LE MANI SUL VETRO di Daniela Palumbo, 2015 – Torri del Vento Edizioni

LE MANI SUL VETRO di Daniela Palumbo, 2015 – Torri del Vento Edizioni

Questa raccolta di racconti vuole essere – nel progetto dell’autrice – uno spazio privato e intimo, dove potersi specchiare in solitudine. E al tempo stesso un osservatorio privilegiato di proiezioni altrui, per lo più fantasmagoriche. Lungo un percorso apparentemente lineare, il lettore procederà con passo ora lento ora spedito. Da un lato e dall’altro della galleria, ritratti o paesaggi per lo più a tinte fosche. Tra cui smarrirsi, o dove ritrovare se stessi. Ciascuno sceglierà di soffermarsi su questa o quella ossessione, mania, angoscia o nostalgia. Sarà la memoria labile di cavie dalle sembianze umane. Sarà l’identità perduta, sequestrata da entità misteriose. Saranno metamorfosi: individui che diventano insetti o si mutano in piccole parti di un tutto. Oggetti inanimati che paiono prendere vita. Di volta in volta sogno oppure incubo, il breve spazio della narrazione offre a ciascuno un’esperienza libera e liberatoria. Catturato da un titolo, da una citazione in esergo, da un incipit, il lettore sceglie di addentrarsi in questa o in quell’altra “foresta”. Di simbolo in simbolo, di stranezza in stranezza, sperimentando lo stupore, la risata o un vago senso di inquietudine. Fino ad entrare in contatto con l’alterità svelata e quasi toccata con mano, seppure attraverso “un vetro”. Riflesso dentro cui confondersi, ma anche dove scovare o riscoprire se stessi.

Je est un autre.

data di pubblicazione:07/11/2024

INCONTRI RAVVICINATI di Antonio Monda – ed. La Nave di Teseo

INCONTRI RAVVICINATI di Antonio Monda – ed. La Nave di Teseo

Un viaggio nel mondo del cinema e più in generale della cultura, attraverso intelligenti e partecipati incontri a casa Monda

Premetto di nutrire stima e riconoscenza nei confronti dell’autore. Ma anche un po’ di sana invidia, dopo la lettura di questo interessante concentrato di celebrazione dell’arte a tutto tondo. Stima e riconoscenza mi derivano dall’aver seguito da spettatore la Festa del Cinema di Roma, che, sotto la direzione di Antonio Monda ha toccato, a mio modesto avviso, i suoi massimi livelli. La piccola (?) invidia, invece, nel saperlo a New York nella sua bella casa su Central Park West, dove con la moglie Jacqui, pare ottima cuoca, accoglie molti di quanti nel cinema, nella letteratura, nella musica e nello sport hanno, in qualche misura, contribuito a migliorare se non a cambiare il mondo. Il libro in questione parla di loro: di Robert de Niro e Martin Scorsese, di Lucio Dalla e Jim Morrison, di Vittorio Gassman e Al Pacino. di Claudia Cardinale e Meryl Streep, Ma anche di David Foster Wallace e Philip Roth, di Saul Bellow e Don Delillo, di Mohamed Alì e John McEnroe e di tantissimi altri da riempire le ricche e coinvolgenti e direi appassionate 740 pagine che compongono l’opera. A riprova dell’ autenticità della frequentazione di tante celebrità, è divertente l’episodio del portiere/concierge che al ritorno di Monda nella sua abitazione gli racconta che durante il giorno lo hanno cercato nomi come Woody Allen, Elie Wiesel, Henry Kissinger, etc chiedendogli poi lui chi sia in realtà. Direi che sono diversi i motivi di interesse per la lettura di, Incontri Ravvicinati, ma il primo è la sensazione di empatia generata dall’ l’autore, affabile ospite verso i suoi “eroi, Colpisce l’umanità e la franchezza di tanti personaggi ( ne ho contati 150) che, tranne in alcuni casi, sembrano aprirsi completamente e sinceramente nelle conversazioni, quasi confessioni, con l’autore- ospite. Il libro va letto tutto (ma il lettore può scegliersi i personaggi di suo maggiore interesse) ed è pertanto inutile sottolineare i momenti più intimi e sofferti, le arguzie e le rivelazioni, le massime o i suggerimenti che intellettuali e artisti comminano nelle esaustive 740m pagine. Ne cito solo una ascrivibile all’incontro col grande romanziere Saul Bellow che così risponde a Monda alla sua richiesta di dargli un consiglio: “ chi vuole un consiglio, vuole in realtà un complice!”. Ecco la cifra finale del viaggio proposto da Antonio Monda, credo stia proprio nella complicità sincera che si crea fra un piccolo grande intellettuale di origini calabresi, peraltro professore alla New York University e molti dei giganti della cultura internazionale, suoi veri amici dei quali ci racconta senza falsa modestia ma con autentico coinvolgimento. Come dice nell’introduzione Jonathan Safran Foer… grandi personalità creative si confidano con Anonio perchè gli vogliono bene! Tutto qui!

data di pubblicazione:07/11/2024

ANORA di Sean Baker, 2024

ANORA di Sean Baker, 2024

New York. Anora (Mikey Madison) lavora in uno strip club. Qui incontra Ivan giovane figlio di un oligarca russo. Il ragazzo la fa entrare nel suo universo di lusso e denaro facile. Dopo una settimana vissuta in esclusiva con lei a suon di dollari, se ne invaghisce. Anora accetta entusiasta un precipitoso matrimonio a Las Vegas. I ricchi genitori alla notizia volano con il loro jet dalla Russia a New York e nel frattempo mandano i loro scagnozzi a porre fine all’improbabile storia…

Contro tutti i pronostici e confermando il tradizionale disaccordo fra Giuria e Critica, lo sceneggiatore e regista americano Sean Baker ha vinto la Palma D’Oro a Cannes ’24 con il suo settimo lungometraggio Anora. Come già con Red Rocket, presentato a Cannes e a Roma nel 2021, il cineasta prosegue la sua personale ricerca. Lo sguardo cinematografico di Baker continua infatti a posarsi sugli esclusi dall’american dream. Il suo script si concentra irridente su un Paese ormai corrotto dal desiderio del denaro facile. La sua è una colorita esplorazione dell’America marginale ed una riflessione arguta sull’inconciliabile incontro fra chi vive sulla soglia del benessere e chi invece è straricco. La Società che descrive è un contesto in cui ormai le differenze di classe sono insormontabili ed i due universi sono lontani anni luce fra loro. La forza del denaro non trova più confini. In una notte si può arrivare dalla Russia in America per esercitarvi con indifferenza le proprie prepotenze con l’arroganza di chi avendo i soldi ne ha anche il Potere.

Per Baker non è più tempo di favole o di sogni. Non siamo ad Hollywood né negli anni ’90. La Pretty Woman e la Cenerentola del Nuovo Millennio sono molto lontane dal loro precedente romantico ed ottimista. Non c’è più un Richard Gere innamorato ma un ragazzo inetto, viziato menefreghista che passa il suo tempo a divertirsi.

Al centro del film, vero punto di svolta narrativo di accelerazione del ritmo e cambiamento dei toni, c’è uno stupendo piano sequenza. L’incontro scontro comico e surreale fra Anora e gli inetti sgherri mandati dai genitori russi. Gli fa seguito una corsa notturna per le vie di New York alla ricerca di Ivan, splendido rimando a Tutto in una notte di J. Landis. Complice attento del regista è un cast perfetto sia nei primi che nei secondi ruoli. Su tutti brilla per simpatia, bravura e tempi comici la giovane Mikey Madison.

Anora è una commedia vivace con un ritmo serrato e frizzante in crescendo che fa ridere e anche riflettere. Ben scritto, ben diretto e ben interpretato è un film gradevole che mantiene ciò che promette ed intrattiene piacevolmente.

data di pubblicazione:06/11/2024


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UN’AVVENTURA SPAZIALE dei Looney Tunes, 2024

UN’AVVENTURA SPAZIALE dei Looney Tunes, 2024

Porky Pig e Daffy Duck sono molto preoccupati dopo aver scoperto che il tetto della loro casa è stato squarciato: i due amici rischiano di perdere la loro abitazione, perché non hanno fondi per le riparazioni e ancora non sanno che il colpevole è un misterioso oggetto volante.

Si capisce perché Porky Pig e Daffy Duck sono una delle più amate coppie comiche dei cartoni animati: perfino allo spettatore scettico e all’inizio perplesso, per non dire irritato, strappano risate di gusto. Questa storia, Un’avventura spaziale, sul grande schermo dal 7 novembre è anche costruita bene e si segue con piacere. Il film dei Looney Tunes con protagonisti Porky Pig e Daffy Duck, che fanno il loro esilarante ritorno in questa commedia fantascientifica prodotta dalla Warner Bros. Animation, diretta dal regista Pete Browngardt, disegnata e pensata dal team creativo dei famosissimi cartoni animati.

Il film racconta una storia mai vista prima di Porky e Daffy in veste di improbabili eroi, loro come unica speranza per salvare la terra davanti alla minaccia di un’invasione aliena. La commedia, dal ritmo sfrenato e dal calzante commento musicale, vede gli inseparabili amici lanciarsi in una corsa per salvare il mondo. Divertenti gag e caratteristiche immagini animate sono garantite: ecco perché i Looney Tunes sono così iconici e amati.

Porky Pig e Daffy Duck sono molto preoccupati dopo aver scoperto che il tetto della loro casa è stato squarciato. Senza fondi per le riparazioni, i due amici rischiano di perdere la loro casa d’infanzia e non sanno ancora che il colpevole è un misterioso oggetto volante!

Fortunatamente incontrano Petunia Pig, che procura loro un lavoro nella locale fabbrica di gomme da masticare, dove lavora come scienziata dei sapori. Tutto sembra andare per il meglio, fino a quando Daffy nota qualcosa di strano: il nuovo gusto di chewing gum, venduto in tutto il mondo, è stato contaminato da una misteriosa melma appiccicosa verde fluo.

I tre amici si rendano conto che la gomma è stata avvelenata da un malvagio alieno che vorrebbe far saltare in aria la Terra. Porky, Daffy e Petunia si ritrovano così in una corsa contro il tempo per fermare il progetto apocalittico del misterioso invasore.

Le abilità scientifiche di Petunia, la bella maialina che ha fatto innamorare il suo simile, l’ingegno di Porky, il maialino balbuziente, e la folle determinazione di Daffy, l’anatra nera, permetteranno loro di salvare il mondo?

Questo è un divertente e curato film di fantascienza dei Looney Tunes che è davvero, letteralmente, fuori dal mondo: vedere per credere.

data di pubblicazione:06/11/2024


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LA VEGETARIANA di Daria Deflorian

LA VEGETARIANA di Daria Deflorian

(Romaeuropa Festival 2024)

Dal 29 ottobre al 3 novembre il Romaeuropa Festival ha presentato al Teatro Vascello di Roma in prima mondiale La Vegetariana, con la regia di Daria Deflorian, tratto dall’omonimo romanzo della scrittrice sudcoreana Han Kang premio Nobel per la letteratura 2024. Protagonista è Yeong-hye, una giovane casalinga priva di slanci che ha sposato un uomo mediocre. Un giorno la ragazza butta via tutta la carne dal congelatore e annuncia che d’ora in poi diventerà vegetariana, dopo aver fatto un sogno. E’ l’inizio di una crisi familiare e di un percorso di metamorfosi e distacco (foto Andrea Pizzalis).

Grandissimo successo per il nuovo lavoro di Daria Deflorian, tornata al Romaeuropa Festival in veste di regista e attrice per portare in scena insieme a Monica Piseddu, Paolo Musio e Gabriele Portoghese La Vegetariana, ovvero il dramma di Yeong-hye e della sua presa di posizione radicale ed irrazionale di non mangiare, cucinare e servire carne. È il primo stadio di una metamorfosi, un percorso di sublimazione distruttiva che arriva al desiderio di diventare essa stessa una pianta, tra l’irritazione sconcertata del marito, l’esaltazione artistica del cognato e la consapevolezza addolorata della sorella. Uno scorcio di appartamento spoglio fa da bozzolo ad una transizione dal regno animale a quello vegetale, una nuova forma di vita che è un allontanamento dalla società e dalle sue regole. Yeong-hye non vuole essere dannosa, non vuole smettere di vivere, vuole solo cambiare il modo di vivere.

Uno spettacolo essenziale e rarefatto fatto di narrazione e simbologia, di tagli netti di luce e di coni d’ombra, di suoni ripetitivi e ossessivi, un ambiente metafisico in cui prendono vita le inquietudini della protagonista. Gli attori sono personaggi, ma interpretano anche la gamma di opinioni: incredulità, desiderio, dolore.

L’evoluzione di Yeong-hye non può essere compresa da chi le sta attorno, ma ha il potere di scuotere le fondamenta della loro esistenza. È l’incapacità di accettare l’altro nella sua unicità, di riconoscere la scelta di Yeong-hye come legittima e necessaria.  Il percorso di Yeong-hye è una discesa verso una forma di libertà assoluta, una libertà che passa attraverso la negazione di tutto ciò che è umano e di tutto ciò che la lega a quel mondo. È una ricerca di un’essenza pura che è anche un tentativo di sottrarsi e alle imposizioni della società ed alle sue regole di appartenenza.

La Vegetariana è uno spettacolo che colpisce per la sua intensità emotiva e per la sua ineccepibile estetica, capaci di mettere a fuoco il tema del rispetto dell’identità e del significato di libertà ed al contempo di quanto sia caro il prezzo da pagare per essere realmente se stessi.

data di pubblicazione:04/11/2024


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FINO ALLA FINE di Gabriele Muccino, 2024

FINO ALLA FINE di Gabriele Muccino, 2024

Sophie, al termine di una lunga vacanza italiana con la sorella, trascorrerà l’ultimo giorno a Palermo prima di rientrare in California. In spiaggia, appena arrivata, incontrerà Giulio e tra i due nascerà subito una passione. Al contrario della sua pedante compagna di viaggio, tutta dedita alla visita dei monumenti, Sophie preferisce evadere, lasciarsi andare tra le braccia della sua affascinante conquista e andare in giro con i suoi eccentrici amici. Non potrà mai immaginarsi quello che accadrà in quelle poche ore e di come cambierà tutta la sua vita…

Gabriele Muccino, con la sua lunga esperienza come regista e sceneggiatore, ha negli anni consolidato un suo stile tutto particolare che lo ha decisamente consacrato tra i protagonisti del cinema italiano contemporaneo. Anche in questo suo ultimo film vuole esplorare il mondo dei giovani e il loro tentativo di ribellione alla monotonia quotidiana, per lanciarsi in una realtà tutta ancora da scoprire. Sophie (Elena Kampouris) è la protagonista assoluta di questo action movie pieno di tanto amore, ma anche di tanto crimine. La giovane americana, dopo aver appena conosciuto Giulio (Saul Nanni), capirà ben presto che l’amore non richiede alcuna spiegazione logica e insieme a lui affronterà per le strade di Palermo ogni tipo di avventura, anche a rischio della propria incolumità. Sulla sua pelle scoprirà infatti un’attrazione fatale per il pericolo, e per tutto ciò che comporta, fino alle estreme conseguenze. Il regista concentra tutta l’attenzione sulla giovane ragazza. Da un passato di solitudine emotiva, lei stessa si troverà ad affrontare un manipolo di gente senza scrupoli che la costringerà ad accettare un ruolo tutto nuovo. E’ una prova verso se stessa, una dimostrazione che anche lei potrà farcela perché, quando si ama veramente qualcuno, non ci si pongono troppe domande e troppi se. Il film è una corsa continua piena di azioni e di parole che non lasciano un minuto di tregua per la riflessione. Ciò che Muccino è riuscito a dimostrare è che la vita è il risultato delle scelte che facciamo, scelte pertanto da accettare anche se dettate da situazioni al limite dell’umana comprensione. Ogni inquadratura è tecnicamente perfetta, la recitazione volutamente eccessiva, i personaggi sempre in fuga da qualcosa, ma proprio questo rende la scena vera, adrenalinica fino alla fine.

data di pubblicazione:02/11/2024


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BERLINGUER, LA GRANDE AMBIZIONE di Andrea Segre, 2024

BERLINGUER, LA GRANDE AMBIZIONE di Andrea Segre, 2024

Incentrato su alcuni momenti salienti della vita di Enrico Berlinguer, storico leader del PCI. In particolare, si fa riferimento al lungo e difficile cammino che avrebbe potuto portare il Partito Comunista Italiano, primo in Europa, a guidare il Paese, attraverso un dialogo con la Democrazia Cristiana, in quello che fu chiamato Compromesso Storico, ovvero il tentativo di costruire il socialismo nella democrazia. I fatti racconteranno un’altra storia!

 

Dopo, Andreotti (Il Divo, diretto da Paolo Sorrentino), Berlusconi (Loro, ancora di Sorrentino) e Craxi (Hammamet di Gianni Amelio), tocca ad Enrico Berlinguer, peraltro già omaggiato in diversi film-documentario, sin dal lontano 1984, anno dell’addio a Enrico Berlinguer di Bernardo Bertolucci, l’onore di una importante produzione cinematografica per la regia di Andrea Segre. Che il personaggio, uomo e politico sia stato importante, amato e comunque rispettato anche dagli antagonisti lo dimostrano, per restare nel mero segmento cinematografico, i tantissimi tributi (film, docu-film, trasmissioni tv) a lui riservati negli anni dai vari Minoli, Mellara, Samuele Rossi, l’immancabile Veltroni (Quando C’era Berlinguer) solo per citare i più noti.

In questi casi, ovvero pellicole su personaggi, specie se politici, molto amati o molto divisivi, il rischio che si corre è quello di farne dei “santini” o dei “mostri”. Il film del bravo Segre cerca in qualche misura di superare questi schemi. Parte dal titolo con l’incipit di Antonio Gramsci: ” Di solito si vede la lotta delle piccole ambizioni, legate a singoli fini privati, contro la grande ambizione che è indissolubile dal bene collettivo”. Chiarendo in primis che è al bene fatto popolo che guardava il giovane segretario del più forte partito comunista d’Europa nei difficili anni Settanta.

Anni in cui alle difficoltà interne, salari, occupazione, sanità (non è che Segre fa parlare il suo Berlinguer di quello che succede oggi?) si aggiungono le forti divergenze con l’URSS di Breznev. La linea tracciata da Berlinguer e chiaramente non gradita a Mosca, sarà quella di muoversi nell’alveo di un socialismo che si allinea alle regole democratiche. L’episodio dell’incidente stradale in Bulgaria, nel quale il leader italiano rimase leggermente ferito, racconta di come le sue posizioni non fossero molto in sintonia con quelle sovietiche. L’iter della pellicola per rimanere al Berlinguer- politico continua con le costanti clamorose vittorie elettorali del PCI (ma anche il Golpe in Cile, la vittoria nel referendum per il divorzio) e al contempo gli incontri con gli omologhi leader democristiani nell’ ambizioso tentativo di governare insieme il Paese. Ambizione che si tradurrà in illusione con la morte di Aldo Moro da parte delle cd Brigate Rosse. Ma, rispetto a una storia politica, già molte volte narrata e purtroppo nota, il film di Segre si distingue per la ricostruzione del privato di Enrico Berlinguer. Minuziosa e credibile è la fotografia del vissuto familiare come della coralità che ruota intorno al politico sassarese. Qui il plauso va esteso agli ottimi interpreti dal solito, per bravura riconosciuta, Elio Germano, un Berlinguer non imitato ma fedele, alla dolce Elena Radonicich nel ruolo della moglie Letizia. Ma sorprende in positivo Paolo Pierobon, persino migliore a mio parere dell’Andreotti di Servillo. Tutto il cast in ogni caso si è perfettamente calato nei rispettivi ruoli e stiamo parlando di alcuni dei migliori attori di casa nostra: Roberto Citran, Paolo Calabresi, Giorgio Tirabassi, Francesco Acquaroli, etc

A completare la buona impressione che il riuscito film di Segre ha destato, regista a parte, sono i meriti da ascrivere al co-sceneggiatore Marco Pettenello, all’autore del montaggio Jacopo Quadri e alle musiche originali di Iosonouncane.

data di pubblicazione:01/11/2024


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IRROMPE A ROMA IL MEDFILM FESTIVAL 2024

IRROMPE A ROMA IL MEDFILM FESTIVAL 2024

84 FILM IN PROGRAMMA DAL 7 NOVEMBRE

Appena il tempo di spedire in archivio gli echi della Festa del Cinema che nella capitale irrompe un nuovo grande evento che monopolizzerà l’attenzione dei cinefili per dieci giorni, precisamente dal 7 al 17 novembre prossimi. Ai nastri di partenza il Medfilm Festival 2024 che è la più collaudata rassegna cinefila ambientata a Roma. Ricorre infatti la trentesima edizione per l’iniziativa curata da Gisella Vocca, presentata al Maxxi e che avrà come sedi dedicate oltre al Museo sopra citato anche il Cinema Moderno, il Palladium e la Casa del Cinema. I numeri della manifestazione sono abbaglianti con 80 titoli in programma e un montepremi complessivo estremamente incoraggiante fissato a 20.500 euro. La cinematografia del Mediterraneo presenta qui i suoi gioielli tutti datati nel 2024 e quindi alla prima apparizione internazionale. Il Concorso ufficiale dispensa il Premio Psiche e vede in lizza otto opere con produzioni italiane, francesi, spagnole, iraniane, palestinesi, tunisine e marocchine a ben definire il bacino ricettivo di utenza Nel corso della rassegna sarà assegnato a Matteo Garrone il Premio Koinè per il messaggio contenuto nel film Io Capitano, invano candidato all’Oscar. Il suo gioiello sarà riproposto il 13 novembre con ingresso gratuito. I grandi numeri snocciolati nel Gala di apertura sono illuminanti: 35 paesi rappresentati, 84 film in cartellone tra lungometraggi, cortometraggi e documentari, 31 anteprime italiane, 18 anteprime internazionali, 8 giurie, 15 premi. In più come valore aggiunto, come testimoniato dalla presenza di numerosi giovani, estensione alle Scuole di Cinema e alle università in veste di partecipanti e di contributo alle giurie. Tutte le pellicole presentate saranno in lingua originale con i sottotitoli in italiano per un miglior apprezzamento e valutazione.

data di pubblicazione:31/10/2024

PARTHENOPE di Paolo Sorrentino (2024)

PARTHENOPE di Paolo Sorrentino (2024)

Una ragazza, Parthenope, che ha il nome della sua città, seguita in un percorso esistenziale che si confonde con la vita stessa di una Napoli di ieri e di oggi. Il tutto in “salsa” Sorrentino.

Dopo la prima in concorso al Festival di Cannes è sui nostri schermi l’ultimo parto cinematografico di Paolo Sorrentino, regista talentuoso ma divisivo: lo si ama o lo si detesta. Certamente il film non lascia indifferenti. Certamente non è lo stesso per chi è “napoletano” di nascita o di cuore e per chi è meno incline alla filosofia partenopea. Proverò dunque a esaminare la pellicola da una doppia angolazione, elencandone i motivi che possono indurre a considerarlo il miglior film del regista e le ragioni per considerarlo, invece, pretenzioso, autocompiaciuto e manierista, inutilmente “felliniano”.

Chi ha amato La Grande Bellezza non potrà che ritrovare in Parthenope la stilizzazione visiva, monologhi spiazzanti, personaggi originali quando non grotteschi, il mistero, lo stupore, alcune scene memorabili che non svelo. La musica in perfetta sintonia con le situazioni, tante battute e aforismi sull’amarezza della vita. Sorrentino ha dichiarato che È Stata la Mano di Dio rappresenta la sua giovinezza, Parthenope quella che non ha vissuto. In Parthenope, alla sua maniera, questo ha voluto rappresentare: una città che dagli anni ’50 in poi è stata una esperienza emotiva, sensoriale, intellettuale e visiva, ma al contempo goffa e tragica. Il regista sostituisce Jeff Gambardella con Parthenope (e questo già sarebbe un merito, vista l’espressività e la clamorosa bellezza di Celeste Dalla Porta) e ne fa la sirena che seduce i protagonisti della storia ma anche noi spettatori. Va detto che convincono altrimenti le altre interpretazioni seppure fortemente marcate quando non volutamente caricaturali affidate ad attori credibili. Il professore antropologo è Silvio Orlando. lo scrittore omosessuale, John Cheever il grande Gary Oldman, il vescovo Tesorone il vulcanico Peppe Lanzetta. E se la cavano anche un’imbruttita Luisa Ranieri e una seminascosta Isabella Ferrari, come nel finale ammiriamo una Stefania Sandrelli, quale Parthenope adulta..

Su tutti e tutte, però, come anticipavo, la totalizzante bellezza, freschezza e fascino di Celeste Dalla Porta probabile futura star del cinema italiano, perfetta nel ruolo di sirena e musa ispiratrice, nonché, per i detrattori del film la sola ragione che possa giustificare il prezzo del biglietto. Ma vediamo invece e in breve alcune delle ragioni di “ sconsiglio” per la pellicola in questione. Intanto diciamo che il film dura troppo in relazione alla storia, in fondo minima, che racconta. Quindi le decine di incisi di cui è infarcito il film possono risultare dei riempitivi a volte noiosi, improbabili e/o persino disturbanti. Si dice che il troppo storpia, bene, Sorrentino riempie la pellicola di tante, troppe, cose, dando la sensazione di film diversi tra loro. Quanto al livello intellettuale di alto profilo, siamo proprio sicuri che si tratta di arguti aforismi? Non è piuttosto il compitino di un buon liceale che vuole colpire con frasi solo apparentemente anticonformiste. E alcune scene, al di là, dell’uso sapiente della macchina da presa e di una fofografia impeccabile (ma il merito è di Napoli o di Capri) non sono inutilmente forzate?. E quanto c’è di un Fellini che non ce l’ha fatta in tanti personaggi caricaturali e grotteschi? In conclusione ci viene l’atroce dubbio che il film sia stato scritto magari per il mercato americano: ieri Roma, oggi Napoli, con la “speranzella” di un nuovo Oscar. Si tratterebbe allora di un film “furbo” studiato al tavolino, ma lascio agli spettatori il giudizio finale. Per quanto detto, un merito va comunque riconosciuto. Il film incuriosisce, porta gli spettatori a vederlo e farsene una propria insindacabile idea.

data di pubblicazione:30/10/2024


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THE SUBSTANCE di Coralie Fargeat, 2024

THE SUBSTANCE di Coralie Fargeat, 2024

(19a FESTA del CINEMA di ROMA 2024)

Presentato a Cannes, dove ha vinto il premio come miglior sceneggiatura, il film di Fargeat racconta di Elizabeth Sparkle (Demi Moore), una star ormai cinquantenne, la quale decide di assumere una droga misteriosa, “una sostanza” capace di replicare una versione migliore di sé stessa, di nuovo atletica, rivitalizzata, in altre parole più giovane. La trasformazione in Sue (Margaret Qualley), però, comporterà degli effetti tragici e irreversibili.

La sostanza di cui parla il titolo dura solo una settimana. La nuova versione di Elizabeth (Sue) dura quindi solo per 7 giorni, al termine dei quali dovrà riassumere la sostanza per far vivere la Elizabeth di prima, che tornerà a vivere per 7 giorni mentre la copia giovane (nascosta in bagno) si nutre e si ricarica, per poter fare altri 7 giorni e così via: una settimana ciascuna.

Corpi nudi e sangue a bizzeffe per riflettere sulla bellezza e su tanto altro. Le premesse ci sono tutte per affrontare quindi vari temi, quali la spietatezza dello showbiz (americano ma non solo), l’incapacità di accettare il tempo che passa, una società sempre più basata su canoni estetici che vanno molto oltre la normalità. Ecco, appunto, le premesse, ma per il resto non si avvertiva davvero la necessità di ridurre il tutto a un mega splatter, con salsa speziata di horror, con primi piani e battaglie vomitevoli ai più. Il film esagera volutamente spingendo fino all’estremo, con organi interni e liquidi fisici in perenne evidenza. L’impostazione al passare del tempo (che sembra non finire mai) diventa folle, esagerata e senza senso, un horror che è sì colorato, ma è retto solamente dalle performances di Demi Moore e Margaret Qualley che lottano senza effettivamente mai scontrarsi davvero. The Substance ci tiene a rammentare a tutti che il tempo è spietato e che dovremmo amare ciò che abbiamo senza fantasticare di tornare sempre indietro: a patto però che si vogliano accettarne gli effetti e i relativi risultati.

data di pubblicazione:30/10/2024