MONITOR di Alessio Lauria (Festa Cinema di Roma 2015- Alice nella Città)

MONITOR di Alessio Lauria (Festa Cinema di Roma 2015- Alice nella Città)

La multinazionale AMX ha creato una città dove vivono e lavorano i propri dipendenti, in una apparente oasi di serenità e benessere.

All’avanguardia nei sistemi di vendita e di organizzazione aziendale, la società ha persino organizzato un servizio di monitoraggio dei dipendenti, una sala di ascolto dove ognuno può recarsi per esprimere in anonimato le proprie opinioni o le proprie frustrazioni, ma con l’intento occulto di controllare e spiare attentamente anche la vita intima dei dipendenti. Paolo, che lavora come coordinatore ed ascoltatore, si trova coinvolto dapprima in una confidenza di una dipendente, e poi finisce con l’innamorarsi di una collega sposata, infrangendo così le rigide disposizioni che regolano il suo lavoro di ascoltatore asettico e senza sentimenti.

Il film di Alessio Lauria, già vincitore nel 2011 del Premio Solinas “Experimenta”, si presenta ben strutturato e con un significato profondo che ci sottopone a molteplici domande: quante regole, imposteci dalla società in cui si è costretti a vivere, siamo disposti ad infrangere per amore? Siamo tutti talmente e brutalmente interessati a far carriera, da non curarci di calpestare la sensibilità di chi ci sta accanto? E siamo davvero tutti uguali in questa società dove i valori sembrano essere oramai cancellati da un bieco arrivismo?

Il film sembra suggerirci una visione diversa: esiste qualcuno pronto a mettere in crisi le proprie aspirazioni per dar spazio alla verità ed al sentimento. E quando un episodio fortuito farà ottenere allo sfortunato protagonista Paolo una vincita strepitosa,  solo allora egli si renderà conto che bisognerà iniziare un nuovo capitolo della propria vita, imparando anche a sorridere ed a presentarsi al mondo per quello che si è, cercando di farlo coincidere il più possibile con come ci vedono gli altri.

 

data di pubblicazione 16/10/2015

 








MONITOR di Alessio Lauria (Festa Cinema di Roma 2015- Alice nella Città)

STREET OPERA di Haider Rashid (Festa Cinema di Roma 2015- Alice nella Città)

Rashid, italianissimo di Firenze a dispetto del cognome iracheno, giovane regista con già una discreta carriera cinematografica (Tangled up in Blue, All Roads lead to Music, Sta per piovere) e con ampi riconoscimenti da parte della critica e del pubblico, si presenta alla Festa del Cinema con un interessante film documentario che racconta la storia dei rapper italiani.

Quattro i giovani protagonisti coinvolti in questo tour: Clementino, Gué Pequeno, Tormento e Danno, fondatori della scena rapper di casa nostra e profondamente impegnati a portare questo genere popolare alla conoscenza del pubblico italiano.

Ben fatte le riprese sia dei brani presi dai concerti dal vivo tenuti in varie città italiane, con una presenza di pubblico entusiasta e molto coinvolta dal messaggio anticonvenzionale lanciato, di decisa rottura verso ogni forma di politica preconfezionata, sia delle interviste.Tra gli intervistati anche l’attore Elio Germano, già conosciuto tra i giovani della hip-hop underground romana per la sua partecipazione al gruppo Bestierare, ben apprezzato per il suo impegno sociale e contro le discriminazioni di ogni genere.

data di pubblicazione 16/10/2015








IO BALLO DA SOLA di Bernardo Bertolucci, 1996

IO BALLO DA SOLA di Bernardo Bertolucci, 1996

Dopo il suicidio della madre, Lucy (Liv Tyler) giovane ragazza americana, viene mandata a passare un periodo a casa di amici, in una splendida casa sulle colline senesi.

La dimora ospita diverse persone, eterogenee tra di loro, tra le quali Alex (Jeremy Irons), un drammaturgo inglese gravemente malato di cancro.

Il soggiorno toscano rappresenterà per la ragazza una sorte di viaggio iniziatico che la porterà a diventare una vera donna e nel contempo a scoprire la vera identità di suo padre.

Il film, che procurò a Bertolucci diverse nomination, non si può certo considerare tra i migliori del regista che fu accusato di rappresentare un ambiente artificioso e dove i personaggi, per lo più artisti, vennero eccessivamente legati ai soliti cliché, come appartenenti ad una irraggiungibile élite.

La campagna toscana ci suggerisce questa semplicissima ricetta tipica della zona: Pici all’aglione.

INGREDIENTI: 500 grammi di Pici –  una testa d’aglio –  una bottiglia di passata di pomodoro – 100 grammi di parmigiano grattugiato o a scelta pecorino – basilico – olio, sale e pepe q.b.

PROCEDIMENTO: Soffriggere per 2 minuti la testa d’aglio schiacciata in abbondante olio d’oliva, quindi aggiungere la passata di pomodoro e lasciare cuocere per circa 10 minuti con sale, pepe e, a scelta, un pizzico di zucchero.  Cuocere i Pici al dente e riversarli su un padellone con la salsa e saltare per due minuti, aggiungere quindi il formaggio grattugiato ed abbondante basilico.

DIMENTICARE PALERMO di Francesco Rosi, 1990

DIMENTICARE PALERMO di Francesco Rosi, 1990

Carmine Bonavia (James Belushi), figlio di immigrati italiani, è candidato alla carica di sindaco di New York e per conquistare popolarità e voti inserisce nel proprio programma elettorale la proposta di legge che prevede di liberalizzare la droga, a scapito dei narcotraffici gestiti dalla mafia.

Durante la campagna elettorale si sposa e decide di trascorrere la luna di miele proprio a Palermo, la città natale dei suoi genitori, alloggiando nel famoso Grand Hotel delle Palme.

Ben presto si troverà a fronteggiare diverse situazioni pericolose che lo troveranno coinvolto in vicende giudiziarie messe di proposito in atto da Cosa Nostra per ostacolare l’ascesa al potere del Bonavia.

Sceso a patti con esponenti della mafia locale, su suggerimento di un anziano principe (Vittorio Gassman) che alloggia nello stesso albergo, il protagonista potrà tornare illeso a New York, con la promessa che non presenterà più quella proposta di legge tanto temuta.

Una volta a New York il Bonavia non rispetterà la parola data e pertanto verrà ucciso.

Film girato con molto rigore da Rosi ma che non fu ben accolto dalla critica che lo ritenne artefatto e poco aderente alla realtà siciliana e che lo salvò, solo in parte, per la buona recitazione di Belushi.

Questo film, girato ed ambientato a Palermo, ci suggerisce una ricetta proprio tutta ed esclusivamente palermitana: il braciolone.

INGREDIENTI: 600 grammi di fesa di manzo – 150 grammi di mortadella – 150 grammi di auricchio semipiccante – 150 grammi di parmigiano grattugiato – 50 grammi di pistacchi secchi non salati – 150 grammi di pan grattato – 50 grammi di uvetta secca di corinto – 30 grammi di pinoli – 3 uova – 300 grammi di passata di pomodoro – 1 kg di cipolle bianche – ½ litro di vino bianco – olio – sale e pepe qb.

PROCEDIMENTO: farsi preparare dal macellaio una fetta distesa e ben battuta di fesa di manzo. Preparare con le tre uova ed un poco di parmigiano una frittatina  molto sottile, lasciare raffreddare. Assemblare un impasto costituito da pan grattato, parmigiano, sale e pepe, olio, salsa di pomodoro, precedentemente cotta alla maniera tradizionale con un poco di soffritto, uvetta passa, pinoli e pistacchi.

A questa punto distendere sulla fetta di carne prima la frittatina, poi la mortadella a fette quindi l’auricchio tagliato a fettine sottili e l’impasto preparato come sopra indicato.

Avvolgere delicatamente il rotolo di carne e legare con un filo sottile, partendo dagli estremi, dopo essersi assicurati che non vi siano buchi nella carne per evitare la fuoriuscita del ripieno.

Soffriggere il braciolone in una casseruola con olio e le cipolle ed aggiungere un poco di brodo vegetale ed il vino bianco. Lasciare cuocere a fuoco moderato per almeno un’ora finchè il brodo con il vino non verranno assorbiti lasciando un sughetto denso.

Lasciare raffreddare anche in frigo, tagliare a fette il braciolone, disporre il tutto su un piatto da portata largo e servire poi con il sughetto ben caldo.

C’ERA UNA VOLTA IN ANATOLIA di Nuri Bilge Ceylan, 2011

C’ERA UNA VOLTA IN ANATOLIA di Nuri Bilge Ceylan, 2011

Un gruppo di uomini di notte si aggira per una campagna della Turchia: un commissario di polizia, un procuratore, un medico, un presunto assassino.

Sono alla ricerca del cadavere della vittima e con il passare del tempo, sino al ritrovamento del corpo, emergono dei retroscena inquietanti che aprono nuovi sospetti e perplessità sulla verità di ciò che è realmente accaduto.

Il noto regista turco Ceylan, premiato per questo film nel 2011 a Cannes con il Grand Prix speciale della giuria, accompagna l’intera narrazione in un susseguirsi di azione e contrazione, come solo un sapiente artista cinematografico come lui riesce a fare.

Muovendosi in un contesto socio-politico certo non facile, l’autore lancia un messaggio ben preciso dove all’apparente persistere della tenebra notturna improvvisamente si affaccia il vigore delle luci dell’alba, perché dopo una notte di pianto al mattino viene la gioia, quella gioia che lo stesso Ceylan sembra affermare e che non ci deve abbandonare mai.

A questo film, dal tocco decisamente levantino, abbiniamo la ricetta del tabulè, piatto che per il denso profumo che emana ci rimanda ad una bella e conturbante notte orientale.

INGREDIENTI: 1 kg. di couscous precotto – 1 peperone giallo e 1 peperone rosso – 1 cetriolo – 1 vasetto di capperi – 1 kg. di limoni – 1 mazzetto di menta – 1 mazzetto di basilico – 1 melanzana – 2 zucchine – 1 cipolla rossa – 1 spicchio di aglio – sale e pepe q.b.

PROCEDIMENTO: Spremere i limoni e conservarne il succo. Friggere le melanzane e gli zucchini a cubetti molto piccoli. Tagliare i peperoni ed il cetriolo a pezzettini. Tagliare anche il basilico e la menta nonché la cipolla e lo spicchio d’aglio, sempre in pezzetti molto piccoli.

Assemblare i componenti, incluso i capperi ben lavati, con il couscous che deve essere messo in un gran recipiente a crudo e man mano che si aggiungono gli ingredienti va anche aggiunto il succo di limone.

Ottenuto il tabulè, lo stesso deve essere fatto riposare almeno dodici ore in frigo, meglio se un giorno, in modo da far sì che i singoli sapori possano amalgamarsi bene. Servire pertanto freddo.