(76. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia)

Ecco di nuovo in concorso, ancora una volta, Olivier Assayas, pluripremiato sceneggiatore e regista francese, molto amato ed apprezzato dalla Critica e dalle Giurie dei Festival, un po’ meno e non sempre dal pubblico degli spettatori, con l’eccezione, ovviamente, dei suoi connazionali. L’autore torna a Venezia appena un anno dopo il non perfetto Il Gioco delle Coppie (Doubles Vies) con un nuovo film da lui diretto ed anche sceneggiato basandosi su fatti reali avvenuti negli anni ’90, sul finire della “Guerra Fredda” e le connesse tensioni sotterranee fra la Cuba di Castro ed il governo Americano narrando la storia delle azioni messe in essere dagli esuli anticastristi in Florida e in particolare di una rete di spie cubane infiltrate fra questi ultimi per contrastarli.

 

Come sempre, il regista sposta il suo impegno artistico, cambiando con abilità e coraggio genere cinematografico, ad ogni sua nuova opera. Difatti, dai drammi personali e dalle ambiguità al centro dei suoi più recenti film, vedi anche Sils Maria e Personal Shopper, questa volta il nostro cineasta passa ad affrontare, con pari talento, tutti i temi classici e propri dei film politici e di spionaggio, mantenendo però sempre ben centrato il suo sguardo indagatore sui drammi del singolo e sulle contraddizioni dell’essere umano, preso di volta in volta, nelle ambiguità e nei cambiamenti, ora personali, ora culturali, ora politici. Cambiamenti che sempre, ci dice Assayas, mettono in crisi o addirittura travolgono i singoli e con essi le loro passioni ed i loro affetti. Eproprio di questi cambiamenti che l’autore vuole essere testimone raccontandoci il modificarsi della Società, dei singoli e del loro mondo di valori e, con essi, le illusioni e le delusioni che li accompagnano, focalizzandosi in particolare poi sul “Perché” delle azioni o degli errori umani.

Assayas filma il tutto attraverso una struttura narrativa tipica del suo stile rappresentativo: una struttura quasi concentrica che alterna le vicende private e le vicende pubbliche dei vari personaggi senza mai cedere alla tentazione della retorica nell’uno o nell’altro campo, anzi, al contrario, il taglio registico ricercato è volutamente quasi minimalista con coerentemente un ritmo filmico dal fluire costante ma quasi distaccato e senza tensione che può anche lasciare interdetti i più fra gli spettatori. Ci si sarebbe aspettato infatti un po’ di suspense, di partecipazione emotiva e di azione in più, la tentazione è forte, ma sarebbe stato un altro film, un film di una qualsiasi produzione americana. Oppure ci sarebbe voluto Oliver Stone. Assayas è invece tutto in questo rigore analitico con cui affronta la narrazione del reale, con il rischio “calcolato” di lasciare la sensazione di essere anche un po’ troppo riduttivo per il tema affrontato.

Fra i vari attori tutti ben calibrati nei loro vari ruoli, coadiuvano brillantemente il regista, nelle vesti dei quasi protagonisti, una sempre splendida, brava ed intensa Penélope Cruz e l’altrettanto bravo Edgar Ramirez.

In conclusione Wasp Network pur se imperfetto, è un film interessante che conferma tutta la complessità e la varietà del talento di Assayas, sulla cui valutazione poi, come al solito, si divideranno critici, giurie e pubblico.

data di pubblicazione:02/09/2019








Share This