28 Anni Dopo – Il Tempio delle Ossa è un’opera che non ha paura di spingersi oltre i confini tradizionali del cinema di genere. A oltre 28 anni dall’originale il franchise ha ormai abbandonato la sola meccanica del “virus e corsa disperata”, per esplorare territori più inquietanti ed imprevedibili.: la follia collettiva, la fede deformata, il desiderio di attribuire senso a un mondo in cui ogni ordine è crollato.
Questa nuova puntata, diretta da Nia DeCosta, e sostenuta dalla penna di Alex Garland, è tanto un horror viscerale, quanto un dramma antropologico mascherato da zombie movie. La prima cosa che colpisce è la visionarietà del film. Qui non si tratta solo di costruire tensione o di mostrare creature affamate, ma di trascinare lo spettatore in un paesaggio psicologico dove la linea tra sopravvivenza e delirio è labile. Anche la regia è audace, capace di alternare campi lunghissimi a primi piani che sembrano scavare nel subconscio dei personaggi.
Sul piano delle interpretazioni, il film si regge su performance di grande spessore emotivo e fisico. A partire da quella di Ralph Fiennes, nei panni del dottor Ian Kelson, che offre una prova in bilico tra ironia e sofferta compassione. Non è il solito scienziato impassibile, ma una figura che sembra aver fatto della precarietà morale la sua disciplina. Il suo rapporto con l’infezione, non più mera minaccia, ma entità con cui costruire un dialogo straziante, dà al film un cuore inquietante e inatteso. E la sua scena di danza tra le fiamme è destinata già a diventare cult puro.
Al suo fianco Jack O’Connel incarna con intensità Sir Lord Jimmy Crystal, un antagonista la cui presenza è magnetica e disturbante al tempo stesso. Buona anche la prova di Alfie Williams che interpreta Spike e che offre allo spettatore un punto di vista su cui ancorare la propria umanità, in un mondo altrimenti in decomposizione.
Per quanto riguarda la parte tecnica, la pellicola non lesina in ambizione. La fotografia restituisce una bellezza lugubre, con tonalità sbiadite che si mescolano al roso vivo, e ombre lunghe che sembrano allungare il tempo stesso. La colonna sonora, dal canto suo, fa un uso equilibrato di brani iconici e temi originali, contribuendo a creare un’atmosfera di ipnosi emotiva.
Un episodio decisamente riuscito quindi, in attesa del finale della trilogia che, si spera, vedrà il ritorno alla regia di Danny Boyle, per chiudere definitivamente, forse, saga e cerchio.
data di pubblicazione:14/01/2026
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