ANTIGONE di Roberto Latini

24 Nov 2025 | Accredito Teatro

(Foto di Manuela Giusto)

(Teatro Vascello – Roma, 21/30 novembre 2025)

L’Antigone messa in scena da Roberto Latini al teatro Vascello a Roma pulsa di una tensione morale tanto archetipica quanto attualissima. Il punto di partenza non è Sofocle, ma la riscrittura di Jean Anouilh, che Latini trasforma in un dispositivo teatrale al cui centro la protagonista non è più un monolite eroico, come nella tragedia greca originaria, ma anzi, tra confessioni intime, verità parziali e contraddizioni, la figura della ribelle non risulta poi così distante come crediamo, da quella del tiranno. Il confronto tra Antigone e Creonte non è rappresentato, infatti, solo come contrapposizione politica, ma quasi come un gioco di specchi reciproci, in cui ognuno dei due personaggi è, in qualche misura, il riflesso dell’altro.

Il livello recitativo è altissimo. La scelta radicale di Latini di affidare tutti i ruoli a donne, ad eccezione di Antigone, che interpreta lui stesso, è radicale. I confini identitari di genere sono ribaltati in modo teatrale per costruire, grazie anche all’utilizzo delle maschere, recuperate dal teatro antico, l’idea di un corpo-coro più ampio, che trascende le identità, facendo diventare le voci trasversali, oltre l’anagrafica ed il genere. Manuela Kustermann è ipnotica nel ruolo della nutrice, Francesca Mazza incredibile nel ruolo di Creonte.

L’utilizzo delle maschere dà anche un ulteriore senso di estraniamento, conferendo a ciascuno un ruolo simbolico, oltre la persona. La regia, da teatro di ricerca, valorizza un forte minimalismo espressivo, in un’atmosfera sospesa, quasi metafisica. In scena diversi monitor e un telefono a gettoni, mezzi simbolici che “mediano” il dialogo tra i personaggi, agendo a volte come un filtro, altre come un amplificatore delle ragioni, delle voci interiori ed anche delle contraddizioni. In una scena addirittura Ismene diventa voce telefonica che tenta di dissuadere, in un tentativo estremo, Antigone dal suo proposito, sottolineandone ancora di più l’isolamento e la disperazione.

La frase che compare sul finale, di grande impatto, porta lo spettatore a riflettere sul peso delle decisioni personali, storiche, morali. Non solo il dramma di Antigone, ma la tragedia del presente: ogni scelta, fatta e non fatta, individuale e politica, ha una traiettoria che ci ha condotti dove siamo ora.

Un’esperienza teatrale potente e d’effetto che riesce a restituire la forza tragica del testo, facendolo contemporaneamente risuonare come un appello vivo al presente, invitando lo spettatore non solo a guardare, ma anche a interrogarsi e forse a scoprire che, nel fondo di noi, abita contemporaneamente un po’ di Antigone e un po’ di Creonte.

data di pubblicazione:24/11/2025


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