Da semplice operaio del settore elettrico ad Amministratore Delegato della potente Halliburton, a Vice presidente degli USA con ampie deleghe. Il film ripercorre la straordinaria carriera di un uomo senza grandi scrupoli come Dick Cheney, nell’ombra, vero artefice della politica americana sotto la presidenza di G.W. Bush.

Già apprezzato regista della Grande Scommessa, sapida commedia nera arricchita dalle interpretazioni di Christian Bale e Amy Adams, Adam Mc Kay, cinquantenne regista e sceneggiatore di Philalphia, si ripete affrontando un tema più impegnativo, la biografia di un discusso artefice, sotto traccia, della politica americana, Dick Cheney. Ancora una volta, lo fa alla sua maniera: la satira spinta e una regia spiazzante e variegata nel ritmo e nelle invenzioni. Ancora una volta, utilizzando i suoi attori feticcio, uno straordinario e camaleontico Bale (Cheney in tutte le età e in tutte le stazze) e una perfetta Amy Adams (Lynne, l’affidabile e ambiziosa compagna di una vita), affiancandogli altri grandi interpreti, tutti candidabili agli Oscar, quali Steve Carell (nel ruolo di Donald Rumsfeld) e Sam Rockwell (uno stralunato G.W. Bush). La pellicola segue il percorso di Cheney dall’arresto per guida in stato di ubriachezza, agli stimoli a cambiar vita offertigli dalla ancor giovane e ambiziosa fidanzata, ai primi timidi contatti con la politica nel partito repubblicano (sarà il fedele portaborse di Donald Rumsfeld) alla costante ascesa nell’olimpo della vita politica ed economica ai tempi del modesto e impacciato G.W. Bush.

Seppure con qualche momento di stanca, forse acuito dalla voce del narratore che vorrebbe rappresentare l’americano medio (destinato, fra l’altro ad un finale che non rivelo…), il film è qualcosa di totalmente differente da altri analoghi biopice, nella sostanza, l’occasione per una rappresentazione, forse crudele e impietosa, ma certamente realistica  di un ‘America dove non ci sono nobili ideali (emblematica la clamorosa risata di Rumsfeld  in risposta alla domanda del giovane Cheney: “ma noi in che cosa crediamo?”) ma solo mezzi anche perversi per raggiungere il potere e il denaro ad ogni costo.

Ecco allora che il film se da un lato è “solo”la storia del più giovane capo gabinetto della Casa Bianca (durante l’amministrazione Ford), ex giovane sbandato, “salvato” da Lynne Ann Vincent e assurto a cariche sempre più prestigiose e remunerate, dall’altro è un percorso della vita americana politica e non che ripercorre eventi che hanno coinvolto il mondo intero con conseguenze spesso catastrofiche. Ribadisco, tuttavia, che il tono della narrazione è lieve e disinvolto, spesso arricchito di momenti anche divertenti, anche se le didascalie che accompagnano i titoli, ci riportano alla triste storia degli ultimi anni. Ci ricordano, ad esempio, l’invasione dell’Iraq costruita al tavolino su prove inesistenti che costò la morte ad oltre 30 mila soldati americani e a quasi 600 mila civili iracheni… Verrebbe da esclamare col cinismo di Cheney: È l’America bellezza!

La pellicola di Mc Kay, dunque, è molto densa: anche grazie ai grandi interpreti, tutti da Oscar nelle varie categorie, il risultato è un film, raffinato, un tantino verboso, ma che fa pensare e non lascia indifferenti.

data di pubblicazione: 5/1/2019


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