Preceduto dall’eco del grande successo ottenuto nei mesi scorsi nelle sale francesi, arriva ora da noi Tutti in piedi, l’esordio dietro la macchina da presa di F. Dubosc già apprezzato oltr’Alpe come attore e sceneggiatore di grido. Per il suo debutto come regista l’autore sceglie un tema che non può non farci subito pensare a Quasi Amici, riuscendo, come il duo Nakache e Toledano, ad affrontare, con abilità, nei toni classici della Commedia, e con il giusto grado di delicatezza, di tenerezza ed anche di scherzosità, un tema non certamente facile quale l’incontro con l’handicap.

 

Jocelyn (F. Dubosc) imprenditore di successo, bugiardo e seduttore cronico, profitta di un malinteso per cercare di conquistare la nuova vicina di casa facendole credere di essere costretto su una sedia a rotelle. La ragazza gli presenta però sua sorella Florence (Alexandra Lamy) che è realmente disabile motoria a seguito di un incidente. Come nei migliori classici, Jocelyn si ritrova inevitabilmente preso nei lacci dell’Amore e del suo stesso inganno.

Come dicevamo, siamo proprio nei canoni classici, letterari, teatrali e cinematografici della Commedia: due personaggi, apparentemente totalmente diversi fra loro, si incontrano grazie ad un equivoco o ad una disabilità di uno di loro, per arrivare poi a stimarsi o ad amarsi e successivamente riuscire insieme a far fronte alla Realtà. Un soggetto molto delicato che però Dubosc, regista, sceneggiatore, autore anche dei dialoghi oltre che attore, riesce a trattare con eleganza e tenerezza, senza alcuna condiscendenza, mantenendo sempre i toni brillanti, con una messa in scena ricca di sorprese e con un ritmo costante. Il regista riesce infatti a giocare con i sentimenti dello spettatore senza tradirli e passa abilmente dal riso alle lacrime ed al sorriso grazie alla vivacità delle situazioni attentamente elaborate ed ai dialoghi perfettamente cesellati, trovando sempre il giusto tono anche nel susseguirsi delle varie gag , in un equilibrio perfetto fra commedia e dramma, senza mai cadere nella facile trappola del sentimentalismo o degli stereotipi cui il soggetto poteva indurre. Il successo del film è certamente dovuto anche ad un casting riuscitissimo. Gli attori sembrano divertirsi e ci divertono, una menzione speciale va fatta per la Lamy che è come un raggio di sole nel film e gli da vita quando appare sullo schermo. La sua espressività ci restituisce l’immagine di una donna bella che ha vissuto, riso, sofferto e riflettuto e che, nonostante l’incidente subìto, vuole e riesce ancora ad amare con un fascino emotivo tale da attrarre nell’anima e nel cuore chi pensava di vivere solo del proprio narcisismo. Altro punto di forza della Commedia, oltre ai dialoghi, sono in genere, anche i suoi personaggi secondari, ed infatti nel film, a fianco dei protagonisti, il regista si avvale di uno stuolo di secondi ruoli, tutti più che perfetti. Dunque, Tutti in piedi è, ancora una volta una gradevole, simpatica, elegante e romantica commedia. Una “commedia francese” di charme e bon-ton, in un mix equilibrato di momenti di humour e momenti di tenerezza. Un film che conferma che è possibile fare dei buoni film con dei buoni sentimenti. Film apprezzabili da ogni fascia di pubblico, se solo i nostri distributori avessero l’intelligenza di proporli in tutte le sale cinematografiche e non invece in circuiti limitati. Mi rifiuto infatti, tenacemente, di dover pensare che il nostro pubblico sia più ottuso od abbia meno gusto di quello francese, o, peggio ancora, il contrario.

data di pubblicazione:07/10/2018


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