da Nadia Alese | Mar 26, 2026
Ti Uccideranno, diretto da Kirill Sokolov, si inserisce con decisione nel filone ibrido tra horror, azione e black comedy. Siamo di fronte ad un’esperienza eccessiva, quasi programmaticamente sopra le righe. La storia – una donna che accetta un lavoro in un grattacielo newyorkese, salvo scoprire di essere intrappolata in un sistema dominato da un culto satanico – è costruita su un impianto narrativo semplice ma funzionale, che privilegia il ritmo e la tensione più che la complessità psicologica.
Sicuramente si tratta di un’opera energica, visivamente anarchica, ipercinetica, fatta di esplosioni di violenza coreografata che richiamano esplicitamente Kill Bill e un certo filone horror splatter anni ’80. Ma, allo stesso tempo, non riesce sempre a trovare un equilibrio tra citazione e identità autonoma. Anche l’impianto è molto simile ad altri film dello stesso genere, a partire da Finchè Morte Non Ci Separi, il cui secondo capitolo è in uscita proprio in questi giorni.
Quindi siamo, da una parte, di fronte ad un film “folle” e travolgente, capace di abbracciare fino in fondo la propria natura pulp e di trasformarla in puro intrattenimento, ma al contempo un po’ ripetitivo nei suoi meccanismi, più una sequenza di set-piece spettacolari, che una storia ben raccontata. Anche dal punto di vista estetico punta su un linguaggio visivo aggressivo che contribuisce, però, a rendere la pellicola un’esperienza più sensoriale che narrativa, dove la spettacolarità rischia talvolta di sostituire la costruzione della tensione.
Sul piano attoriale, la performance di Zazie Beetz è il vero fulcro del film. La protagonista riesce a reggere quasi interamente il peso dell’azione, imponendo una presenza fisica e carismatica che trasforma il personaggio in una figura quasi iconica, più vicina all’eroina action di Ballerina che alla classica final girl dell’horror. Anche il cast di supporto, da Patricia Arquette a Tom Felton, contribuisce a restituire un universo volutamente sopra le righe, anche se spesso resta sullo sfondo rispetto all’energia centrale della protagonista.
In definitiva, Ti Uccideranno è un prodotto consapevolmente estremo, che funziona quando accetta la sua natura di intrattenimento visivo e meno quando tenta di strutturarsi come racconto compiuto. Non è un horror raffinato, né particolarmente innovativo, ma un’opera che trova la sua ragion d’essere nell’eccesso, nella velocità e nella performance della Beetz. Un film che, comunque, non può lasciare indifferenti.
da Nadia Alese | Mar 26, 2026
Strike- Figli di Un’Era Sbagliata, opera prima a sei mani di Gabriele Berti, Giovanni Nasta e Diego Tricarico, arriva in sala con l’ambizione di raccontare una generazione senza appoggiarsi né al pietismo, né al cinismo. Ambientato quasi interamente in un Ser.D, il film mette in scena l’incontro tra tre ventenni diversissimi, costretti a condividere uno spazio sospeso, in cui il tempo sembra dilatarsi e le identità si rivelano a poco a poco.
La struttura narrativa è semplice, un percorso fatto di dialoghi, silenzi e piccoli eventi quotidiani. Dante, tirocinante impacciato, Pietro, ribelle ma fragile e Tiziano, segnato da una profonda dipendenza, diventano progressivamente una micro-comunità emotiva. Non c’è una vera escalation drammatica, quanto piuttosto un accumulo di momenti che oscillano tra ironia e malinconia, dove le parentesi drammatiche funzionano decisamente meglio di quelle comiche, il tutto coerentemente con la definizione di “commedia agrodolce”, utilizzata per presentare il film.
Il punto di forza è l’onestà dello sguardo. Strike evita, infatti, la retorica del film sulle dipendenze, preferendo rimanere aderente ai corpi ed alle fragilità dei personaggi. Il Ser.D. non è un luogo simbolico ma concreto, quasi dimesso, e proprio per questo credibile, uno spazio in cui si parla molto e comunica meno, dove l’ironia diventa una forma di difesa e la leggerezza non cancella mai il disagio.
Sul piano registico, la scelta di una messa in scena sobria ed una macchina da presa poco invasiva riflette l’origine teatrale del progetto. Il film privilegia, infatti, la parola e la relazione tra i personaggi rispetto alla costruzione visiva, una scelta coerente che, però, a tratti, limita la forza cinematografica dell’insieme.
Le interpretazioni sono il vero motore del film. I tre registi attori lavorano su registri complementari, costruendo personaggi credibili proprio grazie ad una recitazione imperfetta, mai troppo rifinita. Accanto a loro Matilde Gioli e Lorenzo Zurzolo offrono una presenza più strutturata, capace di bilanciare l’energia disordinata dei protagonisti, mentre volti come Caterina Guzzanti, Pilar Fogliati o Massimo Ceccherini introducono deviazioni interessanti, senza però rubare la scena.
In conclusione, un esordio imperfetto ma sincero, che pur non trovando una forma definitiva sa già dire qualcosa di autentico sul proprio tempo.
data di pubblicazione:26/03/2026
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da Nadia Alese | Mar 18, 2026
A vent’anni dal film che aveva trasformato la maturità in un vero immaginario cinematografico collettivo, Notte Prima degli Esami 3.0 prova a riattivare quella stessa mitologia generazionale spostandola nel presente. Diretto da Tommaso Renzoni e scritto insieme a Fausto Brizzi, il film arriva nelle sale con l’ambizione dichiarata di non essere né un sequel né un reboot, ma un nuovo capitolo autonomo, capace di dialogare con la memoria della saga originale.
La struttura resta quella che ha reso celebre il primo film, con la vigilia dell’esame di maturità vista come tempo sospeso, notte simbolica, di un gruppo di liceali romani, fra i quali si intrecciano amicizie, rivalità, primi amori e inevitabili paure prima del passaggio all’età adulta. Il nuovo protagonista, interpretato da Tommaso Cassissa, è al centro di una compagnia di maturandi che si muove tra feste clandestine, fughe improvvisate e strategie più o meno disperate per aggirare la professoressa più temuta della scuola (Sabrina Ferilli). È un racconto che conserva il tono della commedia sentimentale, provando però a raccontare la generazione cresciuta con gli smartphone e quindi con una percezione del tempo molto più accelerata rispetto a quella evocata dal film del 2006.
Il vero baricentro narrativo, però, è Sabrina Ferilli, che interpreta la professoressa Castelli, figura severa e quasi leggendaria tra gli studenti, soprannominata “la belva”. L’attrice costruisce un personaggio che gioca sull’archetipo del docente antagonista, ma con un sottotesto umano più complesso, una donna segnata da una certa solitudine, che nel corso della storia lascerà emergere fragilità inattese. Accanto a lei si muove un cast giovane corale, affiancato da presenze riconoscibili, come Gian Marco Tognazzi, Sebastiano Somma e Ditonellapiaga, quest’ultima presente con un cameo breve ma significativo, coerente con il suo profilo artistico ironico e provocatorio. Anche Antonello Venditti compare in un cameo, evocando tutto l’immaginario della saga, con l’interpretazione della celebre canzone che dà il titolo al film, indissolubilmente legata al mito della maturità italiana.
Il risultato è una pellicola che non tenta davvero di replicare il fenomeno culturale dell’originale, impresa probabilmente impossibile, ma che prova piuttosto a raccoglierne l’eredità emotiva attualizzandola.
data di pubblicazione:18/03/2026
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da Nadia Alese | Mar 18, 2026
Idoli – Fino all’Ultima Corsa, diretto da Mat Whitecross, si inserisce con decisione nel filone dei film sportivi dedicati al mondo delle corse. Un genere che negli anni ha costruito una grammatica narrativa ben riconoscibile. La storia segue Edu Serra (Oscar Casas), giovane pilota motociclistico dal talento indiscutibile ma dal carattere ingestibile, troppo impulsivo per conquistare davvero la fiducia delle squadre. L’occasione arriva quando il team manager Eli gli offre un posto nel campionato Moto2, a una sola condizione però, che a seguirlo sia il padre Antonio Belardi (Claudio Santamaria), ex campione del mondo ritiratosi dopo un tragico incidente che ha segnato per sempre la sua carriera ed il rapporto con il figlio. Da qui prende forma un racconto che intreccia ambizione sportiva, conflitto familiare e melodramma sentimentale, muovendosi nel cuore del paddock della MotoGP, dove il film è stato girato, con accesso reale ai circuiti ed agli spazi del campionato mondiale.
La pellicola costruisce il suo impianto narrativo su una struttura molto classica: il giovane talento ribelle, il mentore severo, il percorso di disciplina che trasforma la rabbia in energia competitiva. Proprio questa familiarità è allo stesso tempo il suo limite e la sua forza, perché da un lato la storia appare prevedibile, ma dall’altro dimostra quanto quell’impianto continui a funzionare quando è sostenuto da un contesto credibile e da personaggi ben definiti.
Claudio Santamaria dà al padre-allenatore di Edu una fisicità ed una severità credibili, lavorando in sottrazione e trovando la sua complessità nella relazione col protagonista. Accanto a lui Oscar Casas restituisce bene l’irruenza di un talento ancora incapace di controllarsi, diventando uno degli elementi più convincenti del film. La coproduzione italo-spagnola porta anche la presenza di Ana Mena nel ruolo di Luna, che introduce la dimensione sentimentale nella pellicola. In un ruolo minore, ma emotivamente fondamentale per la storia, quello del pilota Gianni Baltelli, trova spazio anche Saul Nanni, che si conferma la rivelazione italiana cinematografica più interessante dell’anno.
In definiva, Idoli – Fino all’Ultima Corsa è un racconto sportivo tradizionale, quindi Whitecross sceglie di percorrere una pista già tracciata, ma lo fa con energia sufficiente da tenere lo spettatore incollato fino al traguardo.
data di pubblicazione:18/03/2026
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da Nadia Alese | Mar 18, 2026
L’Ultima Missione – Project Hail Mary, diretto da Phil Lord e Christofer Miller e tratto dall’omonimo romanzo di Andy Weir, arriva nelle sale come uno dei più ambiziosi blockbuster di fantascienza degli ultimi anni, affidando a Ryan Goslin il ruolo di Ryland Grace, un insegnante di scienze che si risveglia da solo su un’astronave senza ricordare chi sia né perché si trovi nello spazio. A poco a poco, però, la memoria ritorna e con essa la consapevolezza della missione, ossia raggiungere una stella distante anni luce per scoprire perché il Sole stia morendo e trovare una soluzione per salvare la Terra.
La struttura narrativa, costruita su rivelazioni progressive e continui problemi scientifici da risolvere, riflette l’impianto del romanzo di Weir, già autore di The Martian, di cui ricalca peraltro la stessa linea di “fantascienza scientifica”, conciliando cioè spettacolo e rigore divulgativo.
Ryan Goslin, che regge praticamente da solo tutto il film, fornisce una buona prova, alternando vulnerabilità, curiosità scientifica e soprattutto ironia. Infatti, nonostante la posta in gioco – la sopravvivenza dell’intero sistema solare – il tono si mantiene sempre leggero. Nell’incontro con l’alieno Rocky, poi, si sviluppa anche una dinamica sorprendentemente commovente, non consueta nel cinema di fantascienza recente.
Sandra Huller, che interpreta Eva Stratt, leader del progetto, pronta a tutto pur di salvare la Terra, dal canto suo, ha un ruolo marginale, freddo e pragmatico, che ci ricorda la difficoltà degli interpreti europei di inserirsi all’interno di pellicole americane. Ma con la sua interpretazione di Sign of the Times di Harry Styles ci regala, senza dubbio, il momento più emozionante e struggente del film.
Certo non mancano i limiti. Anzitutto la pellicola fatica a liberarsi dell’ombra di The Martian, utilizzando una struttura che lo ricorda ad ogni passo. Ma anche la durata e l’ampiezza del racconto risultano a tratti eccessive, soprattutto nelle sequenze dedicate alle spiegazioni scientifiche e ai passaggi più didascalici della trama.
Nonostante queste riserve, però, il risultato è comunque buono, grazie anche all’idea originale di fantascienza non costruita sulla distruzione o sulla minaccia aliena, ma, al contrario, sulla cooperazione, sull’ingegno e sulla fiducia nella scienza.
data di pubblicazione:18/03/2026
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