(Teatro Argentina – Roma, 22/24 luglio 2025)
Nell’ambito di Teatro Ostia Antica Festival dal titolo Il senso del passato, è andata in scena dal 22 al 24 luglio, in prima mondiale al Teatro Argentina, Antigone la nuova creazione firmata da Alan Lucien Øyen, coreografo all’avanguardia nella reinvenzione dei linguaggi della scena. Una sinfonia di danza e parole, interpretata dai danzatori di Winter Guests, affiancati da alcuni danzatori storici del Tanztheater Wuppertal di Pina Bausch e da Antonin Monié dell’Opera di Parigi.
All’apertura del sipario un corpo pende impiccato al centro della scena. Sullo sfondo, sette pannelli di legno grezzo a rappresentare le sette porte di Tebe. La tragedia si è compiuta, la giovane Antigone si è tolta la vita, si era opposta alla tirannia dello zio Creonte che l’aveva sepolta viva per aver infranto la legge, in nome della morale religiosa che la spingeva a seppellire il defunto fratello Polinice, reo di aver tradito Tebe. A seguire i suicidi del fidanzato Emone ed Euridice, rispettivamente figlio e moglie di Creonte con il re resta solo a maledirsi lacerato nel rimorso. Arriva il cieco indovino Tiresia a svelare le aberrazioni della nostra cecità morale. E all’orizzonte appaiono i massacri, le guerre, tutti i mali del mondo, con riferimenti puntuali, dai militari che sparano per uccidere, alle madri che rovistano in cerca di cibo, al corriere di Amazon costretto a urinare nella bottiglia per rispettare i tempi di consegna.
Questa creazione, coprodotta da Winter Guests, Teatro di Roma e The Norwegian Opera and Ballet, che integra la danza contemporanea corporea e simbolica a parole e atmosfere dense e poetiche, con proiezioni video riprese con steadycam dal vivo, è un intreccio che analizza il mito per restituire una storia assolutamente contemporanea. Una donna che va contro il potere, che non si presenta come vittima, con la forza di portare avanti il suo obiettivo.
Le creazioni del coreografo norvegese, caratterizzate da una scrittura estetica e cinematografica, offrono al pubblico un’esperienza intensa, emotiva e immersiva. La prima parte si chiude con Tiresia che, chinando la testa, versa polvere sul corpo di Polinice per dargli sepoltura mentre la seconda si apre con gli attori che nel silenzio intonano versi di uccelli e di animali e richiamano il gesto universale di richiesta di aiuto delle donne in pericolo, il Signal for Help come monito alla tragedia di Antigone.
La seconda parte è un inno alla speranza. L’amore può vincere le ingiustizie? Mentre una rosa viene distrutta con il dolore, un’attrice fa leggere dei bigliettini al pubblico: remember to love, ricordati di amare. E la rosa in mano all’attore sul palco viene ricostruita petalo dopo petalo e offerta in platea.
Bellissimo il racconto fisico ed emotivo di tutti gli interpreti: i danzatori del Tanztheater Wuppertal di Pina Bausch (Douglas Letheren, Nazareth Panadero, Héléna Pikon, Julie Shanahan, Fernando Suels) Antonin Monié dell’Operà di Parigi ed Enoch Grubb, Pascal Marty e Meng-Ke Wugui della compagnia Winter Guests.
Una creazione profondamente umana e viscerale, che affronta tra violenza e destino, dilemmi irrisolti come la dignità, la complessità del potere e il costo della resistenza, in un contesto in cui luci e costumi disegnano un ambiente rarefatto e potente, in cui la lettura dell’antico acquisisce una forza tutta contemporanea.
data di pubblicazione:26/07/2025
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