e con Matteo Fasanella
(Teatro Tor Bella Monaca – Roma, 12/14 gennaio 2026)
Sembra nato da un momento di delirio psicotico il testo di Alters, scritto e diretto dalla promettente autrice Marianna Adamo, anche protagonista sulla scena insieme a Matteo Fasanella (aiuto alla regia Giovanna Cappuccio). Lo spettacolo, prodotto da ORO Studios andato in scena al Teatro di Tor Bella Monaca, è risultato vincitore dell’avviso pubblico per la realizzazione di iniziative di interesse per l’Amministrazione Capitolina in occasione del Giubileo appena concluso. Alla sera della prima è intervenuto anche Dario Nanni, presidente della Commissione speciale giubilare e consigliere di Roma Capitale, che ha introdotto lo spettacolo al pubblico presente in sala.
Un indizio non può trasformarsi in una prova se non è sufficientemente preciso e supportato da altri elementi concordanti. Per risolvere un caso di reato compiuto da un paziente affetto da disturbo mentale, l’indagine da compiere è complessa, soprattutto quando l’assistito sembra lo specchio del medico che lo ha in cura. Le differenze si assottigliano, i ruoli si confondono e il pubblico – siamo pur sempre a teatro – si trova davanti a un procedimento giudiziario tanto intricato quanto difficile da decifrare.
Si parte da un dato reale. Nina e Filippo si incontrano per una seduta psichiatrica in una stanza all’interno di una residenza sanitaria per l’esecuzione di misure di sicurezza, una sorta di carcere per persone con psicosi. Il posto è squallido e claustrofobico. Blindato dall’esterno, nessuno può entrare o uscire, né tantomeno interrompere il colloquio. I movimenti dei due personaggi sono speculari e gli abiti che indossano non tradiscono differenze di ruolo. Non sappiamo chi dei due sia il paziente o il medico. La stessa Nina, con la sua compostezza professionale, e Filippo, con la sua irriverenza provocatoria, sembrano sconvolgere ogni aspettativa. Il testo scardina deliberatamente ogni pregiudizio. Si analizzano a vicenda, nel tentativo di restare fedeli alle procedure stabilite dal protocollo. Le regole sono chiare: lasciarsi andare, tirando fuori tutta la verità, senza giudicare e mettere in discussione quel che si dice.
Ma Alters, afferma l’autrice, nasce dalla necessità di portare in scena l’invisibile: il territorio della psiche quando le certezze crollano e la verità diventa sfuggente. E così, quello che di per sé era già complicato, si ingarbuglia ancora di più. Lentamente, attraverso un dialogo serrato, si manifesta la vera natura del dramma. Nina, sottoposta alle provocazioni di Filippo, finisce per rivelare una parte nascosta di sé, dirompente e pericolosa. Lo spazio neutrale della stanza asettica si trasforma nel simbolo soffocante di una mente intrappolata nei suoi stessi confini, una prigione psicologica da cui sembra impossibile fuggire. Il crescere del delirio schizofrenico riempie la scena di proiezioni inquietanti e paure viscerali. La psiche umana si rivela al contempo vittima impotente e carnefice inflessibile di sé stessa.
Il finale non scioglie, non risolve, ma obbliga a un’altra lettura. Pone la relazione medico-paziente su un altro piano, rendendo la struttura drammaturgica intrigante e magnetica. Fasanella intercetta le ombre cupe del dramma, accompagnando con consapevolezza le mostruose trasformazioni della Adamo. Al pubblico, come chiamato in tribunale, l’ardua azione del giudizio.
data di pubblicazione:18/01/2026
Il nostro voto: 






0 commenti