Vittoria (Virginia Efira) è una graziosa quarantenne, ottima penalista che si trova in pieno deserto affettivo, è separata e madre di due bambine cui non riesce a star dietro presa come è nel cercare di conciliare una vita frenetica fra problemi professionali, relazioni insoddisfacenti, sogni romantici ed incontri con psicologhe e veggenti. Il suo già precario equilibrio crolla quando recatasi ad un matrimonio, vi incontra due persone che le complicheranno ancor più l’esistenza: Sam (Vincent Lacoste) un ex spacciatore da lei difeso con successo nel passato, e Vincent (Melvil Poupad) un suo caro amico che accusato di tentato omicidio non vuole essere difeso che da lei. Unico testimone del fatto un cane. È l’inizio della perdita di controllo e tutte le situazioni precipitano in una spirale emotiva che Vittoria non riesce più a governare.

Tutti gli uomini di Vittoria, il cui titolo originale è più elegantemente e correttamente solo Victoria (quando cesserà il malvezzo di dare ai film stranieri titoli in italiano del tutto fuorvianti,  ed ambigui?), è l’opera seconda della giovane regista francese Justine Trietche aveva esordito con successo nel 2013 con La Battaglia di Solferino. Ancora una volta il cinema francese ci regala l’opportunità di apprezzare un cinema tutto al femminile e constatare quanto i ruoli di donna dominino il cinema d’oltr’Alpe. Pensiamo solo ad Elle ad Irréprochables nel 2016 ed al recentissimo  50 Primavere.

Come in quest’ultimo film, siamo ancora una volta davanti ad una brillante collaborazione fra due donne: la regista J. Triet e la protagonista,  la sempre più convincente V. Efira, giovane attrice belga molto apprezzata in Francia (l’abbiamo vista in 20 anni di meno ed in Un amore all’altezza). Anche questa volta l’anima della storia è una bella figura di donna. Vittoria è bella, brillante ed energica. Una quarantenne dei nostri tempi, pienamente affermata, che vuole avere successo in tutto, famiglia, professione ed affetti. Vittoria è l’eroina ideale per una rivista femminile. È un’eroina come tantissime altre donne in carriera, che resta però schiacciata sotto il peso della molteplicità di ruoli da sostenere, fino a perdere il controllo della sua vita. In lei c’è tutta la forza di una donna moderna ed anche tutte le sue fragilità e debolezze. La Efira è in questo film in stato di grazia ed è genialmente capace di renderci tutte le sfumature di questa donna che è volitiva ed incongruente,  patetica e brillante, tenera e acida al vetriolo. Una figura di donna che ci ricorda, a tratti, il W. Allen dei primi tempi. Un Allen nevrotico tutto virato al femminile.

La Triet conferma le sue capacità riuscendo a governare la storia con mano ferma, garantendo un perfetto equilibrio fra il dramma e la commedia e dando il giusto ritmo al succedersi delle situazioni. Tutti gli uomini di Vittoria è frutto di una regia elegante, di una buona sceneggiatura e di dialoghi ben scritti nonché di un montaggio attento. Il cast è perfetto, ottimi tutti gli interpreti che non eccedono mai nel tratteggiare i loro personaggi. L. Poitreneaux, è l’ ex marito, preciso per il ruolo dell’intellettuale folle,  M. Poupaud è eccellente con la sua perfetta faccia da colpevole. Il film della Triet è dunque una garbata commedia romantica molto ben riuscita. Certo, non è la Commedia dell’anno,  ma di sicuro è una gradevole commedia  stravagante, ricca di humour nero, drammatica e brillante che si rivela molto divertente senza andare a cercare gags o risate a tutti i costi.  Se poi ci è consentito, con tutto il dovuto rispetto delle proporzioni, Tutti gli uomini di Vittoria emana anche  un leggero profumo che richiama alla mente il gradevole sapore delle deliziose sophisticated comedies americane degli anni ’30 e ’40 e cerca di farne rivivere l’inventiva ed il ritmo senza essere mai banale. Sia ben chiaro, non si raggiungono i livelli dei modelli americani, ma non si è nemmeno troppo lontani dal loro spirito.

Per concludere, un buon film, un buon cinema d’Autore e, al tempo stesso, un cinema Popolare. Chi ha mai detto che l’uno e l’altro debbano per forza essere antitetici fra loro? Tutti gli uomini di Vittoria ribadisce ancora una volta che la cinematografia francese può e sa riuscire a conciliare autorialità e popolarità, e a far convivere commedia raffinata con cinema commerciale.

Non domandiamoci poi, perchè film gradevoli come questo trovino così poco spazio nella programmazione dei nostri cinema e perché poi, mentre in Francia il numero degli spettatori nelle sale aumenta, da noi invece cala sempre più, di anno in anno, soprattutto quello dei film italiani.

data di pubblicazione:27/01/2018


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