da Nadia Alese | Mar 11, 2026
Il Bene Comune, quinto film di Rocco Papaleo, si inserisce con coerenza nel percorso autoriale dell’attore e regista lucano, riprendendo molti dei motivi già presenti nel suo cinema, dal viaggio, alla coralità, al rapporto col paesaggio.
Ambientato tra la Basilicata e la Calabria, prende avvio da una situazione semplice ma già carica di potenziale simbolico. Biagio (Rocco Papaleo), guida escursionistica, accetta di accompagnare insieme ad un’attrice in crisi (Vanessa Scalera) e al giovane nipote che gli fa da assistente (Andrea Fuorto), un gruppo di quattro detenute quasi a fine pena (Claudia Pandolfi, Teresa Saponangelo, Livia Ferri e Rosanna Spaparano), in una gita premio nel Parco nazionale del Pollino. L’obiettivo del cammino è raggiungere il pino loricato, un albero secolare tipico dell’area, che nel film diventa esplicitamente metafora di resilienza e resistenza. Ma quello che potrebbe sembrare un ordinario trekking si trasforma in un percorso di confronto tra persone che arrivano da mondi diversi e che portano con sé fragilità, errori e desideri di riscatto.
Papaleo costruisce il film come un road movie montano, in cui il movimento fisico nello spazio coincide con un processo di trasformazione emotiva. Il viaggio è il dispositivo attraverso cui emergono le storie dei personaggi. Infatti, il contatto con la natura, al tempo stesso aspra e accogliente, i momenti di confessione, la condivisione di musica e parole diventano occasioni per dare forma ad una comunità provvisoria, composta da individui che normalmente non si incontrerebbero. Nel corso del cammino affiorano ferite personali, tensioni e momenti di intensa solidarietà, mentre il racconto alterna leggerezza e malinconia.
E come in altre sue opere, il paesaggio non è semplice sfondo, ma parte attiva della storia. Il Pollino assume un valore quasi simbolico, accompagnando i personaggi nel loro tentativo di ridefinire il proprio posto nel mondo.
Il tono rimane quello della commedia, ma attraversata da una dimensione riflessiva, nella quale Papaleo continua ad esplorare il tema della comunità come esperienza fragile ma possibile, interrogandosi su come persone molto diverse possano, almeno per un tratto di strada, riconoscersi parte dello stesso cammino, aiutato nell’intento da un cast corale che insieme funziona e convince.
data di pubblicazione:11/03/2026
Scopri con un click il nostro voto: 
da Nadia Alese | Mar 11, 2026
Il Testamento di Ann Lee è uno di quei film che sembrano concepiti più come esperienza sensoriale che come biopic tradizionale. La pellicola racconta la figura della mistica settecentesca Ann Lee attraverso un linguaggio cinematografico audace che mescola storia, musica e trance religiosa, evitando deliberatamente ogni struttura convenzionale.
Il punto di partenza è la vicenda reale della fondatrice del movimento degli Shakers (Amanda Seyfried), leader carismatica che predicò uguaglianza di genere, comunità spirituale e rinuncia alla sessualità. La Fastvold, celebre per la sua ultima opera da sceneggiatrice The Brutalist, e il co-sceneggiatore Brady Corbet, non raccontano però la sua vita in maniera classica, preferendo evocare un’esperienza di fede collettiva e costruendo il film come una sorta di liturgia fatta di canto, danza e stati estatici. Le cerimonie degli Shakers, celebri per i movimenti convulsi ed i canti ripetitivi, diventano il vero motore visivo e sonoro del film, con le coreografie di Celia Rowlson-Hall e una colonna sonora di Daniel Blumberg che rielaborano antichi inni religiosi in forme quasi ipnotiche.
Il risultato è un musical insolito e straordinario che mette al centro non tanto la storia personale della Lee, quanto la nascita di una comunità legata da un forte bisogno di appartenenza ed il fascino ambiguo del carisma spirituale.
In questo contesto la performance della Seyfied, magnetica e radicale, è il fulcro emotivo del film. Che però ha anche una pecca L’eccessiva lunghezza, infatti, unita allo scarso approfondimento della psicologia dei personaggi, in favore degli aspetti visivi, rende soprattutto la seconda parte più contemplativa che narrativa, totalmente priva dell’energia febbrile della prima.
Tuttavia il coraggio artistico dell’opera è raro. La Fastvold ha realizzato un film che non cerca il consenso ma persegue con coerenza la propria visione, creando un risultato singolare nel panorama del cinema storico contemporaneo. Non interessa tanto stabilire se Ann Lee fosse una profeta o una visionaria, quanto far percepire allo spettatore la potenza emotiva di una fede capace di trasformare la sofferenza privata in movimento religioso. Ed è proprio in questa tensione tra spiritualità, corpo e comunità che il film trova la sua dimensione più affascinante e controversa.
data di pubblicazione:11/03/2026
Scopri con un click il nostro voto: 
da Nadia Alese | Mar 5, 2026
La Lezione, presentato alla Festa del Cinema di Roma e ora finalmente in sala, è un thriller psicologico che parte da un presupposto potentissimo: esplorare non soltanto la violenza di genere, ma il modo in cui si insinua nella percezione stessa della realtà di una donna.
Al centro della vicenda c’è Elisabetta (Matilda De Angelis), giovane avvocatessa di successo, una donna forte e autonoma, che si rivela però fragile nel momento in cui non riesce più a distinguere chiaramente tra verità e sospetto. La sua storia si dipana tra un caso professionale, la difesa di un professore accusato di violenza sessuale (Stefano Accorsi), e il ritorno minaccioso del suo passato personale, con l’ex compagno, già condannato per stalking, che pare tornare a perseguitarla.
Nella prima parte, il film di Mordini convince per atmosfera e maturità. Trieste, con la sua bora implacabile, diventa metafora visiva di una mente che perde riferimenti stabili, sospesa tra realtà e paranoia. La protagonista non è una vittima stereotipata, ma una donna che vive una forma di violenza meno visibile, anche se altrettanto destabilizzante. Questo approccio costituisce il punto di forza della pellicola, mostrando una dinamica psicologica complessa, autentica nelle sue ambiguità, che permette allo spettatore di interrogarsi sulle zone d’ombra della manipolazione e della paura. E pesa, in questa parte, la presenza di Stefano Accorsi che costruisce un personaggio capace di alimentare il dubbio, giocato tutto sulla sottrazione, tra sguardi trattenuti, mezze frasi ed un controllo emotivo che diventa inquietudine.
Tuttavia, nella seconda parte, la sceneggiatura mostra crepe evidenti. Qui la tensione psicologica cede a sviluppi narrativi privi di plausibilità interna, con alcune scelte, come quella di far trasferire la protagonista in un luogo isolato, senza giustificazioni solide rispetto al suo stato d’animo o alla dinamica dello stalking, che appaiono francamente incongrue rispetto al viaggio psicologico costruito fino a quel momento.
Questa discontinuità narrativa rischia di indebolire anche il messaggio più importante del film, ossia l’affrontare con rispetto e profondità la condizione delle donne vittime di stalking. Allo stesso tempo però La Lezione sottolinea con lucidità la mancanza di un vero identikit della vittima, la difficoltà istituzionale e sociale di credere alle donne e il trauma silenzioso che questa sottovalutazione produce.
Si tratta, pertanto, di un’opera che merita attenzione, seppure, a tratti, non riesca a conciliare pienamente il rigore narrativo con l’urgenza del suo messaggio.
data di pubblicazione:05/03/2026
Scopri con un click il nostro voto: 
da Nadia Alese | Mar 4, 2026
Un Bel Giorno, il quarto film di Fabio De Luigi dietro la macchina da presa, si inserisce con coerenza nel suo percorso, scegliendo la commedia familiare per raccontare qualcosa di più universale, ossia il timore, molto umano, di rimettersi in gioco quando la vita sembra già definita.
Il protagonista Tommaso (Fabio De Luigi) è un vedovo che ha cresciuto da solo quattro figlie, costruendo attorno a loro una routine tanto solida quanto soffocante, che ha finito per azzerare la sua dimensione personale. L’incontro con Lara (Virginia Raffaele), donna altrettanto complessa e segnata da responsabilità familiari, introduce un elemento di scompiglio narrativo che il film sviluppa attraverso una dinamica fatta di omissioni, paure e fraintendimenti. Non si tratta però della classica rom-com fondata sull’equivoco fine a sé stesso, qui il non detto diventa essenzialmente metafora di una difficolta più profonda, ossia quella di conciliare identità individuale e ruolo genitoriale.
Dal punto di vista della scrittura, firmata dallo stesso De Luigi con Furio Andreotti e Giulia Calenda, il film lavora su un delicato equilibrio tra leggerezza e sentimento, ed il risultato è una sorta di favola sulla famiglia allargata, quasi un topos del cinema italiano contemporaneo, trattato però in maniera gentile, quasi addomesticata, perdendo forse l’occasione di arrivare ad una comicità davvero attinente al reale. Il film infatti funziona sul piano dell’atmosfera, ma non altrettanto su quello dell’incisività della satira o del tono graffiante. Una scelta precisa certamente, che però segna anche uno dei limiti della pellicola.
Sul piano attoriale De Luigi rimane fedele al suo registro con un’interpretazione trattenuta e tempi comici misurati. Virginia Raffaele è più brillante e bilancia il racconto con una maggiore elasticità espressiva. Il cast corale, comprensivo dei giovani interpreti, è in complesso buono.
La regia non cerca soluzioni ardite, lasciando spazio agli attori ed alle situazioni, così come la colonna sonora, che accompagna senza invadere.
In definitiva, quindi, siamo di fronte ad un’opera con dei limiti ma comunque piacevole, onesta, che non pretende di sorprendere ad ogni costo ma che prova con discrezione a parlare di sentimenti.
data di pubblicazione:04/03/2026
Scopri con un click il nostro voto: 
da Nadia Alese | Feb 11, 2026
Portobello è una miniserie in sei episodi che racconta, attraverso lo sguardo di Marco Bellocchio, uno dei più acuti narratori della nostra storia recente, l’ascesa fulminea e la caduta devastante di Enzo Tortora, in una delle vicende che ha attraversato in maniera più profonda l’Italia degli anni Ottanta, specchio e metafora di un paese sospeso tra spettacolo e giustizia negata.
La vicenda è nota: conduttore amato da milioni di telespettatori, simbolo della televisione popolare in quegli anni, Tortora viene travolto, nel 1983, da un’accusa infamante di associazione camorristica e traffico di stupefacenti, basata su dichiarazioni di collaboratori di giustizia poi rivelatisi inattendibili. Arrestato, processato e addirittura condannato, è infine assolto definitivamente dopo anni di odissea giudiziaria, ma la sua vita ne uscirà irrimediabilmente compromessa.
La storia, scritta dallo stesso Bellocchio con Stefano Bises, Giordana Mari e Peppe Fiore, non indulge nel sensazionalismo. Anzi, la sua forza sta proprio nella cura di ogni tonalità, dal rigore documentario alle scelte poetiche di regia, fino alla compostezza di una narrazione che sottrae il protagonista all’agiografia, restituendoci, al contrario, un uomo distante, a tratti spigoloso, complesso, contraddittorio, con cui non viene immediato entrare in empatia. È proprio questa distanza emotiva a rendere la serie più inquietante ed onesta, perché lo spettatore è costretto ad osservare, a giudicare, ad interrogarsi.
In questo senso l’interpretazione di Fabrizio Gifuni è decisiva, mai imitativa, mai compiacente, non un ritratto stereotipato di una vittima innocente, ma una prova intensa e multilivello, che offre una lente profonda su una figura difficile.
Intorno a lui, un coro di personaggi, dai familiari alle figure chiave del processo, ognuno con la propria densità narrativa, da cui emerge il ritratto collettivo di un’epoca, quella dell’Italia degli anni Ottanta, tra consumismo nascente e violenze criminali, che spesso confonde il giudizio di massa con la verità.
Bellocchio firma una delle sue opere più severe e meno concilianti, una riflessione sulla giustizia e lo sguardo collettivo, che rinuncia alla scorciatoia morale della simpatia, affidandosi invece alla complessità, al disagio ed alla responsabilità dello spettatore.
data di pubblicazione:11/02/2026
Pagina 5 di 15« Prima«...34567...10...»Ultima »
Gli ultimi commenti…