VIE PRIVEE di Rebecca Zlotowski, 2025

VIE PRIVEE di Rebecca Zlotowski, 2025

(20ª FESTA del CINEMA di ROMA 2025)

Parigi. J. Foster è una rinomata psichiatra. La routine l’ha resa indifferente. La morte di una paziente V. Efira, la sconvolge emotivamente e si convince che si tratti di un omicidio. Indagherà con l’aiuto del suo ex marito D. Auteuil…

Presentato fuori concorso a Cannes ’25 Vie Privée ha un Cast stellare: J. Foster ed il top del cinema d’Oltralpe. La Zlotowski prova a giocare con i cliché e a fondere più generi: il Poliziesco, il Thriller Psicanalitico, il Dramma Familiare, l’Analisi Psicologica e la Commedia. È palese il riferimento al W. Allen di Misteriosa morte a Manhattan. Riproporre l’Allen dei tempi migliori si rivela però un obiettivo un po’ troppo ambizioso. La regista rimescola i vari elementi ma la fusione dei generi non funziona, non c’è l’amalgama. Il film pur visualmente accurato non riesce ad essere né palpitante né profondo né divertente e la narrazione si sfilaccia fin dai primi minuti senza mai trovare il giusto equilibrio fra psicodramma, indagine poliziesca e commedia leggera. Oscilla così fra il serio ed il grottesco, fra commedia e polar intimistico.

Peccato! Eppure l’idea iniziale, seppure non nuova, era interessante: il dietro le quinte di una psichiatra imperturbabile ma tormentata dai suoi fantasmi che perde il controllo di sé e si lancia in un’indagine poliziesca. Un’idea promettente che lasciava spazio a tanti sviluppi ed alla possibilità di utilizzare la bravura della Foster per disegnare il ritratto di una donna moderna presa fra determinazione, fragilità, desideri repressi e ricerca di sé. La Zlotowski ha invece ritenuto di sperimentare un approccio nuovo. Il tentativo non è però ben riuscito perché la regista ha puntato troppo, senza averne Capacità e Tempi, sul divertimento facile.

Gli attori fanno quel che possono, la Foster regge il film ed i suoi duetti con Auteuil ci regalano momenti di buona recitazione. Non basta! Il vero punto di caduta è la sceneggiatura. Troppo contorta va a ruota libera e non sviluppa fino in fondo nessuno dei troppi temi proposti. Ben presto logica e coerenza vengono meno. Il ritmo è conseguentemente incostante, manca la tensione ed i dialoghi (incredibile per un film francese) sono talora risibili.

Vie Privée è quindi un film atipico che si perde nella sua originalità. Troppo sperimentale, privo di linearità logica e smarrito in troppe sotto storie e in effetti visivi onirici inutili non lascia nessun segno incisivo. Da un punto di vista commerciale potrà forse avere anche un suo spazio grazie all’appeal del Cast, ma resta solo un prodotto che troverebbe la sua più giusta collocazione direttamente su una Piattaforma televisiva.

data di pubblicazione:19/10/2025







VIE PRIVEE di Rebecca Zlotowski, 2025

NINO di Paoline Loquès, 2025

(20ª FESTA del CINEMA di ROMA 2025)

Il film racconta la storia di Nino, un giovane che si appresta a un trattamento per una malattia grave. Prima dei tre giorni che mancano alla cura, i medici gli affidano due semplici compiti da svolgere, con in sottofondo la città di Parigi.

Sulle orme di un giovane che vaga per Parigi sotto shock a seguito di una rivelazione, Pauline Loquès dipinge un ritratto toccante del mondo urbano moderno, in particolare di una Parigi non proprio da cartolina (zona nord est della città); tre giornate brutalmente destabilizzanti nella vita di un giovane introverso a cui inaspettatamente crolla il mondo addosso.

Oltre a toccare il lato devastante della malattia, l’opera cerca di vederne anche gli esiti positivi, per vedere se Nino riesce a trarne vantaggio nella vita, se potesse trovare la strada verso un futuro più luminoso. Viene rappresentato tutto nell’arco di tre giorni, lasso di tempo che raramente viene raffigurato, tra la diagnosi e l’inizio dei trattamenti: tra questi due eventi importanti ci sono giorni e notti da superare, come si fa a gestirli?

Parigi, poi, è un luogo in cui è difficile stare da soli. Nino quindi si schianta a capofitto nella realtà, in cui puoi incontrare persone e creare un legame immediato con loro. C’è anche il fascino di uno sconosciuto che ti dice quattro frasi memorabili. L’opera sembra divisa in due, c’è un punto di svolta del film, tra un inizio un po’ lento (piccolo neo forse volutamente così) ed un proseguimento in cui il dolore non diventa mai spettacolo ed in cui si scopre una vitalità inaspettata proprio nel momento in cui tutto sembra fermarsi, dando per lo più speranza anche quando sembra non essercene più.

data di pubblicazione:18/10/2025








DANCES VAGABONDES di e con Louise Lecavalier

DANCES VAGABONDES di e con Louise Lecavalier

(Teatro Vascello – Roma, 15/16 ottobre 2025)

Figura iconica della danza contemporanea canadese e per alcuni anni collaboratrice di David Bowie, Louise Lecavalier approda al Romaeuropa festival presentando il suo nuovo assolo, danses vagabondes, un viaggio nel movimento e nella memoria, dove il corpo diventa archivio di esperienze ed emozioni passate.

Moderni fotogrammi di vita, gesti ed espressioni in loop, segmentati, ripetuti, rimbalzati. Louise Lecavalier porta alla quarantesima edizione del Romaeuropa Festival il suo nuovo assolo. Nata a Montreal, entrata a far parte di La La La Human Steps, vanta una carriera straordinaria che ha visto prestigiose collaborazioni con David Bowie, Frank Zappa e Carole Laure, partecipando a progetti multidisciplinari e al film Strange Days di Kathryn Bigelow.

Lecavalier fonde tecnica e istinto, creando un dialogo costante tra libertà e rigore. Ogni movimento diventa un’esplorazione, una ricerca che supera i confini conosciuti, aprendosi all’inaspettato. La danza è vitale, è necessaria, senza limiti e senza riserve. Nel silenzio come nel ritmo, nel rumore come nella melodia, la sua danza attraversa la scena come un fiume in piena, secondo linee e sezioni definite. La gioia di danzare è fatta di stravaganza ma anche di abbandono, di stupore, di esplosioni e di dolcezza e preghiera. Un continuo movimento sorprendente fatto di oscillazioni, rincorse, salti, rotazioni alla ricerca del vuoto e del pieno, della gioia e del dolore, ovvero del proprio percorso di vita.

Un’esperienza viscerale e intima di un’artista che anche oltre i sessant’anni continua a sfidare ogni aspettativa, sorprendendo gli spettatori con il sorriso e l’anima.

data di pubblicazione:18/10/2025


Il nostro voto:

VIE PRIVEE di Rebecca Zlotowski, 2025

L’ENIGME VELAZQUEZ di Stéphane Seriat, 2025

(20ª FESTA del CINEMA di ROMA 2025)

Velàzquez (1599/1660) pittore dei Re e degli umili pur universalmente apprezzato è però ai margini della memoria e dell’immaginario collettivo. Come mai questa anomalia della cultura di massa per un artista che ha influenzato generazioni di pittori fino ai nostri giorni?…

Diciamolo subito non è un Biopic ma un documentario! O meglio un dialogo sull’Arte. Terzo capitolo del trittico di documentari su tre Maestri “particolari” presenti nel Museo del Prado: H. Bosch, F. Goya ed appunto Velàzquez. Tre artisti che hanno in comune, oltre alla genialità, l’alone di mistero che nasconde le loro personalità dietro lo schermo della loro arte.

Come tutti i grandi anche l’artista spagnolo fugge ad ogni possibile definizione. È proprio questo il mistero che guida la ricerca del film e ne definisce i contorni. Analizzare l’estetica del pittore, riflettere sulla particolarità di molti dei suoi quadri e mettere in evidenza la sua influenza su generazioni di grandi artisti: Manet, Dalì, Picasso e Bacon. Il regista prova a trovare una risposta con un approccio sensibile ed erudito ma mai astruso avviando un viaggio, una passeggiata nel Tempo e fra le opere di Velàzquez. Evidenzia le influenze che il pittore ha ricevuto e quelle che ha esercitato sugli altri. Ci illustra il contesto storico, sociale e culturale in cui l’artista è vissuto e ci fa ascoltare i pareri di storici, antiquari, artisti, registi e restauratori. Perché piacque e piace ancora? Perché fu collezionato? Perché dimenticato e poi rivalorizzato? Quale la prospettiva morale dei suoi lavori? Quali le tecniche usate e l’evoluzione della sua opera?

Un viaggio destrutturato ma coinvolgente al cuore di un artista, esaltandone la modernità ed il taglio quasi cinematografico nella messa in scena delle sue realizzazioni, il senso della composizione e l’abilità di giocare con gli sguardi. In particolare proprio l’attualità del suo uso cosciente del Potere dello Sguardo, della collocazione dei punti focali dei suoi dipinti e di saper cogliere la verità dei soggetti ritratti

L’énigme Velàzquez è un viaggio interessante, una rappresentazione senza fronzoli, un documentario di fattura classica. Ha qualche momento di incertezza fra i possibili diversi approcci: reportage? film pedagogico? o solo promozionale per il Museo madrileno? ma è tipico dei documentari d’arte. Un lavoro apprezzabile che certo non rivoluzionerà il sottogenere ma che ha il merito di consentire agli appassionati di rivisitare le opere di un grande Maestro e per tutti gli altri di scoprire o riscoprire uno dei pittori più significativi della Storia dell’Arte.

data di pubblicazione:18/10/2025








VIE PRIVEE di Rebecca Zlotowski, 2025

CINQUE SECONDI di Paolo Virzì, 2025

(20ª FESTA del CINEMA di ROMA 2025)

Cinque Secondi è forse il film più intimo e insieme più ambizioso del Paolo Virzì degli ultimi anni: un’opera che indaga la ferita della colpa e la solitudine come rifugio oscuro, ma che non rinuncia alla possibilità di rinascita. Un Virzì che non rincorre la grande denuncia sociale, come in Siccità, ma che preferisce scavare dentro l’anima, nei piccoli momenti che separano un passato doloroso da un futuro possibile.

La storia ruota intorno ad Adriano Sereni (Valerio Mastandrea), deciso a punirsi restando lontano dal mondo dopo un incidente. Il suo isolamento forzato a Villa Guelfi, un’antica dimora in rovina attorno a cui gravitano vigne abbandonate e stagioni mute, diventa lo spazio per un dramma interiore, ma anche la scena su cui germoglia lentamente un’alleanza con la vita, grazie all’arrivo di un gruppo di giovani idealisti, studenti, agronomi neolaureati, e di Matilde (Galatea Bellugi), attraverso la quale la memoria del nonno, della terra, della terra-madre ferita ritorna e rompe il silenzio.

Virzì scrive una sceneggiatura che è equilibrismo tra flashback e presente, tra rivelazione e sospensione. Senza fretta. La narrazione privilegia il ritmo del respiro, mentre sul piano registico si conferma maestro nel dirigere spazi e volti. La villa decadente e le vigne non sono solo ambienti scenografici, ma personaggi essi stessi. È nelle sequenze di giochi di luci naturali tra filari e stanze semiaperte che dà il meglio, la macchina da presa è discreta, anch’essa messa in attesa come il protagonista, pronta però anche lei al movimento, al cedimento, al risveglio.

Valerio Mastandrea, pur rimanendo nel suo inconfondibile stile, offre qui una delle sue prove più dense e stratificate. Con poche parole, con un tremore nascosto, riesce a restituire la durezza di un uomo che tenta di sedare il rimorso, ma anche la tenerezza che riemerge quando l’isolamento cede. Buone anche le interpretazioni di Galatea Bellugi, convincente nel ruolo della ragazza che incarna contemporaneamente l’energia della memoria e del futuro e di Valeria Bruni Tedeschi, che porta, anche lei alla sua maniera, ormai un marchio di fabbrica, un contrappunto emotivo essenziale, la voce della ragione fredda, ma anche lo specchio del dolore.

Ogni tanto la forza del film rischia di scivolare verso il sentimentalismo, soprattutto quando il confronto tra vecchiaia e gioventù si fa retorico o quando il simbolo (la villa, la vigna, la maternità), rischia di diventare cliché cinematografico, ma risorge completamente nel finale, che giustifica il titolo e che ovviamente non sveleremo, ma che rimanendo aperto, arriva come un pugno, portando la riflessione ben oltre la sala cinematografica.

data di pubblicazione:18/10/2025








VIE PRIVEE di Rebecca Zlotowski, 2025

MOSS & FREUD di James Lucas, 2025

(20ª FESTA del CINEMA di ROMA 2025)

Nel “2001 Kate Moss, già all’apice del successo, quale modella super famosa e strapagata, dichiara alla rivista, Dazed &Confused, di voler essere ritratta dal pittore Lucien Freud, uno dei più celebri ritrattisti del’900. Il film di Lucas, coprodotto dalla stessa Moss, traccia un’affettuosa ricostruzione del profondo rapporto che si instaura fra pittore e modella.

James Lucas alla sua prima regia mette a confronto due forti personalità. Lei. Kate Moss, 27 anni. scatenata e incontrollabile icona del fashion internazionale. Lui, Lucien Freud, nipote di Sigmund, nel 2001 maturo e affermato artista. L’incontro parte maluccio, Kate è super impegnata e poco incline alla puntualità e alle regole, che sono invece le caratteristiche peculiari del grande ritrattista. Nel corso di nove lunghi mesi però le cose cambiano e gradualmente, fra incomprensioni e piccoli litigi, fra i due si instaura una profonda confidenza e una amicizia che perdurerà fino alla scomparsa del pittore nel 2011. Lucas insiste poco sugli aspetti trasgressivi di Kate Moss, esagerata consumatrice di cocaina, capace- si racconta- di tracannarsi una bottiglia di Vodka in una sola sera, preferendo delinearne piuttosto la sensibilità e le fragilità emotive oltre alla straordinaria bellezza, Una parentesi è d’obbligo: Ellie Bamber, l’attrice che la interpreta sullo schermo è persino più bella dell’originale e fornisce una straordinaria interpretazione del personaggio. Certamente in grado di offrire una vasta gamma di espressioni, Ellie Bamber regge magnificamente il confronto attoriale con il sempre grande Derek Jacobi, un titanico Lucien Freud. Per tornare al film, occorre dire che non è tanto il racconto di quegli anni, ricchi di eccessi e scandali, quanto piuttosto il ritratto intimo, giocato su toni e semitoni, di due personalità complesse e affascinanti. Che poi la storia sia vera, nulla toglie al registro minimalista scelto dal regista che ne ha solo enfatizzato gli aspetti più umani e meno noti. Per quanto le riprese privilegino prevalentemente lo studio dell’artista, l’occhio di Lucas fotografa altresì la Londra del 2002, in maniera sobria e realistica. Ma, ripeto, il pregio del film, è saper giocare con l’interazione che nasce tra i due, al lento e continuo evolvere di un rapporto tenero e intenso, quasi un amore platonico, forse il solo autentico fino in fondo provato da Kate. Si può parlare allora con convinzione di una pellicola intimista, di un film su due esseri umani così diversi fra loro ma in grado di sapersi incontrare grazie alla chimica dei sentimenti. Quindi, non solo moda, eccessi, trasgressioni, ma arte come terapia e ausilio alle problematiche esistenziali. Certamente un incoraggiante debutto per Lucas e per la brava Ellie e una conferma della statura dì Derek Jacobi.

data di pubblicazione:17/10/2025








VIE PRIVEE di Rebecca Zlotowski, 2025

BREVE STORIA D’AMORE di Ludovica Rampoldi, 2025

(20ª FESTA del CINEMA di ROMA 2025)

Questa è la storia di due coppie. I trentenni Lea (Pilar Fogliati) e Andrea (Andrea Carpenzano), e i cinquantenni Rocco (Adriano Giannini) e Cecilia (Valeria Golino). Quattro personaggi i cui destini collidono la sera in cui Lea conosce Rocco in un bar e inizia con lui una relazione clandestina, consumata in una stanza d’albergo. Un tradimento come tanti, in apparenza, che prende pieghe impreviste.

Presentata nella sezione ‘Grand Public 2025’ del Roma Cinema Fest, l’opera di Ludovica Rampoldi, tra le più note e apprezzate sceneggiatrici italiane, sia al cinema che in tv (La ragazza del lago, Il traditore, Gomorra – La serie, Bad Guys), al suo esordio alla regia, parte da queste domande: cos’è una coppia? Come funziona? Quali sono i suoi confini?

Domande facili da porsi, ma alle quali è difficile dare delle risposte. L’esordio della Rampoldi è un film serio ma non drammatico, con tanta ironia che serve per andare in profondità. Il racconto è capace di coinvolgere lo spettatore, depistandolo e interrogandolo spesso, in una sorta di thriller psicologico. La sfida maggiore è stata proprio questa, far convivere bene questi tre elementi: il romanzo, il thriller e l’ironia, ma non c’era dubbio che il tutto fosse molto riuscito. La capacità di scrittura è davvero elevata, appassionante e i labili confini tra amore e passione, tra complessità e leggerezza delle storie d’amore (in generale) qui vengono oltremodo esagerati, volutamente esagerati, con confronti inevitabilmente necessari, a volte dolorosi, ma senza perdere di vista il filo del discorso.

Se il buongiorno alla regia si vede dal mattino, siamo davvero di fronte ad una nuova figura degna di nota nel panorama registico italiano, oltre che figura già di spicco per la sceneggiatura. Il cast ha aiutato in tutto ciò, è stato scelto bene, in maniera assortita, e rappresenta bene le due generazioni, con una nota di merito per Pilar Fogliati e Andrea Carpenzano, e con la sempre magnetica Valeria Golino.

data di pubblicazione:17/10/2025








PER TE di Alessandro Aronadio, 2025

PER TE di Alessandro Aronadio, 2025

(ALICE NELLA CITTA’ 2025)

Mattia, di appena undici anni, deve affrontare, con i mezzi di cui dispone, la malattia del genitore, appena quarantenne e affetto da Alzheimer precoce. Affronterà questo dramma familiare con determinazione e spirito di maturità…

La storia molto commovente del rapporto tra il piccolo Mattia (Javier Francesco Leoni) e suo padre Paolo (Edoardo Leo). Di fronte a questa devastante malattia, che lentamente sembra divorare la memoria del padre, il piccolo Mattia sarà sempre presente con le sue premure. L’amore e il supporto familiare emergono come pilastri fondamentali per affrontare la crudele realtà di una infermità, offrendo a Paolo la dignità di andare avanti. Attraverso l’immagine di un nucleo domestico unito e amorevole, Aronadio dimostra come l’affetto e la solidarietà possano diventare strumenti di forza di fronte all’inevitabile.

Il film tratta la storia vera di Mattia Piccoli, la cui dedizione nel supportare il padre gli hanno valso il riconoscimento di Alfiere della Repubblica. Onorificenza conferita nel 2021 dal Capo dello Stato in quanto custode di suo padre. Edoardo Leo, nel difficile ruolo di genitore, offre una interpretazione straordinaria, dimostrando una grande sensibilità e profondità in una parte emotivamente impegnativa. Il piccolo Javier Francesco Leoni, invece, sorprende per la sua professionalità, recitando con la sicurezza e la naturalezza di un grande attore. Molto brava pure Teresa Saponangelo nel ruolo della madre, allegra e coraggiosa. Il regista non intendeva narrare la storia reale di Paolo Piccoli, ma il dramma di un uomo ancora giovane che affronta la perdita della memoria. Aronadio esplora così la fragilità di un’esistenza che si sgretola, catturando l’essenza di una lotta intima e profondamente umana contro il tempo e l’oblio.

Per te è il titolo di un film che già indica una dedica. Infatti è dedicato a tutte le famiglie dove la sofferenza di un singolo diventa un’esperienza condivisa, un percorso di afflizione collettiva e profonda. Un film quindi che sicuramente toccherà la sensibilità del pubblico perché parla di amore come unico insostituibile appiglio nei momenti più bui della malattia. Il regista è stato capace di presentare il ritratto intimo e universale della fragilità umana. Aronadio si impegna a toccare la parte più umana e profonda dello spettatore, utilizzando la pura spontaneità e l’innocenza disarmante di un bambino come Mattia. Sotto questo aspetto il film risulta ben riuscito, offrendo un’esperienza commovente e autentica che lascia un segno nello spettatore più sensibile. Presente al Giffoni Film Festival, rivolto principalmente al pubblico della scuola, viene ora presentato alla festa del Cinema di Roma 2025 e contemporaneamente in Alice nella città.

data di pubblicazione:17/10/2025








VIE PRIVEE di Rebecca Zlotowski, 2025

HEDDA di Nia DaCosta, 2025

(20ª FESTA del CINEMA di ROMA 2025)

Tutto si svolge in una sola lunga notte, durante una festa. Siamo nel dopoguerra in Inghilterra. Hedda Gabler e suo marito Jorgen Tesman ricevono i loro amici nella loro lussuosa villa. Lei è una donna ambiziosa ma inquieta e il matrimonio con Jorgen, accademico in attesa di ottenere un incarico che potrebbe cambiargli la vita, la costringe ad un ruolo che non le appartiene. Intelligente e colta, Hedda organizza la serata non solo per dare al timido marito l’opportunità che tanto attende, ma anche per salvare il loro lussuoso tenore di vita.

Ma quella dimora borghese così elegante, come il suo matrimonio, sono una gabbia per Hedda. L’arrivo durante la festa di Eileen Lövborg, scrittrice ed ex amante segreta della donna, rappresenterà un pericolo per la carriera di Jorgen. Eileen infatti si presenterà agli ospiti con in mano il suo ultimo manoscritto in cui ha messo “tutta la verità che non aveva mai potuto dire”. Reduce da un precedente libro di grande successo, questo ultimo lavoro della scrittrice viene accolto con curiosità da tutti i presenti. A precedere l’arrivo di Eileen sarà Thea, collaboratrice non accreditata di entrambi i lavori e attuale compagna della scrittrice. In un mondo tutto al maschile, queste tre donne combatteranno ognuna per far prevalere le proprie ragioni.

Versione cinematografica di un’opera del 1890 di Henrik Ibsen, Hedda mantiene la struttura teatrale da camera in cui aleggia un costante senso di claustrofobia sottolineato da una colonna sonora appropriata. Nia DaCosta trasferisce l’ambientazione dalla società borghese norvegese di fine ottocento in un contesto inglese anni ’50, in cui mantiene una uguale repressione dei desideri femminili operando tuttavia dei sostanziali cambiamenti, in particolare sul personaggio di Eileen che nel testo teatrale è un uomo, dando al film una identità queer. La sua Hedda è crudele ed insoddisfatta perché non riesce ad esprimere sé stessa in un ambiente che la considera solo Hedda Tesman. Gli uomini vengono raffigurati mediocri e potenti, ma anche manipolatori come il personaggio del giudice Brack, simbolo emblematico del potere maschile.

DaCosta, che fa parte della nuova generazione di registe afroamericane, fa del testo di Ibsen una metafora sulla repressione di un mondo maschile che non vede le donne e le imprigiona in ruoli, privandole della libertà di esprimersi. Il cast è notevole: Tessa Thompson-Hedda magnetica ed ambigua porta in scena un personaggio distruttivo che non riesce socialmente a far valere la propria libertà, intellettuale e sessuale. A Nina Hoss-Eileen viene affidato il compito non facile di trasformare in femminile il personaggio originario, spostando il focus narrativo. I costumi sono curati e “rappresentativi” delle personalità femminili.

Hedda è un film coraggioso, in cui non mancano anche tematiche razziali, ma che tuttavia ha diviso la critica dopo la prima a Toronto. Non possiamo giudicare se questa rilettura di un testo classico sia troppo ambiziosa, ma possiamo apprezzarla.

data di pubblicazione:16/10/2025








PER TE di Alessandro Aronadio, 2025

GOOD BOY di Ben Leonberg, 2025

(ALICE NELLA CITTÀ 2025)

Todd, affetto da una strana malattia, nonostante il parere contrario della sorella, decide di trasferirsi in una casa isolata, un tempo di proprietà del nonno. Insieme a lui ci sarà Indy, un cane fedele, un vero good boy che lo accompagna e segue in ogni attimo della giornata…

Good boy è stato scelto come film di apertura di Alice nella Città di quest’anno. Opera indipendente, realizzata con un basso budget, è subito diventata un caso cinematografico, conquistando l’approvazione della critica internazionale. La trama ruota intorno a Todd (Shane Jensen) ma soprattutto riguarda Indy, vero protagonista della scena. Il cane del ragazzo che ben presto si accorgerà che la casa dove si sono trasferiti è infestata da strane presenze. Il suo principale compito sarà quello di proteggere e salvare il suo padrone dalle forze del male che sembrano invadere la casa. Mentre la figura del ragazzo rimane sempre in ombra, la storia passa attraverso lo sguardo del cane che percepirà quello che sfugge invece a Todd.

Situazioni inquietanti per realizzare un interessante horror dove però viene messo in evidenza il rapporto sincero tra cane e padrone. Una simbiosi perfetta per raccontare una storia paranormale e spingere lo spettatore ad affrontare razionalmente le proprie paure e le proprie angosce. Una costante soggettiva, quella del cane appunto, che fa percepire nell’oscurità una natura malvagia, qualcosa di pericoloso che minaccia l’incolumità del giovane. Il cane sin dal primo momento intercetta presenze, avverte segnali incomprensibili e inquietanti che rimandano alle strane tracce di morte del precedente proprietario. Inoltre Todd soffre sempre di più di attacchi per qualcosa di grave e Indy gli rimarrà accanto anche per proteggerlo e salvarlo dall’entità oscura. Ogni dettaglio viene esaminato e scrutato sotto la prospettiva del cane, ogni percezione passa attraverso i suoi sensi e nulla sembra sfuggirgli creando un’atmosfera adrenalinica.

Good boy parla di fantasmi con una regia e una fotografia, curata dallo stesso Leonberg, che fanno di questo film un piccolo capolavoro. Lo spettatore imparerà a lasciarsi coinvolgere nella storia dalla recitazione di un cane, per quando sia un semplice paradosso. Indy, sotto la direzione del suo stesso padrone, è un ottimo attore che ha imparato a recitare sé stesso. Il regista riesce in pieno a evidenziare come un legame così forte e radicale possa essere necessario per salvarsi da una vita alla deriva. Un film che offre una riflessione profonda su come affrontare la paura della solitudine. Se il terrore è alle porte, Leonberg suggerisce come annientarlo. Un’opera prima degna di nota, grazie alla capacità del regista di trarre il massimo da una sceneggiatura semplice ma originale. Una narrazione delicata e suggestiva che con la sua autenticità saprà sicuramente catturare l’attenzione del pubblico.

data di pubblicazione:16/10/2025