da Antonio Jacolina | Ott 17, 2022
(Festa del Cinema di Roma, 13/23 Ottobre 2022)
Jack Foley (Russel Crowe) è un giocatore d’azzardo divenuto miliardario con i diritti di un software da lui inventato. Ad un punto cruciale della sua vita riunisce i più cari amici d’infanzia in una sua lussuosa villa per una partita di poker. La partita è un pretesto, il suo piano è portarli davanti alla verità delle loro vite ed al di là dei loro intimi segreti. Ci sono però alcuni imprevisti che sconvolgono il piano originario …
Immersi nell’oceano di apparenza, di superficialità e grossolanità che ci circonda e che manifestano i nostri cosiddetti modelli sociali, non riusciamo nemmeno ad immaginare che in altri contesti sociali, culturali e religiosi chi è stato baciato dalla Fortuna e dal Successo possa avere dei valori e dei sentimenti morali e spirituali e che li professi. Russel Crowe sembra proprio averli e crederci e non avere timore di parlarne nei suoi film.
Dopo i discreti apprezzamenti avuti nel 2014 con il suo esordio alla regia con The Water Diviner in cui toccava (in un mix di film di guerra e di commedia romantica) il tema del rispetto per il dolore e della memoria degli scomparsi, è stata presentata alla Festa la sua opera seconda. Poker Face ha avuto diverse traversie produttive e Russel Crowe ne ha scritto la sceneggiatura, lo ha diretto ed interpretato.
Diciamolo subito, non si tratta certo di un capolavoro, ma credo che ciò non fosse nemmeno nelle pretese di chi lo ha realizzato. È solo un discreto film commerciale, un più che discreto B Movie e nulla di più. Ma perché mai da Crowe dovevamo aspettarci per forza un capolavoro? e perché doverlo quindi criticare se non ce lo ha dato? Il suo film è un onesto prodotto, nulla di più, e ne ha tutte le caratteristiche nel bene e nel male, semmai unisce e mischia diversi generi e tipi: il thriller, lo psicologico, il film introspettivo, il film sul gioco, sull’amicizia o d’azione. Indubbiamente la somma di tante componenti narrative, accennate, iniziate e poi abbandonate può creare disorientamento e sembrare che siano fra loro del tutto scollegate. Lo spettatore non perde però totalmente il filo narrativo perché il vero ed unico legante sono Russel Crowe, la sua perplessità davanti alla presa di coscienza della propria umana fragilità ed il significativo quesito sul senso della propria vita e sul proprio lascito esistenziale. Questo è il tema del film.
Certamente i temi evocati non sono di poco conto e di sicuro sono ben superiori alle forze, alle capacità di scrittura ed a quanto il film possa mai riuscire a poter dare, ciò non di meno, sia pure a tratti, ci sono elementi interessanti e di qualità.
Un film dunque sicuramente non perfetto anzi con delle pecche, ma in cui traspaiono però le buone intenzioni, c’è cuore, c’è impegno, ci sono sprazzi di talento, intensità ed onestà. Di certo manca molto la continuità stilistica a causa dei tanti cambi di registro. Pur con questi difetti veniali ed ammissibili in quella che è solo una “seconda prova”, il racconto si segue, la messa in scena è buona, c’è sempre sufficiente tensione, il ritmo ha i suoi tempi ben scanditi e nulla sembra essere affidato al caso. Come dicevamo, il film è essenzialmente retto tutto dall’interpretazione costante e generosa di Russel Crowe che si conferma ancora come un attore dalla recitazione e dalla presenza scenica ammirevole, buono è poi, come sempre in queste produzioni, anche il resto del cast che fa da contorno.
Nell’insieme dei film visti fino ad oggi, anche un B Movie semplicemente discreto come Poker Face riesce a brillare nell’oscurità con solo pochissime altre stelle.
data di pubblicazione:17/10/2022
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da Antonio Jacolina | Ott 16, 2022
(Festa del Cinema di Roma, 13/23 Ottobre 2022)
Philippa Langley (Sally Hawkins), insoddisfatta del suo lavoro e della sua vita affettiva, si rifugia negli studi storici, appassionandosi della figura di Riccardo III, e decide di affermare la verità storica e ritrovare il luogo della sua sepoltura grazie alle sue intuizioni…
La Storia, si sa, la racconta chi ha vinto! Se poi i fatti vengono rappresentati da un Autore come Shakespeare che dipinge lo sconfitto Riccardo III come un assassino, usurpatore e deforme, la “Verità e la Storia” saranno per sempre e per tutti solo quelle dei vincitori e del Bardo. Di Riccardo III non si saprà più nemmeno dove fosse stato sepolto. Solo nel 2012 un’impiegata si metterà in testa di ritrovare i suoi resti. Ci riuscirà e avrà successo là dove da secoli tutti avevano fallito. E’ una storia tanto incredibile quanto vera.
Stephen Frears, regista ironico e provocatorio fin dagli esordi, riunisce la sua squadra di autori e ripropone la formula che aveva già usato con successo con Philomena (2013) per raccontarci ancora una volta la storia di un piccolo personaggio che lotta per ristabilire la Verità. Un outsider che riesce a vincere! Una donna alla ricerca di se stessa, che affronta ostacoli insormontabili per provare a sé e al mondo intero che merita di esser presa sul serio, apprezzata e rispettata.
…Se io, inviato anzitempo in questo mondo palpitante, scolpito a metà, così zoppo e sgradevole che i cani mi abbaiano contro se gli passo accanto… sono queste le parole che Shakespeare fa dire a Riccardo III e che colpiscono il cuore già turbato di Philippa. Dedicherà tutto il suo tempo all’impresa, confrontandosi con ricercatori, storici, archeologi e infine con le autorità e l’Università di Leicester, ove è convinta di aver individuato il luogo di sepoltura del Re sulla base delle sue sole intuizioni.
Sullo schermo Frears adotta come suo registro l’impassibilità, limitandosi a proporre i fatti ed a rappresentare in sottofondo le atmosfere di un certo ambiente sociale britannico. Leggermente enfatizzato, per dare tono alla narrazione, è invece il confronto/scontro con l’establishment universitario. Una geniale invenzione teatrale è poi l’apparizione di Re Riccardo a sottolineare le personali vibrazioni della protagonista. Un suggestivo tocco drammatico che metaforizza l’ambigua distinzione tra ciò che è reale e ciò che è solo intuìto.
La vera carta vincente del film è però l’interpretazione attoriale. Al centro di tutto e su tutti primeggia la Hawkins in un ruolo perfetto per le sue corde: viva, fragile ed al contempo determinata e coraggiosa. Con lei Steve Cogan, l’ex marito, e tutto un gruppo di buoni attori e caratteristi, precisi nei loro ruoli.
The Lost King è in definitiva un film piccolo ma interessante. Un film molto inglese, con un leggero tocco sentimentale che aggiunge un po’ di zucchero senza farlo mai risultare stucchevole.
data di pubblicazione:16/10/2022
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da Antonio Jacolina | Ott 15, 2022
(Festa del Cinema di Roma, 13/23 Ottobre 2022)
Nella Londra del secondo dopo guerra Ada Harris (Lesley Manville) si guadagna da vivere facendo la domestica ad ore. Dopo anni di speranze apprende di essere vedova di guerra e, per quanto con i piedi ben saldi nella realtà, è una sognatrice ottimista e vuole realizzare almeno un sogno: un abito di Dior! Risparmia e riesce ad andare a Parigi con la somma sufficiente per l’acquisto. La Maison Dior non è come un grande magazzino … eppure …
Mera coincidenza o invece sottile intenzione della nuova Direzione della Festa? I due film in proiezione stamane: sia Coupez!, sia Mrs Harris goes to Paris portano infatti alla luce il “dietro le quinte”, gli “invisibili” ma indispensabili che contribuiscono con il loro talento ed abilità artigianale al successo dei loro diversi lavori: nel primo caso la realizzazione dei film, nel secondo la confezione degli abiti delle Grandes Maisons.
Tratto dai romanzi di successo di Paul Gallico il film diretto da Fabian opta per una realizzazione dagli effetti facili: la simpatica protagonista è una donna di gran cuore, generosa ed ottimista che definitivamente vedova di guerra decide di concentrarsi sul vivere e sui suoi sogni. Si innamora di un abito di Dior ed ecco allora che una serie di fortunate coincidenze le consentono di andare a Parigi con un rotolo di sterline, pensando di poter comprare e portar via in giornata una creazione di Haute Couture. Piacevolmente charmant e superficiale il regista non fa particolari voli di bravura o di fantasia ed il film sembra divenire un’altra delle tante commedie piene di clichès sul fascino di Parigi. Per fortuna la realizzazione non è poi così banale né tantomeno è una cartolina illustrata e, pur non mancando qualche luogo comune, si stacca invece dalla possibile realtà ed i tanti sogni sembrano quasi realizzarsi. Il film prende così sempre più l’aspetto di una favola, anzi di favole nelle favole, in cui tutto sembra risolversi al meglio. Un’apprezzabile commedia rétro che fa tanto “buon vecchio cinema”, una favola per adulti che si segue con piacere per la gioia dei cuori ed anche degli occhi, davanti agli splendidi abiti e creazioni Dior. Una favola un po’ desueta ma tuttavia graziosa. Uno di quei piccoli gradevoli film che rassicurano il proprio ben definito e limitato target di spettatori, ricordando loro che qualcosa di buono può sempre accadere.
Lo scenario, la sceneggiatura, i dialoghi, le location sono perfettamente come dovrebbero essere ed il tutto poggia sulla buona performance degli attori. La Lesley Manville, (in una parte in cui sarebbero potute stare a pennello sia Meryl Streep che la Hellen Mirren), regge infatti tutto il film con il suo delicato carisma e la sua recitazione vivace. Accanto a lei a Parigi ci sono Lambert Wilson e la Isabelle Huppert bravi entrambi e poi anche un gruppo di giovani attori ed ottimi caratteristi tutti perfetti nei loro ruoli.
Insomma un film sicuramente più che discreto, da vedere e poter gustare che però si scorda con la stessa facilità con cui lo si apprezza. Un film che visti i tempi difficili che stiamo attraversando offre allo spettatore un’apprezzabile boccata d’aria pura, di serenità, di ottimismo ed uno sguardo su un mondo ove tutto si risolve bene, di certo migliore di quello che ci attende fuori del cinema.
data di pubblicazione:15/10/2022
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da Antonio Jacolina | Ott 14, 2022
(Festa del Cinema di Roma, 13/23 Ottobre 2022)
Il modesto regista Remì (Romain Duris) accetta di realizzare per dei committenti giapponesi un film a bassissimo costo e con attori altrettanto mediocri sugli Zombie. Dovrà essere un unico piano sequenza la cui ripresa non potrà quindi essere interrotta, succeda quel che succeda …
Con questo film presentato fuori concorso all’ultimo Festival di Cannes, Hazanavicius autore del premiatissimo The Artist ritrova il gusto per l’ironia e la satira dei suoi primissimi film su OSS117.
Il regista francese ci ripropone nel film visto oggi alla Festa del Cinema di Roma il remake di un film giapponese sui morti viventi, gli Zombie. Meglio ancora ci propone una parodia mordente e sagace del Genere che intelligentemente diviene la storia di un regista che gira un film su un regista che sta girando un film di “serie Z” a costi ridottissimi, con attori modesti ed una troupe ancor più limitata ed arrangiata. L’attenzione, il riso e l’intelligenza dello spettatore sarà poi sollecitata mostrandogli le situazioni paradossali e tragicamente comiche che avvengono dietro la cinepresa.
Fin dai primi secondi si piomba nel cuore delle riprese del film sugli Zombie, un piano sequenza di ca. 20 minuti trash e dai colori sgranati in cui esageratamente il sangue e l’horror abbondano. Resistete! Restate in sala! Superate le perplessità! Cogliete qui e là gli accenni e le strizzatine d’occhio cinefile, le tante incongruenze e domandatevi piuttosto dove vorrà andare a parare il regista! Il film vero prenderà forma e senso di lì a poco. Hazanavicius genialmente divide la narrazione in tre parti a seconda del punto di vista. Prima ciò che lo spettatore vedrà sullo schermo: il piano sequenza con i morti viventi; poi la vera genesi del film, le ragioni della scelta degli attori e della troupe; infine quanto di assurdo e di esilarante, fra imprevisti, incapacità e piccoli drammi, avviene in realtà dietro la cinepresa mentre si filma il piano sequenza. Potrebbe sembrare un gran pasticcio ma invece è un film che avrebbero potuto fare solo Jacques Tati o Mell Brooks.
L’autore smonta e rimonta i tempi, destruttura il genere Zombie per rendere, in realtà, omaggio all’inventiva artigianale ed alla determinazione e capacità sottostanti la Fabbrica del Cinema ed a come, credendo ad un progetto, può nascere sia un capolavoro sia un film mediocre.
La struttura narrativa è complessa e ricca di colpi di scena ma la realizzazione è senza difetti e soprattutto la sceneggiatura è poi più che ottima, attenta e brillante, capace di maneggiare abilmente uno humour assurdo e gustoso in sintonia assoluta fra dialoghi convincenti ed incisivi e le situazioni paradossali. La regia è creativa, l’azione è ben ritmata ed incatena lo spettatore fino ai titoli di coda, immerso fra sorrisi e risate, nella folle ed esilarante avventura di questi cineasti mediocri ma determinati a farcela.
Un regista in buona forma che guida un gruppetto di attori eccellenti: Romain Duris, Berenice Bejo e gli altri, tutti bravi e perfetti nei ruoli anche quelli più secondari. Coupez! È una gradevole commedia, sottile, ironica e pungente. Un buon film su un pessimo film e … sull’ostinazione a fare Cinema.
data di pubblicazione: 14/10/2022
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da Antonio Jacolina | Ott 13, 2022
Una bu
ona immagine vale più di un lungo discorso … In un mondo ormai dominato dalle immagini, dai simboli e dall’esiguità del tempo dedicato alla lettura è divenuto più facile avvicinarsi alla comprensione di soggetti complessi analizzando un’immagine piuttosto che studiando un lungo testo scritto. L’Infografia è, per l’appunto, la rappresentazione grafica di una serie di informazioni tramite un’equilibrata commistione di brevi testi, mappe, grafici e dati numerici e consente una lettura ed una comprensione più sfaccettata ed istantanea di argomenti compositi, quali la Storia.
Sull’onda del notevole successo già avuto nel 2020 con Infografica della seconda Guerra Mondiale la casa editrice L’Ippocampo ripropone coraggiosamente questo nuovo approccio storico con un lavoro dedicato questa volta ad un tema altrettanto articolato: ben un millennio di Storia!
Lo studio della struttura del Mondo Romano dalla sua fondazione alla caduta dell’Impero d’Occidente. Ci riesce egregiamente concentrandosi sugli elementi strutturali di una realtà articolata quale era lo Stato romano: prima la Repubblica e poi l’Impero. L’opera è scorrevolmente articolata in 3 parti che si focalizzano con abbondanza di dati, mappe, grafici comparativi e testi di accompagnamento atti a contestualizzare i fatti in esame e dare un senso ai tanti elementi rappresentati. La Prima sono i territori e le Popolazioni, il quadro d’insieme: focalizzando in particolare lo sviluppo del Potere nel mondo romano, le sue caratteristiche e le sue strutture sociali, esaminando come poi esse si siano evolute dall’iniziale villaggio di capanne vicino al Tevere all’Urbe imperiale. La Seconda è dedicata al funzionamento dello Stato: le istituzioni, le tante religioni o culti ammessi a Roma e soprattutto l’economia romana, tema quest’ultimo estremamente interessante ed estremamente innovativo ed ancora oggetto di dibattito teorico fra “modernisti” e “primitivismi”. Infine, la Terza: la potenza militare romana: le ragioni del suo strapotere continuo su tutti i suoi avversari, con dovizia di motivazioni e valutazioni tecniche, organizzative, demografiche, tattiche e strategiche con anche mappe e precise analisi geopolitiche dei principali conflitti, conquiste e battaglie.
Anche questa volta lo sforzo è compensato da un risultato veramente rimarchevole. L’opera è infatti ben strutturata ed utile quale che sia il livello di chi la legge. Costituisce un’opportunità più che unica di una visione d’insieme, precisa, semplice, completa ed incisiva di più di mille anni di Storia. Il libro è un panorama veramente esaustivo ed al contempo una sintesi efficace che chiarisce ed illustra graficamente gli eventi salienti, le loro conseguenze su una realtà composita quale era la Società Romana. Un risultato che pochi dei tantissimi libri scritti sugli argomenti possono offrire ad un pubblico vasto e non necessariamente specializzato, per di più fornendo elementi incisivi, facili da comprendere e da ricordare. Una vera miniera di stimoli, suggestioni ed informazioni da consultare o, volendo, da approfondire successivamente. Sicuramente un punto di vista del tutto inedito ed anche un’opportunità per immergersi nel mondo di Roma che può veramente interessare e soddisfare sia gli appassionati sia i neofiti. Un libro arricchente da avere nella propria biblioteca. Un libro che ha certo anche il piccolo difetto di alcune grafiche troppo complesse, ma poco danno vista la qualità generale e, giova ribadirlo, l’assoluta originalità e validità dell’opera.
data di pubblicazione: 13/10/2022
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