Molto spesso il cinema di Pupi Avati ha incontrato, in primo piano o magari in maniera più sottesa e non protagonista, le tematiche familiari. Per limitarci agli ultimi anni ricordiamo Il papà di Giovanna, tutto sommato convincente con qualche eccesso mélo ed Il figlio più piccolo dove la cattiveria, la cialtronaggine d’ambiente e di caratteri sfociavano in un intreccio assai poco strutturato. Qui c’è un figlio insicuro, alle prese con la memoria rancorosa di un padre sceneggiatore di quart’ordine a cui segue, forse, una probabile apertura grazie al personaggio di un’editrice interessata a una biografia dello scrittore di “ filmacci”.

Interessante questa fusione tutta cerebrale tra memoria del genitore e nuova possibile vocazione del ragazzo, ma purtroppo resa maluccio, con i soliti intoppi e sbavature di un poeta non più lucidissimo, ahimè.

Non ci si aspettava del meta-cinema (anche se qualche accenno c’è) e neppure un riferimento all’imperante tema contemporaneo dell’assenza del PADRE, ci saremmo accontentati di una storia intimista meglio raccontata. Scamarcio sempre più maturo, Sharon Stone spaesata ma naturalmente affascinante, discreti ma senza voli gli altri.

data di pubblicazione 3/10/2014


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