Una donna, con un figlio adolescente e un marito in fin di vita, si trova a dover lottare contro il “mostro dalle mille teste” rappresentato dalla burocrazia e dalla corruzione del suo paese, sintomi di una società malata che si basa su regole violente che producono solo violenza.

 

 

Sonia Bonet, dopo l’ennesima crisi del marito malato di cancro, tenta di mettersi in contatto con il professore che lo tiene in cura, ma questi non vuole riceverlo prima dell’appuntamento già fissato di lì a un mese. La donna, temendo sia troppo tardi, insiste per tentare di avere subito un incontro, ma scopre che il professore si fa negare. Il medico in realtà non vuole più prescrivere al marito della donna dei farmaci che, seppur in grado di alleviarne le sofferenze, a causa del costo elevato non sono coperti dalla loro polizza sanitaria; inoltre, il grande gruppo assicurativo a cui è legato, ha tra i propri regolamenti interni assolutamente top secret, il riconoscimento di un bonus a quei professionisti che riescono a raggiungere una certa percentuale di “pratiche di rifiuto” nei confronti di assicurati che non possono permettersi di pagare premi molto elevati.

Un mostruo de mil cabezas ha inaugurato nel 2015 la Sezione Orizzonti della 72^ Mostra di Venezia. Girato in modo che ogni scena venga mostrata dal diverso punto di vista dei vari protagonisti, la pellicola ha la forma del thriller con un accompagnamento musicale che fa presagire in ogni istante l’arrivo imminente di una tragedia. Seppur ambientato in Messico, il film affronta un problema diffuso in molti paesi: quello dell’assistenza sanitaria legata a forme assicurative che creano un discrimine sulla salute delle persone. Rodrigo Plà aveva già sperimentato il thriller a sfondo socio politico sin dai suoi esordi, quando nel 2007 vinse il Leone d’Oro del futuro come miglior opera prima a Venezia ed il Premio Internazionale della Critica a Toronto con La zona, film-denuncia molto coraggioso che identificava nel titolo un quartiere benestante sito al centro di Città del Messico delimitato da alte mura, claustrofobica realtà a cui si contrapponeva l’informe agglomerato urbano delle favelas, due mondi antitetici dove l’elemento “muro” rappresentava al tempo stesso ostacolo da scavalcare e barricata per difendersi.

Con Un mostro dalle mille teste il regista torna sul tema della contrapposizione sociale, offrendoci un’immagine durissima della nostra società contemporanea con regole spietate, che trasformano gli esseri umani in vere e proprie belve feroci disposte a sbranarsi e a ricorrere alla violenza anche per urlare al mondo i propri diritti.

Solo l’abbraccio di un’infermiera e la comprensione di un poliziotto ci richiamano, forse, ad uno scenario di “normalità”… 

data di pubblicazione:04/11/2016


Scopri con un click il nostro voto:

Share This