La Casa editrice Sellerio è nuovamente in TV con i suoi libri gialli.

Come già ci aveva abituato con i gialli di Andrea Camilleri e il suo inarrestabile Montalbano, con le vicende esilaranti dei vecchietti del Barlume di Marco Malvaldi, questa volta ci ha fatto conoscere il vicequestore Rocco Schiavone, nato dalla penna di Antonio Manzini, le cui indagini sono un misto di sagacia investigativa e istinti vendicativi.

Questa estate ho iniziato a leggere l’ultimo pubblicato, 7/7/2007, incuriosita dall’enorme successo di vendite e infastidita dal fatto da non aver letto nulla di Manzini…Un notevole successo di vendite non significa necessariamente che il romanzo sia ottimo, ma spesso che il battage pubblicitario è stato tale che il pubblico si è convinto ad acquistarlo (purtroppo ciò nella maggioranza dei casi significa che la Casa editrice con maggiori mezzi si può permettere una maggiore visibilità e maggiori “entrate” in termini di vendite). In questo caso il nome della Casa editrice mi ha convinta senza ombra di dubbio: la Sellerio è di una serietà cristallina, ed il libro non poteva essere che un “vero” successo.

E così è stato.

Sono rimasta subito affascinata da Manzini e dalla sua scrittura.

Il suo personaggio, Rocco Schiavone, è un Vicequestore (che nessuno lo chiami Commissario!), sui generis; ha un indubbio fiuto da segugio che ne fa un fiore all’occhiello della Polizia di Stato, ma è anche un uomo che non sa tenere a freno i propri sentimenti e che non sa fermarsi davanti alla Legge, che sfrutta la sua posizione per portare avanti delle vendette personali e non, che ce lo faranno sentire umano, vicino e persino amare. I suoi comportamenti sono ammissibili solo perché all’interno di un romanzo, un tale modus operandi ci riporterebbe alla barbarie (“occhio per occhio e dente per dente”); ma, che dire, in alcuni frangenti, perlomeno sulla carta, le sue azioni sono sicuramente “liberatorie”…!

Schiavone è in forza alla Polizia di Stato di Aosta, il suo trasferimento nella Valle è stata un’azione punitiva nei suoi confronti e, da buon romano, Schiavone è depresso già solo dall’idea di vivere lontano da Roma, nel “profondo” nord poi, con il freddo e la neve… Nonostante le condizioni atmosferiche che è costretto a sopportare nel corso del suo primo inverno aostano, si rifiuta assolutamente di abbandonare le sua amate Clarks e il suo praticamente inutile loden.

In ogni libro scopriamo qualche cosa di più del vicequestore, un particolare, un ricordo doloroso o piacevole, le sue abitudini, i suoi vizi, i suoi discutibili amici e anche i suoi collaboratori che in alcuni frangenti ci regalano dei momenti veramente esilaranti!

Nell’ordine sono stati pubblicati: Piste nere, La costola di Adamo, Non è stagione, Era di maggio e, appunto, 7/7/2007; mi sento di consigliarli a tutti gli amanti del genere.

Manzini è un maestro nell’accompagnarci nel lato giallo delle indagini di polizia non disdegnando tuttavia gli aspetti comici che si verificano anche nelle situazioni più drammatiche; ci presenta un uomo di legge che è pur sempre un uomo con le sue colpe, le sue manchevolezze, i suoi desideri, la sua sofferenza. Un perdente? Forse, ma proprio per questo più vicino a noi.

Il prossimo mese Rocco Schiavone sarà su RAIDUE, gli presterà il volto Marco Giallini; non ho alcun dubbio che sarà un vicequestore perfetto, più ripenso ad alcuni passi letti più mi appare il viso di Giallini ogni volta che penso a Schiavone…

data di pubblicazione:23/10/2016

Share This