L’incipit del libro mi ha molto incuriosita, anche se temevo potesse essere un rifacimento de Il racconto dell’ancella di Margaret Atwood, mentre non è affatto così, i tempi trattati sono molto diversi anche se hanno, come base, la sudditanza della donna nei confronti dell’uomo. Nei ringraziamenti l’autrice scrive: “Spero che questo libro ti abbia fatto arrabbiare un po’. E che ti abbia fatto riflettere”, e con me ha assolutamente raggiunto l’obiettivo!

È stata una lettura coinvolgente, una storia inquietante che viene narrata, in prima persona, da Jean McClellan, una scienziata specializzata in neurolinguistica: è lei che ci spiega cosa sia quel braccialetto che ogni donna porta al polso e che conteggia ogni sillaba emessa, perché il nuovo governo degli Stati Uniti, il Movimento per la Purezza, impone a ogni donna di pronunciare un massimo di 100 parole al giorno, senza alcuna possibilità di “sconti”; e non è tutto, le donne hanno dovuto rinunciare al passaporto, al conto in banca, al lavoro, all’istruzione, perché “Un giorno da mia figlia ci si aspetterà che sappia fare la spesa e gestire le faccende di casa, che sia una moglie devota e diligente, e per queste mansioni serve saper contare e non certo conoscere l’ortografia, né la letteratura. E non serve nemmeno avere una voce”.

L’“idea” da cui prende spunto il nuovo governo è quella di un ritorno al passato più sereno, in cui la donna è la regina del focolare… ma non è chiaramente questo l’obiettivo finale, le donne sono state colpite duramente ma non sono le sole, la stessa sorte viene riservata anche agli omosessuali, ai “traditori” del nuovo pensiero, tutti i colpevoli vengono trasferiti in “fattorie” in cui la loro giornata è fatta di lavori forzati e silenzio più assoluto, lontani dalle famiglie e dagli affetti.

Forse perché madre di due giovanotti che mi amano profondamente e che si trasformano in due bodyguards quando usciamo insieme, sono rimasta particolarmente sconvolta nel vedere il cambiamento del rapporto da Jean e Steven il suo figlio maggiore “Mostri non si nasce, si diventa. Pezzo dopo pezzo, arto dopo arto, creazioni artificiali di uomini folli che, come l’incauto Frankenstein, credono sempre di saperla più lunga degli altri.

Durante la lettura le emozioni si accumulano, l’ansia cresce e con lei la voglia di continuare a leggere, di arrivare alla fine nella speranza di trovare una via di uscita; i capitoli volano via veloci e il pathos tiene il lettore con il fiato sospeso fino alla fine che, a mio avviso, è stata troppo sbrigativa e, forse, più adatta a un thriller fantascientifico più che a un romanzo di questo genere.

In ogni caso un romanzo che consiglio assolutamente di leggere.

data di pubblicazione:12/11/2018

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