FESTA DEL CINEMA DI ROMA – Decima edizione – 16/24 Ottobre

FESTA DEL CINEMA DI ROMA – Decima edizione – 16/24 Ottobre

(Conferenza stampa – Roma, Auditorium Parco della Musica)

Con l’intervento di oggi del nuovo staff organizzativo composto da Piera Detassis e Lucio Argano, rispettivamente in qualità di Presidente e Direttore Generale della Fondazione Cinema per Roma, e dal nuovo Direttore Artistico della Festa del Cinema di Roma Antonio Monda, è stato presentato il programma completo della decima edizione, che prenderà il via il giorno 16 ottobre.

Dopo una breve introduzione da parte del Presidente Detassis, Antonio Monda ha illustrato, in maniera chiara e sintetica di fronte ad una sala gremita di giornalisti e di rappresentanti delle varie Istituzioni pubbliche, i punti salienti del programma.

Sono 37 i film selezionati, con una partecipazione di 24 paesi. L’Italia è rappresentata da tre film: Lo chiamavano Jeeg Robot di Gabriele Mainetti, Dobbiamo parlare di Sergio Rubini e Alaska di Claudio Cupellini.

2 gli eventi speciali, entrambi dedicati al regista premio Oscar Paolo Sorrentino: un episodio del film collettivo Rio, Eu te amo intitolato La fortuna, e la versione estesa, con quaranta minuti di inediti, de La Grande Bellezza.

2 i film insieme ad Alice nella città: Une enfance di Philippe Claudel e Le petit prince di Mike Osborne.

9 i film/documentari/progetti nell’ambito delle linee di programma Work in Progress, Hidden City e Riflessi.

3 le retrospettive, curate da Mario Sesti, coordinatore artistico del comitato di selezione: Viaggio nel mondo Pixar insieme ad una masterclass con Kelsey Mann; un omaggio al regista Antonio Pietrangeli con la sua opera completa ed infine al regista, sceneggiatore e produttore cinematografico Pablo Larraìn.

10 gli incontri: Jude Law, Wes Anderson – Donna Tartt, William Friedkin – Dario Argento, Paolo Sorrentino, Joel Coen – Frances McDormand, Todd Haynes, Carlo Verdone – Paola Cortellesi, Renzo Piano, Riccardo Muti, Paolo Villaggio.

10 gli omaggi: Ettore Scola, Paolo e Vittorio Taviani, P.P. Pasolini, Francesco Rosi, Ingrid Bergman, Luis Buñuel, Stanley Kubrick, Hitchcock/Truffaut, Frank Sinatra, Franco Rossi.

Infine il Direttore Artistico ha tenuto a sottolineare come con il ritorno alla denominazione di “Festa del Cinema”, l’abolizione di premi (tranne quello assegnato dal pubblico con il proprio voto di gradimento), l’avvio di un programma interattivo che interesserà diversi punti della città nell’arco temporale di un anno, cade la critica sollevata da più parti che definisce la rassegna romana priva di una propria identità specifica nel contesto internazionale dei festival cinematografici.

Come dalla citazione dal film 8 e ½ di Fellini: E’ una festa la vita, viviamola insieme…

Onore al merito del neo Direttore Monda, si è percepito tra il pubblico in sala un certo entusiasmo misto a curiosità per questa decima edizione della rassegna capitolina che, sia pur in misura ridotta rispetto agli anni passati, sicuramente ci appassionerà per la qualità dei lavori selezionati.

data di pubblicazione 29/09/2015

NORMALITY di Nicolò Tagliabue, 2015

NORMALITY di Nicolò Tagliabue, 2015

Una villa immersa in un bosco, in una località indecifrabile, peraltro avulsa dal contesto storico e sociale odierno. Una madre, instabile e protettiva (interpretata da Mariella Valentini), e suo figlio Norman (interpretato da Gabriele Lazzaro), trentenne problematico ed introverso, vivono un rapporto morboso, disturbato, ossessivo e, per come la narrazione si sviluppa, pericoloso e drammatico per entrambi.

Prodotto, in maniera totalmente indipendente, dallo stesso protagonista maschile, Gabriele Lazzaro, e presentato in anteprima al ristorante “Il Margutta” di Roma, domenica 27 settembre 2015, Normality si inserisce nel solco di una manifestazione artistica e sociale che lo storico ristorante vegetariano della Capitale sta dedicando alla follia umana.

Normality è un cortometraggio intenso ed avvincente, dal ritmo incalzante (complice la regia nervosa di Tagliabue, che accresce gli effetti in termini di tensione) e con momenti riflessivi preceduti e seguiti da accelerazioni improvvise. Di particolare pregio sono alcune inquadrature (dai primi piani di bocche ed arti, alla sequenza ripresa dalle spalle di una fiamma ardente) ed alcuni dialoghi tra i protagonisti (il litigio tra Norman e la sua psicanalista su tutti). Da segnalare altresì il pregevole contributo dato a Normality da Grazia Di Michele, con l’interpretazione della sua nota canzone “Il tempio”, qui con un nuovo arrangiamento.

Chiusura sulla regia: esperta e sicura, nonostante provenga da un giovanissimo artista (25 anni d’età), peraltro già autore di interessanti cortometraggi (che si consiglia di recuperare).

data di pubblicazione 29/09/2015

PRESENTAZIONI DELLA STAGIONE TEATRALE 2015/2016  ♦6  TEATRO DELL’OROLOGIO

PRESENTAZIONI DELLA STAGIONE TEATRALE 2015/2016 ♦6 TEATRO DELL’OROLOGIO

In questo mese di settembre si è svolta, in Piazza dell’Orologio, la presentazione della nuova stagione del Teatro dell’Orologio, intitolata Cambiamento Reale. Questo nome sta ad indicarela creazione di una nuova stagione teatrale a misura per qualsiasi spettatore, rafforzando quel fil rouge che lega questo teatro al fruitore finale, lo spettatore appunto, grazie ad un’idea contemporanea di teatro decisamente più accessibile a chiunque voglia accostarsi ad esso.

La nuova stagione dell’Orologio, che prevede la presenza di 35 giovani compagnie, programmerà in totale 49 spettacoli tra cui 5 eventi speciali e, come novità assoluta, 5 percorsi monografici. Ad aprire la stagione sarà proprio il percorso monografico di Proxima Res (6/25 ottobre), collettivo artistico milanese che si occupa di formazione e di produzione; a seguire Hitchcock. A love story, Emigranti di Giancarlo Fares, dal 3 all’8 novembre Viaggio verso Itaca della compagnia tutta al femminile Kinesisart diretta da Selene Gandini. Subito dopo la compagnia milanese Teatro Scientifico propone “La bambola” e “La putana”, due atti unici dello psichiatra veronese Vittorino Andreoli, e Orfeo ed Euridice di Cèsar Brie (17/22 novembre); per poi concludere con la Compagnia Tedacà e Compagnia Dei Demoni che ci racconta la storia del cinema in 60 minuti grazie allo spettacolo L’invenzione senza futuro.

Da non perdere è il debutto del nuovo lavoro di Filippo Gili, Antigone, interpretato da Vanessa Scalera, Piergiorgio Bellocchio e Barbara Ronchi. Dal 1 al 6 dicembre vanno in scena L’ăge mŭr nié – Lettere di Camille Claudel, tratto dal materiale epistolare della scultrice francese durante l’internamento in un ospedale psichiatrico, e Leonardodicaprio di Riccardo Festa, insieme a Michele Cesari. Si rimane ancora nel territorio del cinema con Carnage. Il dio del massacro, tratto dal capolavoro di Yasmina Reza portato sugli schermi nel 2011 da Roman Polanski, che ci restituisce uno spaccato delle nevrosi della società borghese. Segue Kamikaze Number Five di Giuseppe Matassa che chiude la programmazione del 2015.

Tra gennaio e febbraio, DoppioSenso Unico riapre la stagione con la Trilogia Niente di nuovo sotto il suolo; da non perdere, a seguire, Trilogia di Mezzanotte di Filippo Gili diretta da Francesco Frangipane, Cock per la regia di Silvio Peroni con Sara Putignano, Fabrizio Falco, Jacopo Venturiero ed Enrico Di Troia, concentrato sul tema della consapevolezza sessuale, e la Trilogia del gioco dei Maniaci d’Amore.

Due donne sole è il nuovo lavoro curato di Sara Bertelà: due atti unici tratti dall’opera di Alan Bennett che parlano della consapevolezza delle donne e della loro voglia di cambiare (9/14 febbraio); segue la compagnia CapoTrave con Piero della Francesca. Il punto e la luce, testo di Lucia Franchi e Luca Ricci (16/21 febbraio), e Lourdes, di CapoTrave e Andrea Cosentino (18/28 febbraio).

Nel mese di marzo Siamo tutti buoni, debutto in prima nazionale della compagnia Readarto Officine Artistiche e contemporaneamente W l’Amor-te; mentre dal 8 al 13 marzo Love Bombing, testo di Giuseppe Miale di Mauro, una produzione di Nest – Napoli Est Teatro che da sempre unisce forze artistiche a coscienza civile per un teatro di qualità che sia impegno, comunicazione e crescita culturale.

Dal 15 al 20 marzo per il decimo anno si rappresenterà In punta di piedi, della compagnia Biancofango scritto da Francesca Macrì e Andrea Trapani e interpretato da quest’ultimo, primo capitolo della Trilogia dell’Inettitudine; mentre Vuccirìa Teatro debutta con il nuovo lavoro Yesus Christo Vogue, testo del giovane drammaturgo Joele Anastasi (16/26 marzo).

Una rilettura noir del capolavoro di Carlo Collodi è alla base del lavoro di Andrea Carvelli e Matteo Cusato: Pinocchio vol.1 Redux in scena dal 21 al 25 marzo; a seguire Viaggio a Macondo di Gianni Clementi, diretto da Paolo Triestino e interpretato da Carlo Greco, indagine sulla solitudine, e sulla possibilità di trasformarsi in follia (29 marzo/10 aprile).

La compagnia BluTeatro torna su David Foster Wallace, mentre Daniele Timpano ed Elvira Frosini si cimentano su un testo scritto appositamente per loro da Fabio Massimo Franceschelli, dal titolo Carne; ed ancora il progetto di Mauro Santopietro, Padre Figlio e Sotto Spirito andrà in scena dal 19 al 24 aprile. La stagione si chiude con gli spettacoli Fatelo a pezzi per i suoi brutti versi, scritto e interpretato da Paolo Mazzarelli, e Dark Vanilla Jungle, ultimo lavoro di Carlo Emilio Lerici sul testo di Philip Ridley, interpretato da Monica Belardinelli (26 aprile/8 maggio).

Un’altra novità assoluta è la stagione Teatro Ragazzi, ideata e realizzata in collaborazione con la Compagnia Readarto Officine Artistiche. Infine, per la sezione eventi speciali, in collaborazione con Unicef Italia il Teatro dell’Orologio ospiterà un progetto della campagna Bambini in pericolo, in collaborazione con Associazione Buona Cultura; andranno inoltre in scena Sterili, di Maria Teresa Berardelli, Due Fratelli di Fausto Paravidino, Homicide House di Emanuele Aldrovandi, ed infine Eden – connect the dots, festival di danza contemporanea ideato e realizzato da Gianluca Cheli e Gianni Parrella.

Infine a maggio ci sarà il Festival Inventaria, ideato e diretto da DoveComeQuando, mentre l’ultimo evento speciale è Dominio Pubblico – Under 25, progetto del Teatro dell’Orologio e del Teatro Argot Studio.

Che dire: ce n’è davvero per tutti i gusti!

data di pubblicazione 29/09/2015

RIPARARE I VIVENTI di Maylis De Kerangal – Feltrinelli, 2015

RIPARARE I VIVENTI di Maylis De Kerangal – Feltrinelli, 2015

Febbraio, ora antidiluviana. Tre amici, tre adolescenti, si incontrano per una sessione di surf.

Uno di loro non tornerà a casa, verrà stroncato da un incidente sulla via del ritorno; arriverà in ospedale in coma irreversibile e, in quel momento, una macchina inesorabile si metterà in moto perché la morte di uno possa significare la vita per molti.

Un libro veramente bello e originale, che si dipana in ventiquattro ore cariche di suspense, con pause e ripartenze e che parla della vita attraverso la morte.

Un argomento molto complesso, il trapianto, che l’autrice tratta non solo dal punto di vista “tecnico” scandendo i tempi entro cui andranno espiantati gli organi perché siano utilizzabili, l’avvicendamento in camera operatoria delle equipe che si occuperanno ognuna del proprio organo, cuore, fegato, reni,  ma anche “introspettivo”, con pochi tratti essenziali ci farà conoscere tutti gli attori di questa tragedia moderna.

I genitori con il loro dolore inconsolabile, inenarrabile, che dovranno decidere di staccare le macchine che tengono in vita il proprio figlio per permettere ad altri di continuare a vivere; le vite, i sentimenti, il dolore, l’amore e l’immenso rispetto di tutti coloro che sono coinvolti, dai medici, agli addetti ai trapianti, dagli infermieri alla donna che riceverà il cuore del giovane Simon che le permetterà di tornare a vivere.

Un libro che fa sicuramente riflettere; quando non è rimasto più nulla della persona che siamo stati il nostro corpo si trasforma in un insieme di organi che possono essere tenuti in “vita” da una macchina, una vita che non è “vita” è ben altro.

Un libro che si riassume in una frase: “Che fare Nicolas? – Seppellire i morti e riparare i viventi.”

ROBERT LEPAGE APRE CON “887” LA 30^ EDIZIONE DEL ROMA EUROPA FESTIVAL 2015, di e con Robert Lepage

ROBERT LEPAGE APRE CON “887” LA 30^ EDIZIONE DEL ROMA EUROPA FESTIVAL 2015, di e con Robert Lepage

(Teatro Argentina – Roma, 23/26 settembre 2015)

887 è il numero civico dell’indirizzo della via in cui Lepage ha vissuto con la famiglia in Québec negli anni Settanta ed è il racconto autobiografico del giovane Lepage, terzo di quattro fratelli, figlio di un tassista e di una casalinga, che coltiva in giovane età la sua vocazione per il teatro.

Il “solo show” di Lepage è una immersione nella memoria personale, interiore e collettiva. Lo spunto per lo spettacolo viene da un episodio – vero o forse presunto – riguardante la sua difficoltà a memorizzare un componimento poetico in occasione del Festival dei 40 anni della Poesia contemporanea in Québec. Il componimento Speak white (Parlez blanc) scritto da Michèle Lalonde nel 1968 parlava anch’esso di memoria, una memoria politica, la memoria delle vicende di un Québec separatista cruentemente soffocate sul nascere.

Il racconto testimonia la difficoltà di ritrovare il passato, guardando a ritroso le vicende personali e comuni che hanno condizionato vite e destini, attraverso un esercizio di uso della memoria ormai in disuso, che genera una fuoriuscita di ricordi e di pensieri, in un susseguirsi di immagini e parole nel tentativo di rielaborare il passato e riorganizzare il presente.

Ma il presente è tecnologia che abilmente entra nel narrato attraverso webcam, proiezioni fotografiche e video che diventano parte integrante del racconto, utili strumenti nelle mani dell’affabulatore per evocare luoghi, situazioni e fissare volti del passato, perché la memoria digitale è più fredda, più scientifica e più analitica.

Il numero 887 proiettato sullo schermo si trasforma nel corso della narrazione nelle foto e nei ricordi visivi della famiglia, nei minuscoli video che annunciano le attività e le vite che si svolgono all’interno del palazzo con un continuo rimando alla figura del padre attorno al quale ruota la storia: prima bagnino, poi militare in Marina, poi tassista.

L’edificio ricostruito in forma di plastico interattivo è una struttura mobile e sorprendente che si compone e scompone, ricreando atmosfere passate e presenti in maniera geniale. Da casa in scala con tutti i condomini presenti, a cucina con arredo, con tanto di tavolo e frigo, a sala con tv, ma anche a locale notturno, fast food ed infine all’intimità dolorosa del taxi paterno.

 Un racconto stilisticamente perfetto e una costruzione scenica impeccabile non riescono però a sporcare un costrutto algido ed emotivamente non troppo coinvolgente.

Rimane l’ennesima prova di one man show cui ci ha abituato Lepage e la costruzione artistica ed il pathos emotivo delle scatole della nostra memoria cosi difficilmente esplorabili ma cosi fortemente presenti.

data di pubblicazione 26/09/2015

PER AMOR VOSTRO di Giuseppe Gaudino, 2015

PER AMOR VOSTRO di Giuseppe Gaudino, 2015

Con il film Per amor vostro Giuseppe Gaudino, regista e cosceneggiatore poliedrico, ha realizzato un affresco di Napoli passionale, misterioso e torbido, decisamente visionario e vero.

La “devozione” e l’incomunicabilità avvolgono l’intera storia di Anna (Valeria Golino), che poi altro non è che la storia di Napoli. Anna si sente una cosa da niente e “sopravvive” in un vortice alimentato dal suo innato senso di abnegazione per gli altri. In questa affannosa quotidianità trascorsa in bilico e solo talvolta scossa dal vento che soffia dal mare (il cambiamento), Anna si è dimenticata di se stessa, nasconde la sua bellezza, vede tutto grigio in una passiva rinuncia alla vita. La protagonista parla con i suoi occhi e quando è insieme ai suoi 3 figli, tra cui Arturo sordomuto, alimenta sempre il dialogo anche attraverso la musica e con il linguaggio dei segni; invece quando torna a casa suo marito, il violento Giuseppe Scaglione (Massimo Gallo), si ripiomba nel dramma dell’incomunicabilità e Anna torna prigioniera di un mutismo soffocante che la rende inconsciamente complice dei traffici illeciti del compagno. In questo degrado esistenziale, l’abnegazione di Anna per il prossimo comincia a vacillare quando il bel Michele Migliaccio (Adriano Giannini), il protagonista della soap opera per la quale Anna lavora come “gobbo” responsabile della stesura dei cartelloni con le battute degli attori, inizia a gratificarla prima come professionista e, poi, come donna, regalandole emozioni e sensazioni ormai sopite. Si innesca così un dualismo tra l’illusione del rifugio patinato delle quinte del set e la grigia, amara realtà familiare che scuote profondamente Anna fino a lacerarla in un’ascesa ancestrale verso il ritorno alla vita e ai colori, verso la riconquista della propria dignità e il coraggio di cambiare le cose. L’affrancazione di Anna dal male è veicolata da quello che appare come un possibile nuovo “amore”, ma passa attraverso gli “inferi” egregiamente rappresentati da Gaudino tra le catacombe di Napoli, le grotte popolate di ossa, teschi, lumini e sbiadite immagini sacre fino ai fumi della solfatara di Pozzuoli. La devozione di Anna, bella, spenta e timorosa, si fonde con la devozione di Napoli per la Madonna e San Gennaro, per le superstizioni, con una città dove sembra che tutti sopravvivano e non vivano, facendo finta di non vedere il marciume. Finzione e realtà si dissolvono in un’unica dimensione che si rivela nella sua essenza solo alla fine della storia sorprendendo lo spettatore. Il sacro si mescola con un profano primitivo anche attraverso il simbolismo onirico delle colombe bianche, dell’acqua che investe i piedi di Anna e che scende sui volti delle “anime dannate” che “popolano” il suo sonno e suoi pensieri rendendo palpabile l’ansia, l’angoscia e i turbamenti con cui la protagonista, trattata come “una cosa da niente” fin dall’infanzia, lotta per ritrovare la sua libertà. Con Per amor vostro Gaudino esprime una regia sicuramente innovativa, contaminata di neorealismo e con qualche sfumatura noir, realizzando un film a tratti allegoria che deve molto alla bravura del cast e in particolare all’interpretazione di una Valeria Golino – in tre momenti graficamente “convertita” nell’affresco di una Madonna -, la quale rievoca alla memoria un’altra “mamma intensa”: l’inarrivabile Anna Magnani.

data di pubblicazione 22/09/2015


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INSIDE OUT di Pete Docter , 2015

INSIDE OUT di Pete Docter , 2015

Vi capita mai di guardare qualcuno e di chiedervi a cosa stia pensando? Questa, in estrema sintesi, potrebbe essere la sinossi del nuovo film Disney-Pixar, arrivato nelle sale italiane lo scorso 16 settembre. Un viaggio nella mente umana, alla scoperta e alla ricerca, questa volta, non di un simpaticissimo pesciolino rosso, ma di cosa accada nella mente di Riley, una ragazzina di 11 anni che si trasferisce dal Minnesota a San Francisco. Ad avvicendarsi ai comandi del Centro di Controllo, situato nel Quartier Generale della sua mente, si alternano il rosso e tozzo Rabbia, il violetto e mingherlino Paura, la verde e smorfiosa Disgusto, la dorata ed esuberante Gioia e la blu e dolce Tristezza. Broccoli nel subconscio, la decostruzione dei personaggi nel passare per il tunnel del pensiero astratto, gli studios cinematografici in cui si girano i sogni sono solamente alcune delle strepitose trovate narrative che ci raccontano di un’adolescente in crescita, dei ricordi dell’infanzia, del perché ci venga in mentre sempre quel motivetto pubblicitario un po’ cretino. Ma soprattutto Inside out ci racconta e ci svela la nostra umanità, e lo fa passando attraverso le emozioni, il subconscio, i grandi scaffali dei ricordi a lungo termine e la capacità di legarsi ad un amico immaginario che è un incrocio tra un gatto  e un elefante ma è rosa come un porcellino. Grandissima qualità dell’animazione, come sempre per un prodotto Pixar, ma con una marcia in più, soprattutto per un pubblico adulto, che si troverà con il fazzoletto in mano ad asciugare più di qualche lacrima. Fatevi un regalo: andate a vedere Inside out. Un balsamo per l’anima, una meraviglia per gli occhi, un tripudio per il cuore.

data di pubblicazione 22/09/2015


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DA EBLA AI NOSTRI GIORNI, IL SEME DELLA MEMORIA Incontro artistico tra tavolette cuneiformi e documenti archivistici

DA EBLA AI NOSTRI GIORNI, IL SEME DELLA MEMORIA Incontro artistico tra tavolette cuneiformi e documenti archivistici

La Librària di Palazzo Altieri, col suo maestoso salone, ci ha viziati con istallazioni artistiche sempre degne di nota, ma questa volta si prende l’avvio dal vissuto della stessa padrona di casa, Federica di Napoli Rampolla, che per ben dieci anni si è recata in passato periodicamente ad Ebla, a lavorare con Paolo Matthiae, che ha diretto la missione archeologica italiana di questo importante sito.

Dopo i recenti sconcertanti avvenimenti che mettono in pericolo la cultura dell’umanità, il pensiero della restauratrice non poteva non andare a quegli anni e alle migliaia di documenti sottratti alla terra.

La sua istallazione ha la forza dell’amore e la potenza dell’immaginario: tavolette da lei stessa elaborate nei caldi colori dell’argilla, si insinuano tra i documenti dell’Archivio Altieri dando una nuova mitologica vita all’ambiente.

L’artista stessa racconta che infondo gli elenchi di vettovaglie o di stoffe o i pagamenti in baratto si assomigliano in tutti i documenti, a qualsiasi epoca appartengano, e questo crea un ponte tra la civiltà di uno stato di 2350 anni avanti Cristo, Ebla appunto, e l’archivio della nobile famiglia, dove si rintracciano carte che, nel ‘600, per esempio, documentano il pagamento di artisti con polli o vino.

Da qui anche l’aggancio con le Giornate Europee del Patrimonio che quest’anno sono correlate con l’EXPO al tema del cibo: il cibo è sempre stato una ricchezza e come tale anche conteso tra popoli.

Il seme della memoria, si può ben dire, germoglia e porta linfa vitale al fortunato pubblico presente.

RIPARARE I VIVENTI di Maylis De Kerangal – Feltrinelli, 2015

QUELLO CHE NON UCCIDE di David Lagercrantz – Marsilio, 2015

La rivista Millennium naviga in cattive acque, la popolarità del suo direttore responsabile Mikael Blomkvist sta pian piano scemando tanto che lui stesso è assalito dal dubbio che sia forse il caso di dedicarsi ad altro.

Ma, in piena notte durante una bufera di neve, il telefono di Blomkvist squilla: all’altro capo Frans Balder, autorità mondiale dell’intelligenza artificiale, ha urgenza di vederlo.

Purtroppo Blomkvist al suo arrivo rimane coinvolto nell’attacco che causerà la morte dello scienziato, unico altro testimone August Balder, il figlio autistico e incapace di parlare; la necessità di proteggere il bambino e di scoprire chi e perché ha ucciso il padre farà nuovamente incrociare le strade di Mikael e Lisbeth.

Questa, per sommi capi, la trama del libro, ma la storia è tutta un’altra.

David Lagercrantz, un giornalista svedese autore di alcune biografie, da noi Rizzoli ha pubblicato quella di Zlatan Ibrahimovic, è stato scelto dalla casa editrice Norstedts, in accordo con il padre e il fratello di Larsson, per scrivere il quarto volume della serie Millennium; quarto volume che non è il sequel dei tre precedenti, che si sono conclusi con la fine dell’ “affare Zalachenko”, ma un nuovo caso in cui viene coinvolta la redazione di Millennium, il suo direttore Mikael Blomkvist e Lisbeth Salander, nulla di più.

Durante la presentazione del volume a Stoccolma, Lagercrantz ha dichiarato: “Ho sentito una grande responsabilità e devo dire anche una certa pressione. Non volevo deludere l’editore che aveva scelto me per questo progetto, ma allo stesso tempo volevo mantenere la mia identità di scrittore … Ho capito che sarei stato patetico a cercare di imitarlo (Larsson) e a quel punto mi sono sbloccato. Dunque non cercate alcuna similitudine nel linguaggio”. Il portavoce della Casa editrice ha dichiarato di aver scelto Lagercrantz proprio perché il suo stile è diverso da quello di Larsson, in modo da recidere ogni possibile tentativo di “sequel” dei primi tre volumi.

È innegabile che la loro campagna pubblicitaria abbia, invece, molto giocato sul fatto che questo volume fosse il sequel dei primi tre ma, d’altra parte, come non sfruttare una scia da ottanta milioni di copie vendute???

Non lo consiglierei a chi si aspetta di leggere un altro “Larsson”: questo libro non è coinvolgente come i tre precedenti, non c’è traccia della forza aggressiva che incatenava il lettore fino alla fine, il linguaggio non ha nulla a che vedere con quello a cui eravamo abituati e i personaggi non sono tratteggiati con la maestria di Larsson.

È un nuovo autore che si inserisce in quello che ormai viene definito “giallo Svezia”.

SOUTHPAW- L’ULTIMA SFIDA di Antoine Fuqua, 2015

SOUTHPAW- L’ULTIMA SFIDA di Antoine Fuqua, 2015

Proprio come la campana del gong salva il pugile che sente di star per cedere ai colpi dell’avversario, così i titoli di coda sullo schermo ci graziano dal knock out ormai imminente dopo 2 ore di questo inutile film diretto da Antoine Fuqua. L’ascesa, la caduta e la rinascita del pugile Gyllenhaal sono raccontate in modo scontato e banale così come lo è la caratterizzazione dei personaggi. Il manager amico d’infanzia (il rapper 50 Cent) che vista la crisi finanziaria abbandona il suo assistito (ma non era multimilionario?) e passa senza indugio alla concorrenza, l’allenatore (Forest Whitaker) con la classica palestra nei bassifondi che deve rinsegnare l’ABC del pugilato al povero Gyllenhaal (ma non era il campione del mondo con 43 vittorie consecutive?), la piccola figlia (Oona Lawrence) che prima adora il padre, ma poi cade vittima di bipolarismo acuto e lo disconosce (naturalmente fino alla riconquista del titolo).

Si salvano Rachel Mcadams (la moglie) e Jake Gyllenhaal versione superfisicato in pieno metodo Stanislavskij. In conclusione se volete vedere un bel film di Fuqua c’è Training day, per i film sulla boxe “schivate” Southpaw e riguardatevi Rocky.

data di pubblicazione 20/09/2015


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