ANTIGONE di Jean Anouilh, regia e interpretazione di Roberto Latini

27 Lug 2025 | Accredito Teatro

foto di Manuela Giusto

e con Manuela Kustermann, Francesca Mazza, Silvia Battaglio e Ilaria Drago

(Teatro romano di Ostia Antica, 18/19 luglio 2025)

Il mito antico rivive in chiave contemporanea al Teatro antico di Ostia nel Festival Il senso del passato, ideato da Luca De Fusco e prodotto dalla Fondazione Teatro di Roma con il sostegno della Regione Lazio e il Comune di Roma. Roberto Latini, dopo aver vestito a Siracusa e Pompei i panni di Oreste diretto da Roberto Andò nell’Elettra di Sofocle, è ora Antigone. Superando questioni di genere e ricoprendo il ruolo della protagonista, dirige sé stesso e un eccellente cast di attrici nell’Antigone di Jean Anouilh (traduzione di Andrea Rodighiero per Marsilio). Un’atmosfera notturna fa da sfondo al destino infausto della figlia di Edipo. Il dramma classico interroga il presente e le conseguenze dovute alla capacità di scegliere.

Esiste un luogo nella mente dove i pensieri prendono forma. Un luogo oscuro, attraversato da improvvisi bagliori di coscienza prima che le decisioni vengano prese. Un luogo dove la realtà appare deformata perché ancora non compresa. È in questo spazio mentale che Roberto Latini colloca la sua visione di Antigone nella riscrittura novecentesca di Jean Anouilh.

Il dramma, redatto quando la Francia era in parte sotto il controllo dell’esercito tedesco e i territori non occupati erano guidati dal governo collaborazionista di Vichy, venne portato sulla scena la prima volta nel 1944. Il nodo centrale della vicenda, trasportata nella modernità, rimane simile all’originale sofocleo. Creonte, uomo pragmatico e zelante nel governo di Tebe, vieta la sepoltura di Polinice, colpevole di essere insorto contro la città. L’atto isolato di resistenza di un giovane che attenta alla vita del primo ministro del governo francese suggerisce ad Anouilh il carattere della sua Antigone, che si ribella al comando dello zio Creonte. Il mito classico guadagna così in profondità psicologica. Il dubbio, insinuato dai conflitti mondiali, relativizza la verità che non è più un valore condiviso. Tutto si misura sulle esigenze del singolo individuo.

Antigone non è più una storia di buoni o cattivi e Latini sa cogliere questo aspetto in encomiabile rispetto del testo. Creonte e Antigone sono personaggi speculari e nella distribuzione delle parti non si tiene conto del sesso degli attori. Quello che interessa è l’agire umano nella sua universalità. Ogni traccia di sentimentalismo o realismo storico è eliminata a favore di una visione simbolica di un incubo notturno, esasperato dalle maschere di morte che indossano gli attori. Lo scenario neutro della didascalia diventa una strada di città, illuminata dalla flebile luce di lampioni elettrici. Speculari sulla scena si ergono la fermata di un autobus e una vecchia cabina telefonica. Anche gli attori recitano sulla scena distanti tra loro. Non si toccano quasi; ognuno fa i conti con la penosa solitudine a cui lo chiama il ruolo che ricopre.

L’ostinazione di Antigone a dare sepoltura al fratello, che per la penna di Anouilh assume la caratteristica di un capriccio adolescenziale (la ragazza ha più o meno vent’anni), nasconde in realtà motivazioni più profonde che non ci è dato conoscere. Agisce forse per puro senso di ribellione. Ma forte rimane un richiamo alla libertà e all’autodeterminazione (per anni, data la sua condizione di principessa, ha dovuto adeguarsi a un’educazione che altri le avevano imposto). La ribellione si realizza nelle ore dove il sogno si tramuta in incubo. Nelle prime ore del mattino, quando le immagini oniriche sono più vivide e la mente è sprofondata nel sonno. L’ora che precede l’alba è sempre la più grigia. Il sole non è ancora sorto a definire le cose. Creonte ha deciso di fare bene il suo mestiere; Antigone ha accettato il destino di morte. Tutti hanno insieme torto e ragione. Ma non importa da che parte stare. Ciò che importa è che le scelte fatte, e quelle non fatte, ci hanno portato lì dove siamo. Ad Antigone interessa l’integrità della scelta, non la comodità di una decisione presa da altri.

La regia chiede una disposizione all’introspezione. La capacità di trovare soluzioni interpretative che facciano venire fuori l’umano nei suoi aspetti astratti, di ragionamento, di sperimentazione. Il tappeto sonoro creato da Gianluca Misiti e gli effetti di distorsione dei microfoni amplificano quest’atmosfera interiore, traducendo in suono il rumore che fanno i pensieri quando si formano nell’inconscio. Così le luci di Max Mugnai, immancabile collaboratore alle creazioni artistiche di Latini insieme a Misiti. E quali attrici potevano meglio incarnare sulla scena questo aspetto se non quelle che Latini ha scelto di mettersi accanto? Manuela Kustermann, Francesca Mazza, Silvia Battaglio e Ilaria Drago.

Nella prossima stagione teatrale lo spettacolo sarà in scena al Teatro Vascello, produttore dello spettacolo insieme al Teatro di Roma.

data di pubblicazione:27/07/2025


Il nostro voto:

1 commento

  1. Grazie per questa bella recensione che restituisce sensazioni e suggestioni anche extrasensoriali.

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