da Antonio Iraci | Feb 7, 2015
(Teatro Due Roma – 3/8 febbraio 2015)
Si è ufficialmente aperta in questi giorni la rassegna “A Roma! A Roma!”, a cura della critica teatrale Francesca De Sanctis, con la presentazione di un lavoro scritto ed interpretato da Ermanna Montanari: La camera da ricevere.
L’attrice, romagnola doc e già più volte premiata con il premio Ubu, il Premio Duse ed altri ancora per la sua apprezzata attività di attrice ed autrice di testi teatrali, ci conduce quasi per mano ed in punta di piedi in uno spazio semibuio, polveroso, dove non è permesso accedere se non in rare occasioni dell’anno, un luogo in cui si entra con circospezione per paura di essere visti, di essere scoperti, di essere rimproverati.
Questa camera da ricevere rappresenta in effetti un territorio magico e sacro, una specie di sancta sanctorum dove si accede con rispettoso silenzio e dove nello stesso tempo ci si lascia andare alle proprie fantasie di adolescente per poi generare e partorire tutta una serie di personaggi che nel tempo troveranno riscontro in lavori teatrali di grande risonanza e che hanno segnato la carriera di questa grande interprete.
Lo spettatore viene subito introdotto in questo guscio dalle luci ovattate e dove di tanto in tanto viene raggiunto da suoni e voci, quasi indistinti come quelli propri dello stato onirico, in una carrellata di frammenti teatrali nei quali l’elemento simbolo accompagna l’espressione ed il volto dell’attrice: ora clownesco, ora austero, ora accattivante, ora esorcizzante…
Si parte da Fatima asina parlante, poi abbiamo Bêlda una veggente romagnola, poi Rosvita, poi Mêdar Ubu, Alcina, Daura e così via, tutti monologhi dove la Montanari esprime principalmente se stessa con una drammaturgia di elevato livello che ha lasciato tutti spiazzati e con il fiato sospeso, dal primo all’ultimo istante della sua performance, anche quando la recitazione ha comportato l’uso dell’incomprensibile dialetto di quella recondita e poco nota parte della Romagna dalla quale originariamente proviene.
Da notare la maniera chiara ed accattivante con la quale l’attrice ci presenta i vari personaggi, spiegando la loro genesi e mettendo in risalto i vari e peculiari aspetti della loro rappresentazione sul contesto scenico, in un racconto articolato e conseguente anche nei momenti di giusta contrapposizione.
Lo spettacolo non sembra dare l’impressione di un puro e semplice esercizio di stile, per cui dal suo nucleo originario, dalla sua cellula generatrice non può che venire fuori un lavoro di grande livello che ha coinvolto il pubblico in maniera direi quasi empatica con i diversi caratteri ritratti.
La camera da ricevere nasce nel contesto di un progetto Dimore delle voci – Laboratorio di Drammaturgia sonora IV edizione, curato da Valentina Valentini, promosso da Rai Radio 3, Centro Teatro Ateneo e l’Università di Roma La Sapienza, già rappresentata a Roma in anteprima nel maggio del 2013 e poi ripresa a Milano nel maggio 2014 presso la Fondazione Pini, nell’ambito della terza edizione di Stanze – esperienze di teatro d’appartamento.
data di pubblicazione 07/02/2015
Il nostro voto: 
da Antonio Iraci | Feb 7, 2015
(Teatro Due Roma – dal 3 febbraio al 29 marzo 2015)
Marco Lucchesi, direttore artistico del Teatro Due Roma, con una iniziativa degna di un sincero elogio, ha offerto il proprio spazio teatrale al critico Francesca De Sanctis per organizzare una rassegna che potesse riunire a Roma quelle compagnie italiane che normalmente trovano difficoltà a rappresentarsi nella capitale.
E’ evidente che in una città come Roma le occasioni di scambio interculturale ed intergenerazionale dovrebbero essere pane quotidiano non solo per promuovere tutte quelle iniziative per l’inserimento di compagnie di giovani di grande talento, ma anche per fornire materiale di utile riflessione ed occasione per conoscere ed apprezzare l’impegno e l’entusiasmo di tali artisti.
In una situazione disastrosa come quella in cui versano oggi i teatri romani, tra difficoltà economiche e organizzative di tutti i tipi, sembra almeno doveroso porre in giusto risalto questa iniziativa che dal 3 febbraio al 29 marzo ospiterà ben dodici compagnie teatrali provenienti da tutta Italia, ciascuna caratterizzata da un proprio peculiare allestimento e da un tangibile impegno drammaturgico.
Ecco in sintesi la carrellata dei lavori in programma:
La camera da ricevere di e con Ermanna Montanari, Teatro delle Albe/Ravenna Teatro – sino all’ 8 febbraio.
Scintille di Laura Sicignano con Laura Curino, Teatro Cargo di Genova – 10/15 febbraio
Per una donna di Letizia Russo con Sandra Zoccolan, ATIR Teatro Ringhiera – 17/22 febbraio
Adesso che hai scelto di e con Mimmo Sorrentino, Teatro dell’Argine – 24/26 febbraio
I funerali di Togliatti di Franco Rossi con Massimo Verdastro, Semi Cattivi/Centro Sperimentale d’Arte Contemporanea – 27 febbraio/1 marzo
I taccuini di Mosella Fitch di Stefano Massimi con Barbara Valmorin, in due capitoli a sere alterne, Teatro delle Donne – 3/8 marzo
Il re di Girgenti di e con Massimo Schuster e Fabio Monti dal romanzo di Andrea Camilleri, Emme À Teatro Théâtre de l’arc-en-terre/ L’estive ¬10/14 marzo
Straniero di Sicilia e Il cavaliere oscuro di e con Giovanni Calcagno, La casa dei santi – 15/16 marzo
Megalopolis # 43 con Anna Dora Dorno e Nicola Pianzola, Instabili Vaganti – 17/19 marzo
#Dell’Alluvione di e con Elena Guerrini, Creature Creative – 20-22 marzo
Onorata società di Francesco Niccolini con Patricia Zanco, Dedalofurioso Fatebenesorelle Teatro – 24/26 marzo
Alice disambientata di e con Ilaria Dalle Donne, La Piccionaia – 27/29 marzo.
data di pubblicazione 07/02/2015
da Antonio Iraci | Feb 6, 2015
Il professore di liceo Raimund Gregorius (Jeremy Irons) una mattina, mentre si reca alla scuola in Berna dove insegna, salva dal suicidio una ragazza che, non appena ripresasi, scappa velocemente lasciandogli per caso un libro di un autore portoghese, Amadeu de Prado, medico e membro della resistenza al regime dittatoriale di Salazar, assieme ad un biglietto ferroviario per Lisbona.
Il professore, spinto da una irrefrenabile curiosità di scoprire il perché di quel gesto disperato e soprattutto ciò che si cela dietro quel drammatico momento politico, non esita a prendere un treno notturno per Lisbona, sconvolgendo in tal modo la sua routine quotidiana…
Questo film che, nonostante la bravura del protagonista e la storia abbastanza intrigante non ha avuto il meritato successo al botteghino nè un giusto riconoscimento da parte della critica, ci suggerisce questa ricetta che ha come base il baccalà, tipico ingrediente della cucina portoghese: il gateau di baccalà.
INGREDIENTI (x 6/8 persone):800 grammi di baccalà già preparato e dissalato – una noce di burro -1 porro – 1 cipolla e 1scalogno – 1kg di patate – prezzemolo, sale e pepe q.b. – 100 gr di burro – pan grattato q.b..
PROCEDIMENTO: Sistemare il baccalà a pezzi anche grossi in una casseruola con un poco di burro, pepe e prezzemolo. Aggiungere il porro e lo scalogno a pezzetti a lasciare cuocere a fuoco lento. Intanto bollire le patate in abbondante acqua salata. Cotte le patate, vanno pelate e passate con lo schiacciapatate, poi rimaneggiate con burro e prezzemolo. Aggiungere a questo punto il baccalà, anch’esso da amalgamare alle patate ma lasciandolo a pezzetti, ed il tutto va sistemato poi in una teglia oleata e cosparsa con pan grattato. Sistemato l’impasto nella teglia, va terminato con pan grattato e fiocchetti di burro e pepe.
Mettere in forno pre riscaldato a 180°, una trentina di minuti e servire quindi lo sformato tiepido.
da Antonio Iraci | Feb 6, 2015
L’altra sera all’ Auditorium il compositore ungherese Peter Eötvös ha egregiamente diretto l’Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia in un brillante concerto per percussioni, di propria composizione, lasciando al giovane Grubinger l’interpretazione singolare del proprio lavoro: Speaking Drums (Tamburi Parlanti).
Di che si tratta?
Eötvös trascrive in musica alcune opere del poeta ed autore ungherese Sándor Weöres (1913-1989) ed in particolare prende ed assimila tutta una sequenza di parole e le trasforma con sapienza in una base musicale per il percussionista, il tutto prendendo spunto da alcuni musicisti che interagiscono con il proprio strumento mediante la propria voce.
Ecco quindi che troviamo la risposta del perché di Tamburi Parlanti: le parole non hanno un peso in sé, ma al compositore servono per seguire una propria traccia, per costruirci su una struttura ritmica, per generare così quattro poesie per percussione solista e orchestra.
In Speaking Drums la composizione essenzialmente usa il parlato ed il gesto (tribale-selvaggio) del solista che in tal modo dà una immagine spettacolare del sé: suono-voce-movimento in una fusione scenica per esprimere la poesia di Weöres.
Il concerto si adatta perfettamente, come un abito sartoriale su misura, al genio artistico del percussionista Grubinger, forse non a caso nato a Salisburgo, e che interpreta al meglio di sé le intenzioni del compositore.
Pur giovanissimo, è riuscito in poco tempo a farsi conoscere in tutto il mondo, accompagnando orchestre di riconosciuta fama internazionale, ed a portare all’attenzione del pubblico tutta una serie di concerti solistici, recital e brani per musica da camera con sapiente utilizzo delle percussioni.
In questa carrellata musicale anche il pubblico attento dell’Auditorium è rimasto piacevolmente coinvolto dal virtuosismo musicale di questo giovane percussionista il quale con una sorprendente dinamica scenica si è mosso, quasi volando, tra sei diverse postazioni distinte, ciascuna con un set proprio di tamburi, seguendo la partitura non in maniera rigorosa, ma aggiungendo anzi grandi momenti di improvvisazione.
Da notare l’uso che Grubinger fa delle bacchette quando le lascia quasi rimbalzare sui tamburi che diventano a questo punto un simbolo-totem attorno al quale si può esibire in una danza ritmica ancestrale, emettendo suoni gutturali e parole di poche sillabe associate a pattern ritmici ben studiati.
Di contro l’orchestra replica a queste manifeste provocazioni del solista con massicci interventi, a volte quasi in sordina a volte in netto contrasto tonico, in un dialogo armonicamente perfetto creando così una pagina poetica di altissimo livello.
Oltre al solista, bisogna comunque dare giusto e meritato rilievo a Eötvös, classe 1944, considerato tra le personalità più significative della scena musicale di oggi quale compositore di opere liriche, brani per orchestra e concerti eseguiti da importanti orchestre in festival di musica contemporanea nel mondo.
Pubblico prima sorpreso, poi sempre più attento ed infine entusiasta della performance del giovane percussionista che ha riscosso grandi applausi, concedendo infine un bis sempre caratterizzato dal suo inconfondibile estro e da un naturale, direi innato, virtuosismo.
data di pubblicazione 06/02/2015
da Antonio Iraci | Feb 2, 2015
Dopo l’esperienza come aiuto regista di Fellini nel film Otto e mezzo, Lina Wertmüller debutta come regista ne I basilischi, di cui cura anche il soggetto e la sceneggiatura. Girato in un piccolo paese situato tra la Puglia e la Basilicata dove trova radice la sua famiglia paterna, il film, premiato con la Vela d’argento al Festival di Locarno ed altri premi a Londra e a Taormina, narra della pigra vita di tre giovani: Francesco (un monumentale Stefano Satta Flores), Sergio (Sergio Ferrarino) e Antonio (Antonio Petruzzi), incapaci di scrollarsi i pregiudizi della tipica mentalità del profondo sud. Apatici e provinciali, impiegano gran parte delle loro indolenti giornate tra una passeggiata lungo il corso del paese, una bevuta al bar per fare due chiacchiere e la siesta pomeridiana durante la “controra”, quell’intervallo di tempo in cui tutti gli abitanti del paese, dopo aver pranzato, vanno a “coricarsi” e le strade assolate del corso diventano deserto.
Questa pellicola dal sapore tutto mediterraneo, sicuramente da recuperare e gustare, ci ispira una facile ricetta di lasagne vegetariane.
INGREDIENTI (x 8/10 persone):3 peperoni – 4 zucchini – 2 melanzane tonde – 1 litro di latte – 80 gr di burro – 1 etto di farina – noce moscata q.b. – 1confezione di lasagne verdi – mix di formaggi composto da provola dolce, provola affumicata, asiago, emmenthal – 2 etti di parmigiano grattugiato – olio d’oliva per la frittura – sale e pepe q.b..
PROCEDIMENTO: Tagliare i peperoni e gli zucchini a listarelle sottili e le melanzane a piccoli cubetti. Friggere a turno in abbondante olio d’oliva e mettere da parte per un’ora affinché l’olio assorbito durante la frittura venga restituito nel colino o sulla carta assorbente. Il mix di formaggi si può ottenere frullando i vari pezzi in modo da mescolare i vari gusti. Le lasagne possono essere sistemate in teglia anche crude, ma si preferisce sbollentarle per pochi minuti in acqua salata e poi sistemarle su un panno. A questo punto si procede alla preparazione della besciamella alla maniera tradizionale, ma cercando di ottenere una crema molto liquida. Una volta pronti tutti gli ingredienti si procede alla sistemazione a strati nella apposita teglia alternando con i fogli di lasagna e aggiungendo via via abbondanti manciate di parmigiano grattugiato assieme al mix di formaggi. Sull’ultimo strato aggiungere sale, pepe e qualche fiocchetto di burro.
Mettere in forno a 180° per circa 40 minuti e servire a temperatura ambiente.
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