si possa vedere l’aurora boreale. I due insieme a Linda, ex di Silvano e adesso la ragazza di Enrico, intraprendono in auto questo lungo viaggio da Roma a Stettino. Un percorso insidioso e turbolento ma anche pieno di bei ricordi, quando l’esuberante Antonello era ancora in vita e rendeva i loro incontri allegri e trasgressivi…

Una compagnia teatrale, sgangherata e divertente che riporta sulla scena uno spettacolo più che collaudato. I protagonisti, tutti giovanissimi, ci parlano di sé e dei propri problemi esistenziali e affettivi. Un mix di risentimento e rimbrotto reciproco, sovrastato da musiche a tutto volume che spesso si sovrappongono alle voci. Ma va bene così. Quello che conta è rendere l’atmosfera giusta e portare lo spettatore a ridere delle situazioni estreme che si sovrappongono senza soluzione di continuità. Creare una grande confusione, una valanga di parole sconnesse per far emergere l’intimo di ognuno di loro. Ci sono problemi sentimentali ancora da risolvere e certamente Silvano non può facilmente digerire gli otto anni di fidanzamento con Linda, andati in fumo proprio quando già si parlava di matrimonio. Tradito per giunta con il suo miglior amico che è costretto a sopportare durante il lungo e faticoso viaggio in auto verso la destinazione finale. Ora che è radicalmente dipendente da farmaci come potrà affrontare questa ulteriore prova di forza contro se stesso e trovare il giusto equilibrio? L’incontro casuale con Manuela, anche lei in fuga da una società che rifiuta la parità di genere, metterà Silvano definitivamente in crisi senza lasciargli alcun margine di manovra. Uno spettacolo ora riproposto al Teatro Lo Spazio-Roma che diverte in maniera seria perché fa riflettere sul concetto di amicizia, un qualcosa che al di là delle possibili interferenze è destinato a rimanere per sempre. Un messaggio che gli attori sanno ben trasmettere al pubblico e che il pubblico è disposto a recepire in toto. Atmosfera piacevole e leggera, creata apposta per intrattenere su un tema fondamentale, spesso trascurato per una dilagante forma di eccessiva superficialità.

data di pubblicazione:20/11/2024


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THE BEAST di Bertrand Bonello, 2024

THE BEAST di Bertrand Bonello, 2024

In un futuro distopico prossimo venturo dominato dall’Intelligenza Artificiale gli esseri umani devono alleggerirsi di tutti i condizionamenti legati alle emozioni, ai sentimenti e alla paura. Gabrielle (Léa Seydoux) si sottopone ad un trattamento che la porterà a rivivere una relazione complessa con Louis (George MacKay) un giovanotto da lei conosciuto in tre diverse reincarnazioni nel 1910, nel 2014 e nel 2044 …

Bonello molto apprezzato in Francia è un talentuoso regista che è espressione della cosiddetta cinematografia postmoderna. Il suo è un cinema spiazzante, cerebrale, attento all’eleganza formale ed alla perfezione delle immagini. Un cinema autoriale che i Cinefili duri e puri possono anche amare ma che il pubblico non francese non sempre riesce a gradire fino in fondo. Il minimo che si può subito dire di The Beast, suo undicesimo lungometraggio, presentato a Venezia 2023 è che il cineasta non si è di certo scelto un soggetto facile. Una vicenda articolata su tre piani temporali – passato, presente e futuro prossimo– fra loro estremamente intrecciati che rischia di porre in difficoltà lo spettatore medio ormai abituato a storie più lineari. Si tratta di un film distopico ed al tempo stesso di una favola romantica che attraversa il Tempo. Un’opera che seduce per la sua messa in scena precisa ed elegante e per l’audace fusione di più generi: thriller, film d’epoca, horror, science fiction e mélo. Un lavoro ricco di rimandi e citazioni da Resnais agli universi cinematografici di Lynch e Cronenberg. Il regista ci invita a riflettere su un tema attualissimo: l’amore ai tempi dell’Intelligenza Artificiale e su tutto ciò che ci rende ancora esseri umani: i turbamenti, i ricordi e la paura. La paura è infatti la Bestia che simbolicamente minaccia la nostra Società. Il timore di una catastrofe imminente che Bonello abilmente mantiene astratta ed incorporea. Chiave di volta del film oltre alla regia sono anche la buona sceneggiatura ed il montaggio. Apprezzabili i due protagonisti, in particolar modo la Seydoux che sostiene il film quasi da sola ed è brava nell’incarnare con sentimento tutta la difficoltà del vivere. Le fa da contrappunto il vibrante MacKay.

The Beast è senz’altro un lavoro ambizioso che non manca di una certa originalità. Eppure nonostante i vari pregi non mantiene le sue promesse e si perde lungo il cammino. Si frammenta, si squilibra, gira in tondo su se stesso, perde ritmo, diviene troppo complesso, sovraccarico di immagini ed eccessivamente lungo. Paradossalmente è un film che pone al suo centro il rifiuto inconscio di perdere le emozioni ma che, a sua volta, è tutto meno che emozionante e coinvolgente. Potrà di sicuro esercitare una certa fascinazione formale ma purtroppo resta troppo intellettuale, estetizzante e distaccato. Questa è tutta la grande qualità ma, al contempo, anche il principale limite di questo film molto particolare.

data di pubblicazione:20/11/2024


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LES FANTOMES di Jonathan Millet, 2024

LES FANTOMES di Jonathan Millet, 2024

L’opera prima nella fiction di Millet ha le porte spalancate per il successo. Primo Premio nel Concorso Amore e Psiche del concluso e riuscito MedFilm Festival 2024, sta entrando nel circuito italiano della grande distribuzione dopo essere stato presentato a Cannes nel luglio scorso. Inoltre si sprecano i rumor per una possibile nomination nella selezione europea degli Oscar.

Storie di spie ma soprattutto di un’ossessione. Quella montante in progressione geometrica di Hamid, un profugo siriano, girovago tra Francia e Germania, inserito in un network spionistico che cerca di rintracciare nel vecchio continente i torturatori dell’odiato regime di Assad. La sua missione riguarda l’identità di uno di questi. La motivazione è forte come la rabbia che lo ispira. Ma la missione gli prende la mano e ne travalica intenzione e incarico. Così il pedinamento diventa paranoico e lo spinge ai confini di una possibile frequentazione con il potenziale carnefice rintracciato grazie a una foto non troppo chiara. L’ispirazione di un thriller, assecondata da una colonna sonora ritmica e pregnante, è il forte biglietto da visita del film. Incertezza e tensione montano improvvisamente anche se alla fine l’unico sangue che scorrerà sarà proprio quello del protagonista, trafitto dall’incauta coltellata di una collega troppo zelante nel desiderio di vendetta. Il film avvince per il fascino del mood ed è contrassegnata dalla scarsità dei dialoghi. Pochi ma significativi. Le azioni e i sottotesti coprono i buchi di una narrazione coerente e ispirata fino all’epilogo finale che, per ovvie ragioni, non riveleremo. Il network spionistico è chiamato a mettere ai voti la risoluzione sul torturatore: esecuzione o processo? E’ il dubbio che ha agitato anche i sonni del protagonista che nella vita privata è un professore di letteratura ormai senza famiglia e completamente sradicato dalla Siria.

data di pubblicazione:18/11/2024


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NEVER YOUNG un progetto di Biancofango

NEVER YOUNG un progetto di Biancofango

(Teatro India – Roma, 13/17 novembre 2024)

La compagnia Biancofango ha portato in scena dal 13 al 17 novembre al Teatro India, Never young, una docu-performance che dà voce ai giovani ed alle giovani Lolita, la nuova generazione che cerca di interfacciarsi con il mondo degli adulti, giocando a fare i grandi per anticipare il domani (foto Arianna Romagnolo).

Né bambini, né adulti: siamo nella preadolescenza, fase esistenziale complessa e multiforme. Never young è la seconda parte di un dittico che lavora sulla figura di Lolita nel tentativo di osservare e comprendere quella fascia generazionale che vive un presente articolato, composito e agitato, fatto di web, di tecnologia e solitudine, di disinibizione e fragilità. E Lolita è quell’insieme di mille contraddizioni e di troppa curiosità da e verso il mondo degli adulti.

Con Never young la compagnia Biancofango, da sempre impegnata in una scrittura scenica che esaspera il rapporto parola corpo, si dedica a vivisezionare la fragilità, la sfrontatezza, lo smarrimento, il desiderio di emancipazione dei nuovi adolescenti e preadolescenti.

Da queste riflessioni prende forma drammaturgica la pièce, firmata da Andrea Trapani e Francesca Macrì, anche regista dello spettacolo, che si dipana attraverso cinque quadri scenici, in cui confluiscono storie di adolescenti, in grado per restituire uno spaccato della società e del nostro Paese.

La prima sezione è dedicata alla storia della nostra Italia dagli anni 90 ad oggi, da Norberto Bobbio a Non è la Rai, da Umberto Eco a Berlusconi, dal Mulino Bianco a Le interviste barbariche; la seconda sezione presenta un dialogo sulla relazione corpo e sessualità; la terza è un’indagine sulla sessualità dell’adolescenza e della preadolescenza; nella quarta sezione uomini e donne anziani si confrontano su cosa rappresenta la sessualità oggi mentre la quinta sezione è dedicata all’infanzia perduta.

Un palcoscenico composito in cui si affrontano generazioni, immagini, sensazioni, passato e futuro dentro il quale tutti i protagonisti, senza ordine di età, sentono il bisogno di affermare il proprio essere e la propria identità.

data di pubblicazione:16/11/2024


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BEATI VOI CHE PENSATE AL SUCCESSO NOI SOLI PENSIAMO ALLA MORTE E AL SESSO

BEATI VOI CHE PENSATE AL SUCCESSO NOI SOLI PENSIAMO ALLA MORTE E AL SESSO

intorno alle opere di J.R. Wilcock, drammaturgia di Tommaso Cardelli e Tommaso Emiliani, regia di Alessandro Di Murro, con Jacopo Cinque, Alessio Esposito, Amedeo Monda, Laura Pannio. Produzione Gruppo della Crosta e Fattore K

(Teatro Basilica -Roma, 14/17 novembre 2024)

Eccentrico ispirato accumulo di contributi legati alla figura di Wilcock, dimenticato santone dell’Intellighentsia morto nell’anonimato perché trapassato nello stesso giorno del rapimento di Aldo Moro. Tormentone sulla morte e poi sul prototipo del bravo padre di famiglia, all’occasione violentatore e latore di alcun i dei peggiori istinti umani.

Spettacolo di corpo e di mozione con largo spazio all’improvvisazione. In meno di un’ora podismo, provocazioni, strizzatine d’occhio al pubblico che con il passaparola alimenta gli entusiasmi di una platea che più giovane non si può. Caricatura della pornografia, gli uomini messi in mutande (anzi in boxer) da una donna che sa essere feroce. Più ridicoli del solito per l’occasione con le gambe sghembe e un’impressione perplessa sul volto. Come si intuisce mise en scene vivace e irraccontabile. Il meglio in avvio perché l’intervista su come debba svolgersi il fine vita è ricca di richiami tanatologici. Il divano è il baricentro dell’azione e finirà male, preso a calci come per dissipare tutto quello che è avvenuto al suo cospetto, prima. Il parlarsi addosso è quello di una generazione che spesso presume troppo da se, smarrita e incerta. Si discetta sull’idea di progresso e sulle variabili che le ruotano attorno: crescere vivere, morire, mangiare e dormire: elenco di bisogni primari. Spettacolo generazionale per un una nuova ancora non troppo chiarita idea di teatro. Che finisce e sgorga con pasticcini e caffè. Del secondo si sente l’odore, i primi vengono offerti anche al pubblico in un empito di ritrovato ottimismo.

data di pubblicazione:16/11/2024


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BOOMERANG di Shahab Fotohui, 2024

BOOMERANG di Shahab Fotohui, 2024

Prima internazionale nel contesto della XXX edizione del MedFilm Festival. Opera che ci mostra un Iran diverso a quello diffuso dai nostri stereotipi occidentali. Una settimana di vita a Tehran, città caotica la cui dimensione metropolitana si innesta sulle vicenda private di quattro protagonisti: una coppia in crisi e due giovani agli albori di una relazione.

Cinema anti-holywoodiano dai ritmi lenti (v. Kiarostami). Coniugi dai sentimenti declinanti che cercano di sciogliere le ambiguità del proprio rapporto e due giovani dal sentimento nascente. Lei, la ragazza è la figlia della coppia e ha un rapporto ambivalente e reticente con il padre. Film ricchissimo di dialoghi: in casa, in auto, nel caos del traffico. Budget essenziale e ricerca di atmosfera. Per scoprire che le questioni amorose in Iran non sono poi troppo diverse da quelle nostrane e che la repressione della donna non è un caso all’ordine del giorno nella quotidianità abitudinaria della vita nella capitale. Interminabile piano sequenza nel deserto con vista lago sfuggendo per un momento al caos metropolitano di Tehran. Senza entrare nel merito politico questo è il miglior merito dell’opera, un biglietto da visita quasi antropologico, per mostrarci un altro punto di vista su un Paese che conosciamo poco. L’istantanea sulla nazione non contiene giudizi di valore ma vuole solo fotografare una realtà privata. Il finale è estremamente aperto. Dopo un intenso tentativo di spiegazione con il marito la donna perlustra la possibilità di affittare un appartamento per se per la figlia, prodromo di una possibile separazione. Ma rimane sul balcone, incerta mentre scorrono i titoli di coda. Cambierà vita, lascerà il marito o si rassegnerà al quieto declino di coppia? Il loro caso esemplificativo, come quello di novanta milioni di connazionali. Incerto il futuro distributivo visto lo scarso appeal commerciale.

data di pubblicazione:16/11/2024


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CAINI – Compagnia teatrale I Pesci

CAINI – Compagnia teatrale I Pesci

drammaturgia e regia di Mario De Masi con Alice Conti, Alessandro Gioia, Giulia Pica, Fiorenzo Madonna, Antonio Stoccuto

(Teatro India – Roma, 14/17 Novembre 2024)

Una madre, due fratelli, una sorella. Questa è la famiglia Caini, così come viene chiamata dai vicini di casa. Durante una delle sue frequenti scorribande notturne con le amiche, la ragazza incontra in discoteca un giovane artista performativo di cui si innamora. Dopo una risoluta resistenza, il giovane si convince di fare la conoscenza con i futuri nuovi parenti. Le sue idee innovative sull’arte contemporanea metteranno seriamente in discussione il solido equilibrio dell’intero nucleo familiare…

La Compagnia I Pesci ha origini napoletane e con la regia di Mario De Masi porta in scena il terzo capitolo di una trilogia tutta basata sul concetto della famiglia, intesa come nucleo sociale di una realtà tutta da esplorare. Con Caini il regista pone il suo sguardo indiscreto all’interno di una casa, chiusa in se stessa e impermeabile verso ogni ingerenza esterna di qualsiasi tipo. I soggetti in questione hanno tra di loro un patto di solidarietà che li tiene uniti da un qualcosa, un segreto forse a cui non è possibile accedere e che sembra legarli in maniera inscindibile. L’impatto con il giovane artista, di cui la figlia si è innamorata, metterà seriamente in crisi i singoli membri di questa ermetica famiglia, tutta intrisa di un area di mistero e di sacralità. Forse il segreto ha a che fare con il padre di cui non c’è più traccia da tempo. Scomparso o addirittura morto? Sarà proprio questo l’enigma che via via sarà svelato e che lascerà tutti sorpresi e sconcertati. Tutti rimangono affascinati dalla personalità del giovane estraneo e inizieranno ad apprezzarne il suo modo coerente di vivere l’arte e a condividerne l’essenza. Certo il destino che gli riserverà non sarà per niente generoso anche se lui si era sforzato con tutto se stesso di fare della propria creatività qualcosa di edificante, senza mai cedere alle tentazioni esteriori. Il progetto di una nuova performance all’interno di una cava, così come proposto dai due ambigui fratelli, gli aprirà tutta una serie di misteri incomprensibili. Una forza travolgente lo spingerà verso uno posto vuoto e senza ritorno. Lo spazio è buio come buio è l’animo di chi ci vive, pronto a reiterare un rito cannibalesco e di morte. Un gruppo di attori giovani e bravi, bene assortiti e anche coesi nel portare avanti un discorso sull’indissolubilità del vincolo familiare e sulla validità dell’arte, intesa come espressione universale del genere umano. Lo spettacolo in questione suggerisce la necessità di prendere contatto in qualche modo con questa realtà e lancia al pubblico un messaggio semplice e inequivocabile.

data di pubblicazione:15/11/2024


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