Presentato alla 75° Mostra di Arte Cinematografica Internazionale di Venezia l’ultimo film di Roberto Andò non convince, un po’ già come era avvenuto con Le Confessioni nel 2016.

 

Vi siete mai addormentati al cinema? Io no, ma c’è sempre una prima volta e non pensavo potesse accadere con una pellicola dalla trama gialla interpretata da un cast di tutto rispetto come quello chiamato da Andò per interpretare i protagonisti della sua Storia senza nome.

Valeria (Micaela Ramazzotti) è una delle segretarie del produttore cinematografico Vitelli (Antonio Catania) nonché ghostwriter del noto sceneggiatore Alessandro Pes (Alessandro Gassman), del quale è stata amante ancora innamorata. L’affascinante e donnaiolo Pes, infatti, da anni non riesce a scrivere nulla di avvincente e anche per l’ultimo lavoro promesso a Vitelli si avvale della penna di Valeria. Proprio a ridosso della scadenza della consegna del plot di Pes, Valeria diviene la “depositaria” di una storia avvincente e misteriosa, quella del furto del quadro “Natività” di Caravaggio, da parte di un altrettanto misterioso e sfuggente signore anziano, Alberto Rak (Renato Carpentieri). Affascinata e rapita da questa storia, la bella ghostwriter la riversa nello scritto della nuova sceneggiatura di Alessandro Pes dal titolo Una storia senza nome. Trattandosi però di una storia tratta da fatti realmente accaduti ed essendoci tra i soci finanziatori del film anche un produttore, legato ai mafiosi protagonisti della Storia Senza Nome riferita a Valeria dall’investigatore in pensione Rak, si innescano subito una serie di “manovre”, sotterfugi e rapimenti finalizzati a mandare in fumo la realizzazione del film: la trama infatti è assai scomoda e compromettente per Cosa Nostra. Nonostante la storia a tinte gialle dovesse avvincere e tenere alta l’attenzione, il film non riesce a decollare e appare lento, monotono, a tratti inverosimile anche per un’interpretazione non brillante degli attori, in particolare di Micaela Ramazzotti e Laura Morante (nel ruolo della madre di Valeria) che sotto la direzione di Andò non sembrano le divine che propriamente sono nel firmamento del Cinema italiano contemporaneo.

Tanti elementi (spunti della trama, la storia della Natività di Caravaggio, l’intreccio tra mafia, arte, cultura e politica, il cast) lasciavano sicuramente sperare in un film d’impatto, dai toni più fermi, decisi, avvincenti. Purtroppo, però, la storia senza nome portata sul grande schermo da Andò si perde, a tratti pare un presa in giro, arranca su se stessa fino a un finale quasi ridicolizzante che sugella la delusione delle alte aspettative dello spettatore.

data di pubblicazione:24/09/2018


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